Julie Orringer.
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Il ponte invisibile.
Parte 1.
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Titolo originale: The invisible bridge.
Traduzione di: Cristiana Mennella e Alessandra Montrucchio.
2012. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Parigi, 1937. Quando Andrs Lvi arriva in citt tutto  nuovo, entusiasmante. I teatri, l'arte, le feste degli studenti, i movimenti politici.
Ma  soprattutto la casa di Klra a spalancargli davanti agli occhi un nuovo mondo e la speranza indicibile di un futuro con lei.
Nonostante Klra sia di nove anni pi grande  un'elegante insegnante di danza classica. Mentre Andrs  solo uno spiantato ragazzo ebreo.
La storia di un amore incontrastabile. Pi forte delle privazioni, dell'orrore, della separazione.
In un'Europa polverizzata dalla Seconda guerra mondiale, un ragazzo e una donna che si inseguono e si attendono contro ogni ragionevolezza.
Sostenuti dalla forza e la dedizione all'unica cosa che per loro conti. Trovare un posto al mondo in cui poter finalmente vivere insieme.
Andrs Lvi  uno studente ebreo ungherese arrivato a Parigi con una borsa di studio per l'cole spciale di architettura. Tutto quel che ha con s  una misera valigia e una lettera che, a Budapest, gli hanno chiesto di recapitare a una certa Klra Morgenstern.  l'inizio, tra Andrs e Klra, di una storia d'amore che li sosterr entrambi, fatta di totale dedizione reciproca e della speranza cieca di un futuro insieme, contro ogni evidenza e avversit. Ben presto infatti, anche a Parigi, si comincia a sentire l'eco minacciosa della guerra e alla fine della sua
seconda estate in Francia, ad Andrs viene revocata la borsa di studio. Il ragazzo  costretto a tornare in Ungheria e a separarsi da Klra.
Non  certo un festoso ritorno a casa, ma l'inizio di una lunga odissea.
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L'AUTRICE.
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JULIE ORRINGER  nata nel 1973. Il suo primo libro di racconti, Quando ho imparato a respirare sott'acqua, vincitore di numerosissimi premi, era stato pubblicato in Italia da Frassinelli.
Vive a Brooklyn dove sta lavorando a un nuovo romanzo.
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Il ponte invisibile.
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Indice di questa parte.
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Parte prima: La via delle Scuole.
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1. Una lettera.
2. Il treno per l'Europa occidentale.
3. Il Quartiere latino.
4. cole Speciale.
5. Thtre Sarah-Bernhardt.
6. Lavoro.
7. Un pranzo.
8. Gare d'Orsay.
9. Bois de Vincennes.
10. Rue de Svign.
11. Vacanze invernali.
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Fine Indice.
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Dedica.
Ai fratelli Zabav.
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O tempora! O mores! O mekkora nagy cresz.
O tempi! O costumi! O che terribile sciagura.
MARSH MARIGOLD,
giornale del servizio di lavoro ungherese, campo di Bnhida, 1939.
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Dalla Bulgaria romba e martella selvaggio il pesante cannone, colpisce il crinale delle montagne, poi esita, si spegne.
Pensieri, animali, carri e uomini in un ammasso intricato; nitrendo, la strada s'inerpica; e il cielo corre con la sua criniera.
In tanta confusione agitata ti ho sempre dentro, brilli nella mia coscienza, un moto eternamente stanco e muto, come un angelo sgomento di fronte al gran carnevale della morte o un insetto nel midollo marcio di un albero che inscena il proprio funerale.
Mikls Radnti, Razglednicak, scritto alla moglie durante la Marcia della morte da Heidenau, 1944.
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 come giacere sotto un basso cielo e respirare attraverso la cruna di un ago.
W. G. sebald, Unerzhlt.
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PARTE PRIMA.
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LA VIA DELLE SCUOLE.
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CAPITOLO 1.
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Una lettera.
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Pi avanti le avrebbe detto che la loro storia era cominciata
al Teatro nazionale dell'Opera ungherese, la sera prima che lui
partisse per Parigi sul treno espresso per l'Europa occidentale.
L'anno era il 1937, il mese settembre, l'aria insolitamente
fredda per la stagione. Suo fratello aveva insistito per portarlo
all'opera come regalo d'addio. Davano la Tosca e i loro posti
erano in piccionaia. Ad altri erano riservati i tre portoni ad arco
in marmo, la facciata con le colonne corinzie e la grandiosa
trabeazione. Il loro era un umile ingresso secondario con un
uomo rubizzo che staccava i biglietti, il pavimento di legno
logoro, le pareti con appese locandine mezze sbriciolate. Ragazze
con l'abito al ginocchio salivano i gradini al braccio di
giovanotti in completo sdrucito; pensionati discutevano con le
mogli canute arrancando lungo le scale strette. E in cima, un
allegro frastuono: una sala buffet circondata di specchi e panche
di legno, l'aria nebbiosa di fumo di sigaretta. La porta in
fondo si apriva direttamente sulla sala da concerto, sulla grande
caverna illuminata dalle luci elettriche, con l'affresco delle
divinit greche sul soffitto e i palchi arabescati d'oro. Andrs
non si sarebbe mai aspettato di vedere un'opera in quel teatro se
Tibor non avesse comprato i biglietti. Ma suo fratello riteneva
che la vita a Budapest imponesse almeno una serata pucciniana
all'Operahz. Tibor si sporse dalla ringhiera indicando il palco
dell'ammiraglio Horthy, stavolta occupato solo da un vecchio
generale in divisa da ussaro. Pi in basso, uscieri in smoking
accompagnavano gli spettatori ai loro posti, gli uomini in frac
e le donne con le acconciature scintillanti di gioielli.
Come vorrei che Mtys potesse vederlo, disse Andrs.
Lo vedr, Andrska. Verr a Budapest quando avr preso
il baccalaureato, e nel giro di un anno sar stufo marcio di
questo posto.
Andrs non pot evitare di sorridere. Lui e Tibor si erano
trasferiti a Budapest subito dopo il diploma al gimnzium di
Debrecen. Erano cresciuti a Konyr, un paesino delle pianure
orientali, e all'inizio anche loro pensavano che la capitale fosse
il centro del mondo. Ora Tibor aveva in programma di frequentare
la facolt di Medicina in Italia mentre Andrs, che
viveva a Budapest solo da un anno, sarebbe partito l'indomani
per l'universit di Parigi. Prima che arrivasse la notizia dall'cole
Spciale d'Architecture, tutti pensavano che sarebbe stato
Tibor a partire per primo. Da tre anni faceva il commesso in
un negozio di calzature in Vci utca, mettendo da parte i soldi
per l'universit e studiando di notte i manuali di anatomia, disperatamente,
come se ne andasse della sua stessa vita. Quando
Andrs si era trasferito da lui l'anno prima, la partenza di
Tibor sembrava imminente. Aveva gi passato gli esami e presentato
domanda alla facolt di Medicina di Modena. Pensava
ci sarebbero voluti sei mesi per ottenere l'ammissione e il visto
da studente. Invece lo avevano messo in una lista d'attesa per
studenti stranieri dicendogli che sarebbero trascorsi un paio
d'anni prima che si potesse iscrivere.
Tibor non aveva pi accennato alla propria situazione da
quando Andrs aveva saputo della borsa di studio, n dato alcun
segno d'invidia. Anzi, aveva comprato i biglietti per l'opera
e aiutato Andrs a organizzarsi. Ora, mentre si abbassavano le
luci e l'orchestra accordava gli strumenti, Andrs fu assalito da
una segreta vergogna: sapeva che sarebbe stato felice per Tibor
se si fossero trovati nella situazione opposta, ma forse avrebbe
faticato a celare la gelosia.
Da una porta laterale del golfo mistico spunt un signore
allampanato dai capelli come candide fiamme che entr sotto la
luce di un riflettore. Il pubblico esplose in un'ovazione mentre
l'uomo guadagnava il podio. Dovette fare tre inchini e alzare le
mani in segno di resa per ottenere il silenzio; poi si volt verso
i musicisti e alz la bacchetta. Dopo un momento di trepida
sospensione, gli ottoni e i violini proruppero in una musica che
entr nel petto di Andrs, riempiendogli la cassa toracica fino
a mozzargli il fiato. Il sipario di velluto si alz scoprendo l'interno
di una cattedrale italiana, resa alla perfezione nei dettagli
pi complessi e minuziosi. I vetri istoriati spandevano torrenti
di luce rossa e azzurra, e un affresco incompleto di Maria
Maddalena affiorava spettrale su una parete intonacata. Un uomo
con l'uniforme a righe da carcerato strisci di soppiatto in
chiesa e and a rintanarsi in una cappella buia. Entr un pittore
per lavorare all'affresco, seguito da un sacrestano deciso a fargli
riordinare pennelli e teloni prima della prossima messa. Poi
entr Tosca, diva dell'opera lirica, modella della Maddalena,
con le gonne carminio volteggianti intorno alle caviglie. Il canto
s'innalz e aleggi sotto la cupola dipinta dell'Operahz: la
voce flautata da tenore del pittore Cavaradossi, il basso rotondo
del fuggiasco Angelotti, la calda e vellutata voce da soprano
della diva immaginaria Tosca, interpretata dalla diva in carne
e ossa Zsuzsa Toronyi. Il suono era cos corposo, palpabile, che
Andrs ebbe la sensazione di potersi sporgere dalla balconata
per attingerne a piene mani. L'edificio stesso era diventato uno
strumento, pens. L'architettura espandeva il suono e lo completava,
lo amplificava e lo conteneva.
Non dimenticher mai questa serata, bisbigli al fratello.
Ci mancherebbe altro, ribatt Tibor sottovoce. Dovrai
portarmi all'opera quando verr a trovarti a Parigi.
Durante l'intervallo bevvero un caff nero nella sala buffet e
discussero dello spettacolo. Il pittore aveva rifiutato di tradire
l'amico per lealt e altruismo o perch era un arrogante malato
di protagonismo? La sua capacit di sopportare la tortura andava
intesa come una sublimazione dell'amore fisico per Tosca?
E Tosca avrebbe accoltellato Scarpia se la professione non le
avesse inculcato il senso del melodramma? Conversare cos era
un piacere agrodolce; da piccolo Andrs aveva trascorso ore ad
ascoltare Tibor dibattere con gli amici di filosofia, sport o
letteratura, agognando il giorno in cui avrebbe espresso un commento
che suo fratello avrebbe giudicato arguto o incisivo. Ora
che lui e Tibor erano alla pari, o quasi, Andrs stava partendo,
stava salendo su un treno che lo avrebbe portato a centinaia di
chilometri da l.
Che hai? chiese Tibor, toccandogli la manica.
Andrs toss e distolse lo sguardo. Troppo fumo, disse, e
arross. Prov sollievo quando le luci lampeggiarono segnalando
la fine dell'intervallo.
Dopo il terzo atto e le innumerevoli chiamate in scena con
i defunti Tosca e Cavaradossi miracolosamente tornati in vita e
il malvagio Scarpia che sorrideva amabile accettando un fascio
di rose rosse Andrs e Tibor si fecero largo verso l'uscita e
scesero le scale affollate. Una pallida spruzzata di stelle brillava
sulla distesa di luci cittadine. Tibor prese il fratello sottobraccio
e lo port verso il lato dell'edificio che dava su Andrssy ut, dove
gli spettatori della prima galleria e della platea si riversavano
dai tre archi in marmo della maestosa entrata.
Voglio farti vedere il foyer, disse. Diciamo all'usciere
che abbiamo dimenticato una cosa dentro.
Andrs segu Tibor attraverso l'ingresso principale, nell'atrio
illuminato da un lampadario, dove una scalinata di marmo spalancava
le ali verso una galleria. La discendevano uomini e donne
in abito da sera, ma Andrs vide solo l'architettura: la cornice
a ovoli e lancette lungo la scalinata, la volta a crociera in
alto, le colonne corinzie rosa che sostenevano la galleria. Mikls
Ybl, un ungherese di Szkesfehrvr, aveva vinto il concorso
internazionale per il progetto del teatro dell'opera. Per il suo
ottavo compleanno Andrs aveva ricevuto dal padre un libro di
suoi disegni e trascorso lunghi pomeriggi a studiare quegli spazi.
Mentre la folla in uscita gli scorreva accanto, alz gli occhi
al soffitto, e intento com'era a cercare di conciliare la versione
tridimensionale con i disegni a tratteggio nella sua memoria,
non si accorse della persona che gli si era fermata davanti rivolgendogli
la parola. Dovette strabuzzare gli occhi e concentrarsi
sull'interlocutrice, un mite donnone in pelliccia di zibellino,
che a quanto pareva stava chiedendogli permesso. Andrs fece
un inchino e si scost per lasciarla passare.
No, no, disse la donna. Siete proprio dove voglio che
siate. Che fortuna incontrarvi qui! Non avrei mai saputo dove trovarvi.
Andrs si sforz di ricordare quando e dove avesse gi visto
quella donna. Al collo le brillava una collana di diamanti e
dall'orlo della pelliccia spuntava un abito di seta rosa; i capelli
scuri formavano una calotta di riccioli fittissimi. Lo prese sottobraccio
e usc con lui sulle scale del teatro.
Eravate voi in banca l'altro giorno, vero? chiese la signora.
Il ragazzo con la busta piena di franchi.
Ora la riconosceva: era Elza Hsz, la moglie del direttore
della banca. Andrs l'aveva vista qualche volta alla grande sinagoga
di Dohny utca, dove lui e Tibor ogni tanto assistevano
alla funzione del venerd sera. Si erano scontrati due giorni
prima mentre la signora attraversava l'atrio della banca; a lei
era caduta di mano la cappelliera e a lui era sfuggita la cartellina
con i franchi. La cartellina si era aperta, liberando le banconote
rosa e verdi, e i soldi si erano sparsi ai suoi piedi come
confetti. Andrs aveva spolverato e restituito la cappelliera
alla signora, che era poi sparita dietro una porta con la scritta Vietato l'ingresso.
A vedervi sembrate coetaneo di mio figlio, disse lei. E
a giudicare dalla valuta, direi che state partendo per l'Universit a Parigi.
Domani pomeriggio, ribatt lui.
Dovete farmi un grande favore. Mio figlio studia alle
Beaux-Arts e vorrei che gli portaste un pacco. Vi sarebbe di
molto disturbo?
Andrs esit un attimo prima di rispondere. Accettare di
portare un pacco a Parigi voleva dire che stava partendo sul serio,
che intendeva lasciare i fratelli, i genitori e il suo paese per
entrare nel grande ignoto dell'Europa occidentale.
Dove abita vostro figlio? chiese.
Nel Quartiere latino, ovviamente, disse lei e rise. Nella
soffitta di un pittore, non in una bella villa come il nostro
Cavaradossi. Anche se mi ha detto che c' l'acqua calda e si vede
il Panthon. Ah, ecco la macchina! Una berlina grigia accost
al marciapiede, la signora Hsz alz il braccio per chiamare l'autista.
Venite domani prima di mezzogiorno. Al 26 di Benczur
utca. Vi far trovare tutto pronto. Si strinse addosso la pelliccia
e corse verso la macchina, senza voltarsi a guardare Andrs.
Allora? disse Tibor raggiungendolo fuori, sulle scale.
Immagino vorrai spiegarmi di che si tratta.
Devo fare da corriere internazionale. Madame Hsz vuole
che porti un pacco per il figlio a Parigi. Ci siamo conosciuti
l'altro giorno in banca quando sono andato a cambiare i peng in franchi francesi.
E tu hai accettato?
S.
Tibor sospir guardando i tram gialli che passavano sul viale.
Sar un mortorio qui senza di te, Andrska.
Sciocchezze. Scommetto che entro una settimana ti sarai
trovato una ragazza.
Ah, certo. Le ragazze vanno matte per i commessi squattrinati!
Andrs sorrise. Finalmente un po' di vittimismo. Non ne
potevo pi della tua generosit e del tuo sangue freddo.
Ma di che parli? Ti ammazzerei per il fatto che te ne vai.
Ma a che servirebbe? N io n te andremmo pi all'estero
Sorrise, ma il suo sguardo dietro gli occhiali dalla montatura
argento era serio. Prese sottobraccio Andrs e lo trascin gi
dalle scale, canticchiando le battute dell'ouverture. Il condominio
di Hrsfa utca distava solo tre isolati; quando arrivarono
al portone si fermarono a prendere un'ultima boccata d'aria
prima di salire in casa. Il cielo sopra l'Operahz riverberava di
arancione pallido, e i campanelli dei tram echeggiavano nel viale.
Nella semioscurit Tibor gli sembr bello come un mito del
cinema, con il cappello sulle ventitr e la sciarpa di seta bianca
buttata sulla spalla. In quel momento gli parve un uomo pronto
ad abbracciare un'esistenza eccitante e anticonformista, un
uomo molto pi adatto di lui a sbarcare da un treno e farsi largo
in terra straniera. Andrs batt le palpebre e prese la chiave
dalla tasca, e un attimo dopo stavano salendo le scale di corsa
come due ragazzi del gimnzium.
La signora Hsz viveva nei pressi del Vrosliget, il parco cittadino
con il castello delle fiabe e gli imponenti bagni termali
in stile rococ. La casa in Benczur utca era una villa all'italiana
in stucco giallo crema, circondata su tre lati da giardini nascosti;
le chiome degli alberi a spalliera spuntavano da dietro un
muro bianco. Andrs avvert il debole scroscio di una fontana,
il raschio di un rastrello da giardiniere. Gli sembr strano che
ci vivesse una famiglia di ebrei, ma c'era una mezuzah affissa
sulla porta d'ingresso: un cilindro d'argento avvolto in foglie
d'edera dorata. Quando premette il campanello, cinque note
risuonarono all'interno. Poi sent un rumore di tacchi in avvicinamento,
e di pesanti chiavistelli che venivano tirati. Una
domestica dalla chioma candida apr la porta e lo fece entrare.
Andrs si ritrov in un ingresso a cupola, con il pavimento di
marmo rosa, un tavolo intarsiato, un mazzo di calle dentro un
vaso di porcellana.
Madame Hsz  in salotto, disse la domestica.
Gli fece strada nell'atrio e lungo un corridoio a volta, fermandosi
davanti a una porta dietro cui Andrs sent un'altalena di
voci femminili. Non riusc a distinguere le parole, ma cap che
era in corso una discussione: una voce si alz, si fece stridula e
si riabbass; l'altra, pi calma, sal di tono, insistette e tacque.
Attendete un momento, disse ad Andrs la domestica
ed entr ad annunciare il suo arrivo. Ci fu un'altra breve scaramuccia,
come se l'argomento della discussione fosse lui. Poi
la domestica riapparve e lo fece entrare in una stanza grande
e luminosa che sapeva di fiori e crostini imburrati. Il pavimento
era coperto da tappeti persiani rosa e oro; sedie bianche damascate
stavano davanti a due divani color salmone, e un vaso
di rose gialle ornava un tavolino basso. La signora Hsz si era
alzata dalla sua sedia nell'angolo. Seduta alla scrivania vicino
alla finestra c'era una donna pi anziana in gramaglie, con il
capo coperto da un velo di pizzo. Teneva in mano una lettera
sigillata con la ceralacca, che pos su una pila di libri sotto un
fermacarte di vetro. La signora Hsz and incontro ad Andrs
e gli strinse la mano nella propria, grande e fredda.
Grazie di essere venuto, disse. Vi presento la signora
Hsz, mia suocera. Indic col capo la donna in nero. Era
minuta, con un viso profondamente segnato che Andrs trov
incantevole malgrado l'espressione dolente; i grandi occhi grigi
emanavano muta sofferenza. Le fece un inchino e pronunci il
saluto formale: Kezt cskolom, bacio le mani.
L'anziana signora Hsz rispose con un cenno del capo. Dunque
avete accettato di portare una cassa a Jzsef, disse. Molto
gentile da parte vostra. Sono certa che avete gi parecchio
da fare.
Nessun disturbo.
Non vi faremo perdere troppo tempo, disse la giovane
signora Hsz. Simon sta imballando le ultime cose. Intanto
vi faccio preparare uno spuntino. Vi vedo affamato.
Oh no, vi prego, non incomodatevi, disse Andrs. In
realt l'odore di crostini gli aveva ricordato che non aveva ancora
toccato cibo; ma temeva che in quella casa anche il pasto
pi leggero prevedesse una lunga cerimonia, di cui ignorava
completamente le regole. E poi aveva fretta: il treno partiva
di l a tre ore.
Per i ragazzi  sempre ora di mangiare, afferm la giovane
signora Hsz, chiamando la domestica. Le diede istruzioni
e la risped indietro.
L'anziana signora Hsz si alz dalla scrivania e fece segno ad
Andrs di raggiungerla su uno dei divani salmone. Lui si sedette,
temendo che i suoi pantaloni lasciassero un'impronta sulla
seta; avrebbe dovuto vestirsi in tutt'altro modo, pens, per
passare un'ora l dentro senza correre rischi. L'anziana signora
Hsz intrecci le mani affusolate in grembo e gli chiese che cosa
avrebbe studiato a Parigi.
Architettura, rispose Andrs.
Ma davvero? Allora sarete in classe con Jzsef alle Beaux-Arts?
Andr all'cole Spciale, disse Andrs. Non alle Beaux-Arts.
La giovane signora Hsz si accomod sul divano di fronte.
L'cole Spciale? chiese. Non l'ho mai sentita nominare
da Jzsef.
Ha un taglio pi ingegneristico, strutturale, delle Beaux-Arts, replic Andrs. Almeno cos mi risulta. La frequenter
con una borsa di studio dell'Izraelita Hitkzsg. In realt
si  trattato di un caso fortunato.
Un caso?
Andrs spieg: il direttore di Passato e Futuro, la rivista
per la quale lavorava, aveva proposto alcune copertine disegnate
da Andrs per una mostra a Parigi, una rassegna sui giovani
artisti dell'Europa centrale. Le copertine erano state scelte ed
esposte; un professore dell'cole Spciale le aveva viste e si era
informato sull'autore. Il direttore gli aveva detto che Andrs
voleva fare l'architetto, ma era difficile per gli ebrei iscriversi
ad Architettura in Ungheria: lo spettro del numems clausus, che
negli anni Venti aveva limitato il numero degli studenti ebrei al
sei per cento, infestava ancora le procedure di ammissione negli
atenei. Il professore aveva scritto lettere, si era rivolto alla commissione
dell'cole Spciale chiedendo di ammetterlo all'anno
che stava per iniziare. L'Associazione della comunit ebraica
di Budapest, l'Izraelita Hitkzsg, aveva sborsato i soldi per la
frequenza, il vitto e l'alloggio. Era successo tutto in poche settimane,
durante le quali era costantemente sembrato sul punto
di finire in una bolla di sapone. Invece no, sarebbe partito. Le
lezioni sarebbero iniziate sei giorni dopo.
Ah, fece la giovane signora Hsz. Che fortuna! Addirittura
una borsa di studio! Ma poi abbass subito gli occhi
e Andrs prov la stessa sensazione di quando andava a scuola
a Debrecen: di vergogna improvvisa, come se fosse rimasto
in mutande. A volte passava i pomeriggi del fine settimana a
casa dei compagni che abitavano in citt, figli di avvocati o di
banchieri, che non dovevano andare a pensione dalle famiglie
indigenti, ragazzi che la notte dormivano in un letto tutto per
loro e venivano a scuola con la camicia stirata e pranzavano a
casa ogni giorno. Le madri lo trattavano con premuroso compatimento
o con educato disprezzo. In loro presenza Andrs si
sentiva ugualmente nudo. Ora si costrinse a guardare la madre
di Jzsef e a dire: S, mi  andata proprio bene.
E dove vivrete a Parigi? chiese la signora.
Andrs si strofin i palmi sudati sulle ginocchia. Nel Quartiere
latino, credo.
Ma dove vi sistemerete appena arrivate?
Immagino che chieder a qualcuno dove affittano stanze
per gli studenti.
Sciocchezze, disse l'anziana signora Hsz, coprendogli la
mano con la sua. Andrete da Jzsef, ecco dove.
La nuora toss e si lisci i capelli. Non dovremmo impegnarci
per Jzsef, disse. Magari non ha posto.
Oh, Elza, sei una snob tremenda, obiett l'anziana signora
Hsz. Il signor Lvi sta facendo un favore a Jzsef.
E Jzsef potr offrirgli un divano, almeno per qualche giorno.
Oggi pomeriggio lo avvertiamo per telegramma.
Ecco i panini, disse la nuora, visibilmente sollevata
dall'interruzione.
La domestica entr con un carrello. Oltre al servizio da t
c'era un'alzata di vetro con una pila di panini cos pallidi che
sembravano di neve. Accanto all'alzata un paio di pinze d'argento
simili a forbici, come a suggerire che certe leccornie non
erano fatte per essere toccate da mani umane. L'anziana signora
Hsz raccolse le pinze e ammucchi i panini nel piatto di Andrs,
pi di quanti avrebbe osato prenderne da solo. Quando la
nuora si serv senza ricorrere alle posate n alle pinze, Andrs si
fece coraggio e cominci a mangiare uno di quelli che aveva nel
piatto. Era con il formaggio fresco all'aneto spalmato su pane
bianco da cui era stata tolta la crosta. Unica indicazione del
fatto che il panino proveniva dall'interno dei confini ungheresi
erano le fette di peperone giallo sottili come ostie.
Mentre la giovane signora Hsz gli versava una tazza di t,
la suocera and alla scrivania e prese un biglietto bianco su cui
chiese ad Andrs di annotare il proprio nome e le informazioni
sul viaggio. Le avrebbe telegrafate a Jzsef, il quale si sarebbe
fatto trovare alla stazione di Parigi. Gli diede una penna di vetro
con la punta d'oro cos fine che Andrs aveva paura di usarla: si
chin sul tavolino e scrisse le informazioni in stampatello grosso,
con il terrore di spezzare il pennino o di sgocciolare d'inchiostro
il tappeto persiano. Invece si macchi le dita, e se ne accorse solo
quando guard il suo ultimo panino e vide che era chiazzato di
viola. Si chiese quanto avrebbe dovuto aspettare prima che Simon,
o chi per lui, comparisse con la cassa per Jzsef. Sent un martello
in fondo al corridoio e si augur che la stessero chiudendo.
L'anziana signora Hsz sembrava contenta che avesse mangiato
tutti i panini. Gli rivolse quel suo sorriso venato di sofferenza.
Dunque  la prima volta che andate a Parigi.
S, conferm Andrs. La prima volta che vado all'estero.
Non lasciatevi offendere da mio nipote, disse lei. E un
ragazzo dolce quando lo si conosce meglio.
Jzsef  un perfetto gentiluomo, disse la nuora, arrossendo
fino alla punta dei fitti riccioli.
Siete gentile a mandargli il telegramma, disse Andrs.
Figuriamoci, esclam l'anziana signora Hsz. Scrisse l'indirizzo
del nipote su un altro biglietto e glielo diede. Dopo un
attimo entr in salotto un uomo vestito da maggiordomo che
trasportava un'enorme cassa di legno.
Grazie, Simon, disse la giovane signora Hsz. Lasciatela
pure qui.
Il maggiordomo pos la cassa sul tappeto e usc. Andrs lanci
un'occhiata all'orologio d'oro sulla mensola del caminetto.
Grazie per lo spuntino, disse. Ora  meglio che vada.
Restate ancora un momento, se non vi dispiace, disse
l'anziana signora Hsz. Vorrei chiedervi di portare un'altra
cosa. And alla scrivania e sfil la lettera sigillata da sotto il
fermacarte.
Vogliate scusarmi, signor Lvi, si inser la nuora. Si alz
e raggiunse la suocera, posandole una mano sul braccio. Ne
abbiamo gi parlato.
Allora non ripeter quello che ho detto, ribatt l'anziana
signora Hsz, abbassando la voce. Togli la mano, Elza,
per favore.
La nuora scosse la testa. Gyrgy mi darebbe ragione. 
un'imprudenza.
Mio figlio  un brav'uomo, ma non sempre sa giudicare cosa
sia prudente e cosa non lo sia, disse la suocera. Liber con
delicatezza il braccio dalla stretta della nuora, torn al divano
salmone e porse la busta ad Andrs. Sulla facciata c'era scritto
C. Morgenstern e un indirizzo di Parigi.
E un messaggio per un amico di famiglia, disse l'anziana
signora Hsz, fissandolo negli occhi. Forse penserete che esageri,
ma per certe faccende non mi fido delle poste ungheresi.
Le cose possono perdersi, sapete, o cadere nelle mani sbagliate.
Mentre parlava teneva lo sguardo fisso su di lui, come a
pregarlo di non domandarle cosa intendesse, n quali faccende
fossero cos delicate da richiedere tanta cautela. Se non vi dispiace,
preferirei che non ne parlaste con nessuno. Soprattutto
con mio nipote. Comprate solo un francobollo e imbucatela
appena arrivate a Parigi. Mi farete un gran favore.
Andrs ripose la lettera nel taschino della giacca. Non c'
problema, disse.
La giovane signora Hsz stava rigida accanto alla scrivania,
le guance accese sotto la patina di cipria. Teneva una mano ancora
posata sui libri, come se con quel gesto potesse richiamare
a posto la lettera. Ma non c'era niente da fare, cap Andrs;
la suocera aveva vinto, e la nuora ora doveva comportarsi come
se non fosse successo niente di strano. La giovane signora
Hsz si ricompose e si lisci la gonna grigia, tornando al divano
dov'era seduto Andrs.
Bene, concluse e intrecci le dita. Direi che abbiamo
finito. Spero che mio figlio vi sia di aiuto a Parigi.
Ne sono certo, disse Andrs.  quella la cassa che dovrei
portare?
Esatto, disse la giovane signora Hsz e gli fece segno di
prenderla.
La cassa di legno era abbastanza grande per contenere un paio
di cesti da picnic. Quando Andrs la sollev, sent uno strappo
all'addome. Si avvi barcollando verso la porta.
Oh, santo cielo! esclam la giovane signora Hsz. Ce
la fate?
Andrs azzard un s con la testa.
Per carit. Non dovete affaticarvi Spinse un bottone sulla
parete e dopo un attimo riapparve Simon. L'uomo gli prese la
cassa dalle braccia e usc. Andrs lo segu, e l'anziana signora
Hsz lo accompagn fino al vialetto, dove attendeva una lunga
auto grigia. A quanto pareva volevano riaccompagnarlo con
quella. Era una macchina inglese, una Bentley. Come avrebbe
voluto che Tibor lo vedesse.
L'anziana signora Hsz gli pos la mano sul braccio. Grazie
di tutto, disse.
 un piacere, disse Andrs e si conged con un inchino.
Lei gli strinse il braccio e torn dentro; la porta si richiuse
senza far rumore. Mentre l'auto partiva, Andrs si sorprese a
voltarsi indietro per guardare di nuovo la casa. Scrut le finestre,
senza sapere bene cosa si aspettasse di vedere. Non scorse
nessun movimento, n lo svolazzare di una tenda n un viso.
Immagin la giovane signora Hsz tornare in salotto con muta
frustrazione, la suocera ritirarsi dietro la facciata color burro
ed entrare in una stanza dai mobili cos imbottiti che sembravano
soffocarla, una stanza dalle finestre affacciate su un panorama
desolante. Andrs si volt, pos un braccio sulla cassa
per Jzsef e diede per l'ultima volta l'indirizzo di Hrsfa utca.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
Il treno per l'Europa occidentale.
...
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...
Andrs parl a Tibor della lettera, ovviamente; non sarebbe
stato capace di nascondere al fratello un segreto del genere.
Nella loro camera da letto, Tibor prese la busta e la sollev alla
luce. La sigillava un grumo di ceralacca su cui l'anziana signora
Hsz aveva impresso il proprio monogramma.
Che ti sembra? chiese Andrs.
Mi sembra la trama di un'opera, disse Tibor e sorrise. Il
capriccio di una vecchia dama sommato alla paranoia sull'inaffidabilit
delle poste. Sar un ex amante, questo Morgenstern
in rue de Svign. Ci scommetterei. Restitu la lettera al fratello.
Ormai hai un ruolo anche tu, nel loro idillio.
Andrs infil la lettera in una tasca della valigia e si disse
che non doveva dimenticarla. Poi controll per la cinquantesima
volta la sua lista e si rese conto che non gli restava altro da
fare che partire per Parigi. Per risparmiare i soldi del taxi, lui e
Tibor si fecero prestare una carriola dal vicino droghiere e trasportarono
la valigia e l'enorme cassa di Jzsef fino alla stazione
Nyugati. Alla biglietteria ebbero una discussione sul passaporto
di Andrs, che a quanto pareva aveva un'aria troppo nuova per
essere autentico; bisogn consultare un funzionario dell'ufficio
emigrazione, poi uno di grado superiore e infine un ultimo di
grado ancora superiore con tanto di giacca tempestata di bottoni
dorati, il quale tracci un minuscolo segno in margine al passaporto
e rimprover i due colleghi per averlo distolto dai suoi
doveri. Pochi minuti dopo aver sbrigato le questioni burocratiche,
mentre armeggiava con la borsa di pelle, ad Andrs cadde
il passaporto fra il marciapiede e il treno. Un signore comprensivo
gli offr l'ombrello; Tibor lo infil nella stretta fessura e
spinse il passaporto fino a un punto da cui riusc a recuperarlo.
Direi che adesso sembra autentico, comment mentre lo
riconsegnava al fratello. Il passaporto era imbrattato di terra e
strappato nell'angolo che Tibor aveva infilzato con l'ombrello.
Andrs se lo rimise in tasca e insieme si incamminarono lungo
la banchina, verso la carrozza di terza classe su cui un controllore
con il berretto bianco e rosso faceva salire i passeggeri.
Bene, disse Tibor. Sar meglio che cerchi il tuo posto
Aveva gli occhi umidi dietro le lenti. Pos una mano sul braccio
del fratello. Tienitelo stretto quel passaporto, d'ora in poi.
Certo, ribatt Andrs, senza nemmeno accennare a salire
sul treno. La grande Parigi lo attendeva; a un tratto gli gir
la testa per la paura.
In carrozza, url il controllore, e rivolse ad Andrs uno
sguardo eloquente.
Tibor baci il fratello sulle guance e lo strinse forte per un
lungo momento. Da bambini, quando partivano per la scuola,
il padre posava sempre una mano sulle loro teste e, prima di lasciarli
salire sul treno, recitava la preghiera per il viaggio; ora
Tibor la ripet sottovoce. Possa Dio guidare i tuoi passi verso
la pace e sottrarti alla mano di ogni nemico. Che tu sia al sicuro
da tutte le sventure di questa Terra. Possa Dio suscitare misericordia
nello sguardo di chiunque ti veda. Baci nuovamente
Andrs. Quando tornerai sarai un uomo di mondo, disse.
Un architetto. Mi costruirai una casa. Ci conto, hai capito?
Lui non riusciva a parlare. Emise un lungo sospiro e guard
il marciapiede, il cemento costellato da adesivi di viaggio provenienti
da ogni parte del mondo. Germania. Italia. Francia.
Aveva per il fratello un attaccamento viscerale, vascolare, come
fossero uniti per il torace; l'idea di salire su un treno che lo
avrebbe portato via da Tibor gli pareva sbagliata come smettere
di respirare. Si ud il fischio del treno.
Tibor si tolse gli occhiali e si premette gli angoli delle palpebre.
Basta cos, disse. A presto. Adesso vai.
Arrivata la sera, Andrs si ritrov a guardare dal finestrino
una cittadina dove i cartelli stradali e le insegne dei negozi erano
tutti e solo in tedesco. Il treno doveva essere scivolato oltrefrontiera
senza che se ne accorgesse; mentre dormiva con le poesie
di Petfi in grembo, avevano lasciato quell'ovetto senza mare
che era l'Ungheria per entrare nel vasto mondo. Con le mani a
coppa sul vetro guard se ci fossero austriaci nei vicoli stretti,
ma non ne scorse nemmeno uno; a poco a poco, le case si fecero
pi piccole e rare, e la citt lasci il passo alla campagna. Fienili
austriaci, neri nel chiaro di luna. Mucche austriache. Un carro
austriaco, carico di fieno argenteo. Lontanissimo, contro il blu
del cielo notturno si stagliava il blu delle montagne, ancora pi
profondo. Andrs socchiuse il finestrino di pochi centimetri;
l'aria era frizzante e sapeva di fumo e di legna.
Aveva la strana sensazione di non sapere chi fosse, di aver
viaggiato fino a varcare i confini dell'esistenza. Era l'opposto
della sensazione che provava quando si spostava verso est, da
Budapest a Konyr, per andare a trovare i suoi; quei viaggi per
la citt natale gli davano l'impressione di penetrare pi a fondo
in se stesso, di raggiungere una sorta di essenza, un centro
simile alla bambolina grande quanto un chicco di riso nascosta
nella matrioska che sua madre teneva sul davanzale della cucina.
Ma adesso chi poteva immaginare di essere, chi era questo
Andrs Lvi su un treno che attraversava l'Austria diretto a
ovest? Prima di lasciare Budapest, quasi non si era soffermato
a riflettere su quanto fosse mal equipaggiato per quell'avventura,
cinque anni di studi in una facolt di Architettura a Parigi.
A Vienna o Praga, avrebbe saputo cavarsela; i suoi voti
in tedesco erano sempre stati alti, lo studiava da quando aveva
dodici anni. Ma erano Parigi e l'cole Spciale a volerlo, e
adesso avrebbe dovuto arrangiarsi con i suoi due anni di francese
semidimenticato. Ne aveva solo un'infarinatura: i nomi
di qualche pietanza, le parti del corpo, certi aggettivi encomiastici.
Come altri suoi compagni a Debrecen, aveva memorizzato
i nomi francesi delle posizioni erotiche che apparivano su
vecchie fotografie che gli studenti si tramandavano di generazione
in generazione: croupade, ciseaux,  la grecque. Erano
talmente vecchie, talmente sgualcite dall'uso, che le immagini
delle coppie avvinghiate parevano fantasmi argentei, visibili
solo se esposte alla luce secondo un'angolazione particolare.
Per il resto, che ne sapeva lui del francese o, per dirla tutta,
della Francia? Sapeva che la bagnavano il Mediterraneo da un
lato e l'Atlantico dall'altro. Sapeva qualcosina dei movimenti
di truppe e delle battaglie della Grande guerra. Sapeva, certo,
delle cattedrali di Reims e Chartres; sapeva di Notre-Dame,
del Sacr-Coeur, del Louvre. E questo era tutto, niente pi che
una conoscenza frammentaria. Nelle poche settimane che aveva
avuto per prepararsi al viaggio, aveva torturato le pagine di
un antiquato frasario, comprato per due soldi al negozio di libri
usati in Szent Istvn krut. Sicuramente risaliva a prima della
Grande guerra, sciorinava la traduzione di frasi come Dove
potrei noleggiare una pariglia di cavalli? e Io sono ungherese
ma il mio amico  prussiano.
Il fine settimana precedente, quando era tornato a Konyr
per salutare i genitori, aveva confessato le proprie paure al padre
Bla mentre passeggiavano nel frutteto dopo cena. Non avrebbe
voluto parlarne; tra padre e figli c'era la tacita intesa che, in
quanto uomini ungheresi, non dovevano mostrare alcun segno
di debolezza, neppure nei momenti di crisi. Tuttavia, mentre
avanzavano tra i filari di meli, facendosi strada nell'erba che
arrivava al ginocchio, Andrs aveva sentito l'impulso di confidarsi.
Perch, si era domandato ad alta voce, era stato scelto
proprio lui, fra tutti gli artisti della mostra parigina? Perch la
commissione della cole Spciale aveva deciso che lui, in particolare,
andava sostenuto? Se pure i suoi lavori avevano dimostrato
qualche merito, chi diceva che sarebbe stato in grado
di produrne altri o, per essere pi precisi, che sarebbe riuscito
negli studi di architettura, disciplina diversissima da qualunque
altra avesse affrontato prima? Nel migliore dei casi, aveva
detto al padre, era il beneficiario di una fiducia mal riposta; nel
peggiore, un cialtrone.
Suo padre aveva gettato indietro la testa ed era scoppiato a
ridere. Un cialtrone? aveva ripetuto. Tu, che mi leggevi
ad alta voce Mikls Ybl a otto anni?
Un conto  amare un'arte, un altro riuscire in quell'arte.
Un tempo si studiava architettura solo perch era un'occupazione
nobile, aveva detto suo padre.
Esistono occupazioni pi nobili. Per esempio l'arte medica.
Quello  il talento di tuo fratello. Tu hai il tuo. E adesso
hai il tempo e il denaro per coltivarlo.
E se non ci riesco?
Be', allora avrai una storia da raccontare.
Andrs aveva raccolto un ramo da terra e cominciato a sferzare
l'erba alta. Ma non  da egoisti? aveva detto. Andare
a studiare a Parigi, e a spese di qualcun altro.
Ci andresti a spese mie se potessi permettermelo, credimi.
Non pensare che sia da egoisti.
E se ti viene di nuovo la polmonite, quest'anno? Il deposito
di legname non va avanti da solo.
Perch no? Ho un caposquadra e quattro bravi segatori. E
Mtys non sta lontano, se ho bisogno di aiuto.
Mtys, quel galletto? Andrs aveva scosso la testa. Ammesso
e non concesso che lo acchiappi, sarai fortunato se riuscirai
a farlo lavorare anche solo un pochino.
Oh, volendo ci riuscirei eccome, aveva detto suo padre.
Anche se spero non ce ne sar bisogno. Quel piccolo scavezzacollo
avr gi i suoi guai a diplomarsi, con tutte le sciocchezze
che ha combinato quest'anno. Lo sapevi che  entrato
in una specie di corpo di ballo? La sera si esibisce in un locale
e la mattina salta le lezioni.
S, l'ho sentito. A maggior ragione non dovrei andare a studiare
cos lontano. Quando si trasferir a Budapest, qualcuno
dovr stargli dietro.
Non  colpa tua se non puoi studiare a Budapest, aveva
detto suo padre. Sei vittima delle circostanze. Io ne so qualcosa.
Ma si fa quel che si pu.
Andrs capiva il significato di quelle parole. Bla aveva frequentato
il seminario teologico ebraico a Praga, e sarebbe potuto
diventare rabbino se non fosse rimasto prematuramente
orfano di padre; fra i venti e i trent'anni gli era capitata una
serie di tragedie sufficienti a ridurre alla disperazione un uomo
pi debole. Da allora le sue sorti erano cambiate in maniera
cos radicale che tutti al villaggio credevano che l'Onnipotente
si fosse impietosito e lo avesse preso a benvolere. Andrs per
sapeva che qualunque cosa buona gli fosse arrivata era soltanto
frutto della sua testardaggine, e del duro lavoro.
 una benedizione che tu vada a Parigi, aveva detto Bla.
Meglio andarsene da questo paese, dove gli ebrei sono costretti
a sentirsi persone di seconda categoria. Posso assicurarti
che le cose non miglioreranno mentre sei via. Speriamo che
non peggiorino, almeno.
Adesso, viaggiando verso ovest nel vagone oscurato, Andrs
riascoltava mentalmente le parole del padre; si rendeva conto
di aver avuto un altro timore, oltre a quello espresso a voce
alta. Gli torn in mente un articolo che aveva letto di recente
sul giornale, una cosa orribile verificatasi poche settimane
prima nella citt polacca di Sandomierz: nel cuore della notte
le vetrine del quartiere ebraico erano state infrante e piccoli
proiettili avvolti nella carta erano stati gettati all'interno dei
negozi. Quando i proprietari li avevano scartati, si erano resi
conto che si trattava di zoccoli di capra. Piedi di ebrei,
c'era scritto sui fogli.
Niente di simile era mai accaduto a Konyr; ebrei e non
ebrei convivevano relativamente in pace da secoli. Tuttavia i
segni c'erano, Andrs lo sapeva. Alle elementari, i suoi compagni
lo avevano ribattezzato Zsidcska, piccolo ebreo; quando
erano andati tutti insieme a nuotare, la sua circoncisione
era diventata il marchio della vergogna. Una volta lo avevano
bloccato a terra cercando di cacciargli tra i denti un pezzetto
di salsiccia di maiale. I fratelli maggiori dei suoi compagni
avevano tormentato Tibor, e un gruppo di ragazzini pi piccoli
aspettava Mtys davanti a scuola. Come avrebbero interpretato
le notizie polacche quei ragazzini di Konyr, ora
diventati uomini? Ci che a lui pareva atroce, a loro poteva
sembrare giusto, o lecito. Appoggi la testa al vetro freddo
del finestrino e cominci a osservare quel panorama inconsueto,
sorpreso solamente da quanto somigliasse alle pianure del
paese in cui era nato.
A Vienna il treno si ferm nella stazione pi imponente che
Andrs avesse mai visto. La facciata, alta dieci piani, era composta
di lastre di vetro sostenute da una struttura a griglie di
ferro dorato; sui sostegni, ghirigori, fiori e amorini formavano
un disegno che sembrava pi adatto a un boudoir che a una
stazione ferroviaria. Andrs scese dal treno e segu il profumo
di pane fino a un carrettino dove una donna in cuffietta bianca
vendeva pretzel coperti di sale. Ma la donna non voleva accettare
n i peng n i franchi. Nel suo tedesco insistente, cerc
di spiegare ad Andrs come fare, indicandogli lo sportello del
cambiavalute. C'era una fila che girava addirittura dietro l'angolo.
Andrs guard l'orologio della stazione, poi il mucchio
di pretzel. Erano trascorse otto ore da quando aveva mangiato
quei delicati panini nella casa in Benczur utca.
Qualcuno gli buss sulla spalla e, quando si volt, Andrs
si trov davanti l'uomo incontrato alla stazione Nyugati,
quello che aveva prestato a Tibor l'ombrello per recuperare
il passaporto. Indossava un completo grigio da viaggio e un
soprabito leggero; l'oro opaco di una catena d'orologio risaltava
sul panciotto. Era alto e robusto, e portava i capelli
scuri e ondulati all'indietro su una fronte spaziosa e bombata.
Stringeva una ventiquattrore lucida e una copia di La
revue du cinma.
Posso offrirvi un pretzel? chiese. Ho qualche scellino.
Siete gi stato fin troppo gentile, disse Andrs.
Ma l'uomo fece un passo avanti e acquist due pretzel, che
andarono a mangiare insieme su una panchina nelle vicinanze.
L'uomo estrasse di tasca un fazzoletto con un monogramma e
se lo stese sui pantaloni.
Preferisco un pretzel appena sfornato all'intero menu della
carrozza ristorante, disse. Senza contare che i viaggiatori
di prima classe tendono a essere dei noiosi di prima classe.
Andrs annu, mangiando in silenzio. Il pretzel era ancora
caldo, il sale elettrico sulla lingua.
Mi par di capire che proseguite oltre Vienna, disse l'uomo.
Parigi, azzard Andrs. Ci vado a studiare.
L'uomo gir gli occhi profondamente segnati su di lui e lo
scrut per un lungo momento. Un futuro scienziato? Un uomo
di legge?
Architetto, disse Andrs.
Molto bene. Un'arte applicata.
E voi? chiese Andrs. Dove andate?
Anch'io a Parigi, disse l'uomo. Dirigo un teatro, il
Sarah-Bernhardt. Per quanto sarebbe forse pi corretto dire che  il
Sarah-Bernhardt a dirigere me. Come un'amante esigente, temo.
Il teatro: ecco un'arte non applicata.
L'arte dev'essere applicata per forza?
L'uomo rise. No, anzi. Poi: Voi andate a teatro?
Non abbastanza spesso.
Allora dovrete venire al Sarah-Bernhardt. Mostrate il mio
biglietto da visita al botteghino e dite che vi mando io. Dite
che siete un mio compatriota. Prese un biglietto da visita da
un astuccio d'oro e glielo porse. Novk Zoltn, metteur en
scne, Thtre Sarah-Bernhardt.
Andrs aveva sentito parlare di Sarah Bernhardt, ma sapeva
poco di lei. Madame Bernhardt si esibiva l? chiese. Oppure... con maggior esitazione, ci si esibisce ancora?
L'uomo ripieg l'incarto del pretzel. Ci si  esibita, disse.
Per molti anni. All'epoca si chiamava Thtre de la Ville.
Ma  stato prima che io arrivassi. Madame Bernhardt  morta
da tempo, ahim.
Sono proprio ignorante, disse Andrs.
Niente affatto. Mi ricordate me da giovane, quando andai
a Parigi per la prima volta. Vi troverete benissimo. Venite da
una bella famiglia. Ho visto com'era premuroso con voi vostro
fratello. Conservate il mio biglietto, comunque. Zoltn Novk.
Andrs Lvi. Si strinsero la mano, poi tornarono alle rispettive
carrozze, Novk al vagone letto di prima classe, Andrs
alle scarse comodit della terza.
Ci vollero altri due giorni per arrivare a Parigi, due giorni durante
i quali il treno dovette passare per la Germania, fonte del
crescente terrore che si irradiava in tutta Europa. A Stoccarda
sub un ritardo a causa di un problema meccanico, e non si
pot proseguire fino a riparazione effettuata. Ad Andrs girava
la testa dalla fame. Non ebbe altra scelta se non cambiare
alcuni franchi in Reichsmark e cercare qualcosa da mangiare.
Allo sportello del cambio, una matrona con pochi denti e un
camice grigio gli fece firmare un documento dove c'era scritto
che avrebbe dovuto spendere tutti i marchi entro i confini
tedeschi. Andrs prov a entrare in una caffetteria nei pressi
della stazione per comprarsi un panino, ma sulla porta c'era un
cartello, piccolo e a caratteri gotici vergati a mano, che recitava
Vietato l'ingresso agli ebrei. Attraverso la porta a vetri,
guard una ragazza che leggeva un fumetto dietro il bancone
della pasticceria. Doveva avere quindici o sedici anni, portava
un fazzoletto bianco in testa e al collo le brillava una catenina
d'oro. La ragazza sollev gli occhi e gli sorrise. Andrs fece un
passo indietro e abbass lo sguardo sulle monete tedesche che
teneva in mano da un lato un'aquila con una svastica fra gli
artigli, dall'altro il profilo baffuto di Paul von Hindenburg poi si volt di nuovo verso la ragazza. I suoi marchi non erano
che poche gocce di sangue nel vasto sistema circolatorio del
paese, ma all'improvviso sent un bisogno disperato di liberarsene;
non voleva mangiare il cibo che quelle monete potevano
procurargli, anche se trov un negozio in cui gli juden non erano
unerwnscht. Rapidamente, dopo essersi assicurato che nessuno
lo vedesse, si inginocchi e gett le monete nella bocca
riecheggiante di un tombino. Quindi torn in carrozza senza
aver mangiato nulla, e viaggi con la fame per gli ultimi cento
chilometri di Germania. Dalla banchina di ogni piccola stazione
tedesca bandiere naziste sventolavano nella scia del treno.
Il drappo rosso spioveva dall'ultimo piano degli edifici, decorava
i portoni delle case e apparve in miniatura nelle mani di un
gruppo di bambini che marciavano nel cortile di una scuola accanto
ai binari. Quando varcarono la frontiera con la Francia,
Andrs ebbe la sensazione di aver trattenuto il fiato per ore.
Attraversarono una campagna ondulata, villaggetti di legno
e pietra, sobborghi piatti e interminabili, fino agli arrondissement
esterni della Parigi vera e propria. Erano le undici di sera
quando giunsero in stazione. Lottando con la borsa di pelle, il
soprabito e la cartella, Andrs si fece strada lungo il corridoio
del treno e scese sulla banchina. Di fronte a lui, una pittura murale
alta almeno quindici metri ritraeva alcuni giovani, serissimi
soldati che, con gli occhi stretti dalla determinazione, partivano
per la Grande guerra. Su un altro muro, una serie di striscioni
in stoffa mostrava una battaglia pi recente: spagnola, ipotizz
Andrs in base alle uniformi dei soldati. Gli altoparlanti gracchiavano
in francese; tra i viaggiatori sulla banchina, il ronzio
basso del francese e la cadenza ritmata dell'italiano si incrociavano
con gli accenti pi aspri di tedesco, polacco e ceco. Andrs
scrut la folla per individuare un ragazzo in soprabito costoso
con l'aria di cercare qualcuno. Non aveva chiesto una descrizione
o una fotografia di Jzsef. Non gli era venuto in mente
che avrebbero potuto faticare a riconoscersi. Ma il binario era
sempre pi affollato di passeggeri e di parigini che correvano a
salutarli, e Jzsef non si vedeva. Nella calca Andrs scorse per
un istante Zoltn Novk; una donna con un cappello elegante
e un cappotto con il collo di pelliccia gli aveva gettato le braccia
al collo. Novk la baci e la guid verso l'uscita, mentre alcuni
facchini li seguivano con i bagagli.
Andrs ritir la valigia e l'enorme cassa di Jzsef. Rimase
impalato ad aspettare, mentre la folla si infittiva sempre pi e
poi cominciava a diradarsi. Nessun ragazzo disinvolto gli veniva
incontro per introdurlo nella vita parigina. Sedette sulla cassa
di legno, di colpo gli girava la testa. Aveva bisogno di un posto
dove dormire. Aveva bisogno di mangiare. Tra pochi giorni
si sarebbe dovuto presentare alla cole Spciale, pronto a iniziare
gli studi. Guard le porte con la scritta Sortie, i fari delle
automobili che passavano in strada. Trascorse un quarto d'ora,
poi un altro, senza alcun segno di Jzsef Hsz.
Infil una mano nel taschino della giacca e ne estrasse lo spesso
cartoncino su cui l'anziana signora Hsz aveva scritto l'indirizzo
del nipote. Era l'unica indicazione che avesse. Per sei franchi,
reclut un facchino con la faccia da tricheco perch lo aiutasse
a caricare i bagagli e l'enorme cassa di Jzsef su un taxi. Diede
l'indirizzo e partirono difilato per il Quartiere latino. Per tutto
il tragitto, il tassista lo sommerse con la sua allegra parlantina
francese. Andrs non cap neanche una parola.
Non vide quasi niente mentre si dirigevano a casa di Jzsef
Hsz. La nebbia calava a flutti tra i lampioni, foglie bagnate
volavano contro i finestrini. I palazzi gli scorrevano accanto
in un vortice di luce dorata; le strade brulicavano di nottambuli
del sabato sera, di coppie mollemente abbracciate. Il taxi
sfrecci su un ponte, forse sulla Senna, e per un istante Andrs
immagin che fosse il Danubio, perch era tornato a Budapest
e fra poco sarebbe stato a casa, nell'appartamento di Hrsfa
utca, dove avrebbe potuto arrampicarsi per le scale e infilarsi
sotto le coperte con Tibor. Ma in quel momento il taxi si ferm
davanti a un palazzo di pietra grigia e il conducente scese a
scaricare i bagagli. Andrs si cerc in tasca altri soldi. Il tassista
sollev il cappello, prese i franchi che gli venivano offerti e
disse qualcosa che assomigliava alla parola ungherese bocsanat,
mi dispiace, ma che pi avanti Andrs avrebbe interpretato
come bonne chance. Quindi il taxi si allontan, lasciandolo solo
su un marciapiede del Quartiere latino.
...
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...
CAPITOLO 1.
...
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...
Il Quartiere latino.
...
.
...
Jzsef Hsz abitava in un palazzo di pietre squadrate d'arenaria,
sei piani con alte finestre a battente e balconi dalle elaborate
ringhiere in ghisa. Dall'ultimo piano giunse un'esplosione di
jazz: cornetta, pianoforte e sassofono che duellavano proprio
dietro le finestre sfolgoranti. Andrs si avvicin per suonare
il campanello, ma vide che il portone era aperto; nell'atrio un
gruppo di ragazze fasciate in abiti da sera beveva champagne e
fumava sigarette al profumo di viola. Mentre trascinava dentro
il bagaglio e lo addossava al muro, non lo degnarono neanche
di uno sguardo. Col cuore in gola si fece avanti e tocc una ragazza
sulla manica; lei gli rivolse un'occhiata civettuola, alzando
un sopracciglio truccato.
Jzsef Hsz? chiese lui.
La ragazza alz un dito e indic proprio in cima alla scalinata
ovale. L-bas, rispose. En haut.
Andrs trascin il proprio bagaglio e l'enorme cassa nell'ascensore
e sal fino all'ultimo piano. Arrivato in cima, sbuc in una
confusione di uomini e donne, di fumo e jazz; sembrava che
tutto il Quartiere latino si fosse riunito da Jzsef Hsz. Lasciato
il bagaglio sul pianerottolo, varc la porta aperta dell'appartamento
e chiese del padrone di casa a una serie di ubriachi
impegnati a fare baldoria. Dopo aver vagato per un dedalo di
stanze dai soffitti alti si ritrov su un balcone insieme a Hsz,
uno spilungone flessuoso, in giacca da camera di velluto. Hsz
pos i grandi occhi grigi su Andrs con l'espressione imbambolata
dai fumi dello champagne, gli chiese qualcosa in francese
e alz il bicchiere.
Andrs scosse la testa. Temo che per ora dovremo limitarci
all'ungherese.
Jzsef lo guard di traverso. E che ungherese saresti tu,
esattamente?
Andrs Lvi. L'ungherese del telegramma di tua madre.
Che telegramma?
Tua madre non ti ha mandato un telegramma?
Oddio,  vero! Ingrid aveva detto che c'era un telegramma.
Jzsef gli poggi la mano sulla spalla e si sporse dentro
casa urlando: Ingrid!
Una bionda in tutina di paillettes raggiunse il balcone a
spintoni e rimase in attesa con una mano sul fianco. Segu un
rapido scambio in francese, dopodich Ingrid tir fuori dalla
scollatura la busta piegata di un telegramma. Jzsef estrasse il
foglietto, lo lesse, guard Andrs, lo rilesse e scoppi in una
risata convulsa.
Poveretto! disse Jzsef. Dovevo venire a prenderti alla
stazione due ore fa!
S, l'idea era quella.
Scommetto che avresti voluto ammazzarmi!
Magari la voglia non mi  ancora passata, fece Andrs. La
testa gli pulsava a tempo di musica, gli occhi gli lacrimavano, lo
stomaco gli si contorceva dalla fame. Era chiaro che non poteva
restare da Jzsef Hsz, ma non riusciva a immaginare di uscire
in cerca di un altro posto dove passare la notte.
Be', finora te la sei cavata bene senza di me, disse Jzsef.
Qui sei a casa mia, c' abbastanza champagne per fare mattina
e un sacco di altra bella roba, non so se mi spiego.
Ho solo bisogno di un angolo tranquillo per dormire. Dammi
una coperta e mettimi dove vuoi.
Temo che non ci siano angoli tranquilli, qui, disse Jzsef.
Ti toccher bere qualcosa, invece. Adesso ci pensa Ingrid. Seguimi. Lo trascin dentro e lo affid alle cure della ragazza,
la quale tir fuori quella che doveva essere l'ultima flute pulita
rimasta in casa e gli vers un bel bicchiere spumeggiante di
champagne. Lei si accontent della bottiglia; brind con Andrs,
gli diede un lungo bacio fumoso e lo trascin in soggiorno, dove
il pianista faceva finta di suonare Downtown Uproar e gli invitati
avevano appena aperto le danze.
Al mattino Andrs si svegli su un divano sotto una finestra,
gli occhi coperti da una sottoveste di seta, la testa ovattata,
la camicia aperta, la giacca arrotolata sotto la nuca e un
formicolio al braccio sinistro. Qualcuno gli aveva steso sopra
una trapunta e aveva spalancato le tende; un riquadro di luce
gli ricadeva sul petto. Alz gli occhi al soffitto, dove il motivo
floreale di un medaglione di stucco si attorcigliava alla base in
ottone scanalato di un lampadario. Da l spioveva un groviglio
di rami dorati con piccole lampadine a forma di fiamma. Parigi,
pens Andrs, e si sollev sui gomiti. La stanza era cosparsa
di detriti della festa e odorava di champagne versato e rose
appassite. Ricordava vagamente un prolungato tte--tte con
Ingrid, poi una gara di bevute con Jzsef e un americano dalle
spalle quadrate; dopodich, il vuoto totale. Il bagaglio e la cassa
erano stati trascinati dentro e accatastati vicino al camino.
Hsz non si vedeva da nessuna parte. Andrs scivol gi dal
divano e percorse il corridoio fino a un bagno con le piastrelle
bianche, dove si fece la barba davanti a una bacinella e si lav
in una vasca con i piedi a zampa di leone che versava acqua calda
direttamente dal rubinetto. Poi indoss la sua unica camicia
pulita, i pantaloni e la giacca. Mentre cercava le scarpe in salotto
sent una chiave nella toppa. Era Hsz, con un giornale e
una scatola di dolci che butt su un tavolinetto. In piedi cos
presto? disse.
Che roba ? chiese Andrs, adocchiando la scatola col
nastro rosso.
La cura per il tuo doposbronza.
Andrs apr la scatola e trov sei brioche calde avvolte nella
carta cerata. Fino a quell'attimo non aveva voluto rendersi
conto che stava morendo di fame. Mangi un croissant al cioccolato
ed era a met del secondo quando si ricord di offrirne
uno al padrone di casa, che declin ridendo.
Sono in piedi da ore, disse Jzsef. Ho gi fatto colazione
e letto il giornale. La Spagna  un disastro. La Francia ancora
si rifiuta di inviare truppe. Ma ci sono due nuove reginette di
bellezza in gara per il titolo di miss Europa: la bruna e incantevole
mademoiselle de Los Reyes dalla Spagna e la misteriosa
mademoiselle Betoulinskij dalla Russia. Lanci il giornale ad
Andrs. Due algide bellezze patinate in abito da sera bianco lo
fissavano dalla foto in prima pagina.
Bella la spagnola, comment Andrs. Che labbra.
Sembra una nazionalista, disse Jzsef. Preferisco l'altra. Si slacci la sciarpa di seta arancione e si abbandon sul
divano, spalancando le braccia sullo schienale curvo. Guarda
che macello questa casa, disse. La donna delle pulizie arriva
solo domattina. Oggi mi toccher cenare fuori.
Dovresti aprire quella cassa. Sono sicuro che tua madre ti
ha mandato qualche manicaretto per cena.
La cassa! Me ne ero proprio scordato! Jzsef and a
prenderla in fondo alla stanza e la forz con un coltello da burro.
Conteneva una scatola in latta di biscotti alle mandorle;
un'altra di rugelach, una con una Linzer torte stipata dentro
senza pi un millimetro di spazio; una scorta di biancheria di
lana per l'inverno imminente; una scatola di cancelleria con le
buste preindirizzate ai genitori; una lista di cugini da chiamare;
una lista di commissioni per la madre, compreso l'acquisto
di alcuni indumenti intimi da signora; un nuovo binocolo da
teatro; e un paio di scarpe confezionate dal suo calzolaio di
Vci utca, pi bravo, secondo Jzsef, di qualunque ciabattino
di Parigi.
Mio fratello lavora in un negozio di calzature di Vci utca, disse Andrs e nomin il negozio.
Non  lo stesso, temo, disse Jzsef, con un leggero tono
di condiscendenza. Tagli una fetta di Linzer torte, la mangi
e la dichiar perfetta. Sei stato gentilissimo, Lvi, a trascinarti
questa torta per l'Europa. Che posso fare per ricambiare?
Potresti dirmi come sistemarmi in questa citt, rispose
Andrs.
Sicuro di voler prendere istruzioni da me? disse Jzsef.
Io sono un fannullone e un libertino.
Temo di non avere scelta, ammise Andrs. Sei l'unica
persona che conosco a Parigi.
Ah! Beato te, allora, disse Jzsef. Mentre mangiavano
fette di Linzer torte direttamente dalla scatola, gli consigli una
pensione ebraica, un negozio di articoli da disegno e una mensa
per studenti dove poteva mangiare per pochi soldi. Lui non la
frequentava, ovviamente in genere si faceva mandare la cena
da un ristorante in boulevard Saint-Germain, ma alcuni suoi
amici s, e la ritenevano passabile. Quanto al fatto che Andrs
fosse iscritto all'cole Spciale anzich alle Beaux-Arts, era un
peccato non essere compagni di studi ma forse era meglio cos:
Jzsef aveva notoriamente una cattiva influenza sugli altri.
Ora che avevano risolto il problema della sua sistemazione a
Parigi, che ne diceva di uscire sul balcone a fumare e a guardare
la sua nuova citt?
Andrs segu Jzsef in camera da letto e usc con lui dalle alte
porte finestre. Era una giornata fredda e la nebbia della sera
prima si era trasformata in una pioggerella sottile; il sole era
una moneta d'argento dietro un velo di nuvole.
Ecco qua, disse Jzsef. La pi bella citt del mondo.
Quella cupola  il Panthon e laggi c' la Sorbonne. A sinistra
c' Saint-tienne-du-Mont e se ti sporgi da questa parte riesci
a vedere uno spicchietto di Notre-Dame.
Andrs appoggi le mani alla ringhiera e contempl una grigia
distesa di edifici ignoti ammantati di nebbia gelida. I comignoli
gremivano i tetti come strani uccelli esotici, mentre la
verde bruma di un parco aleggiava oltre un battaglione di mansarde
zincate. A ovest, sfocata in lontananza, la Tour Eiffel si
dileguava nel cielo. Tra lui e quel punto di riferimento c'erano
migliaia di strade, negozi ed esseri umani sconosciuti, a colmare
una distanza cos vasta da far sembrare la torre fragile e scarna
contro lo sfondo grigio ardesia delle nuvole.
Allora? chiese Jzsef.
Un sacco di roba, eh?
Abbastanza per tenerti occupato. Anzi, dovrei uscire di
nuovo fra qualche minuto. Ho appuntamento a pranzo con una
certa mademoiselle Betoulinskij dalla Russia. Strizz l'occhio
e si raddrizz la cravatta.
Ah. Sarebbe la ragazza in paillettes di ieri sera?
Non proprio, disse Jzsef, mentre sulle labbra gli affiorava
un sorriso. Niente a che vedere.
Magari potresti lasciarne qualcuna anche a me.
Non hai speranza, vecchio mio, disse Jzsef. Temo
che servano tutte a me. E rientr dalla porta finestra, torn
in salotto, si riavvolse la sciarpa arancione intorno al collo e si
infil una comoda giacca di lana grigio fumo. Raccolse la cartella
di Andrs, Andrs prese la valigia, e portarono tutto gi
in ascensore.
Vorrei accompagnarti alla pensione ma sono in ritardo per il
mio appuntamento, disse Jzsef quando ebbero scaricato tutto
sul marciapiede. Ecco i soldi del taxi. No, insisto! E vieni
a bere qualcosa da me se ti capita, intesi? Fammi sapere come
ti va. Gli diede una pacca sulla spalla, gli strinse la mano e si
allontan in direzione del Panthon, fischiettando.
Madame V, la proprietaria della pensione, conosceva quattro
parole inutili di ungherese e un'infinit di incomprensibili termini
yiddish, ma non era in grado di alloggiarlo in pianta stabile;
riusc a fargli capire che poteva passare la notte sul divano
in corridoio al piano di sopra, se voleva, ma che gli conveniva
andare subito a cercare un'altra sistemazione. Ancora stordito
dalla notte prima, Andrs si avventur nel Quartiere latino tra
studenti sapientemente spettinati con borse di tela, cartelle,
biciclette, fasci di volantini politici e scatole di panetteria legate
con lo spago, cesti del mercato e mazzi di fiori. In mezzo
a loro Andrs si sentiva vistoso e provinciale, anche se portava
gli stessi abiti con cui la settimana prima a Budapest si era sentito
elegante e raffinato. Sulla panchina gelida di una squallida
piazzetta cerc sul dizionario come si diceva prezzo, studente,
stanza e quanto costa. Ma un conto era capire che
chambre  louer significava stanza in affitto, un altro suonare
un campanello e chiedere in francese se ne avessero una. Vag
da Saint-Michel a Saint-Germain, da rue du Cardinal Lemoine
a rue Clovis, maledicendo ancora la propria disattenzione alle
lezioni di francese e scrivendo in piccolo su un taccuino l'indirizzo
di varie chambres  louer. Prima di trovare il coraggio di
suonare un solo campanello, era gi completamente esausto;
poco dopo il tramonto si ritir sconfitto alla pensione.
Pi tardi, mentre cercava una posizione comoda sul divano
verde in corridoio, giovani di tutta Europa discussero, litigarono,
bevvero e fumarono fino a mezzanotte passata. Nessuno
parlava ungherese e nessuno sembr notare la presenza del
nuovo venuto. In circostanze diverse Andrs si sarebbe alzato
per unirsi alla compagnia, ma era cos stanco che faticava persino
a girarsi sotto la coperta. Il divano, un affare lungo, sottile
e male imbottito, con i braccioli di legno, sembrava fosse
stato concepito come strumento di tortura. Quando finalmente
andarono tutti a dormire, i topi sbucarono dal battiscopa
per darsi allo sciacallaggio notturno: corsero in fondo al corridoio
e rubarono il pane che Andrs aveva messo da parte a
cena. L'odore di scarpe putride e di uomini non lavati lo insegu
anche in sogno. Quando si svegli, indolenzito ed esausto,
decise che una notte bastava e avanzava. Sarebbe uscito quel
mattino e avrebbe domandato nel primo posto con l'insegna
di una stanza in affitto.
In rue des coles, vicino a una piazzetta lastricata dove
c'era un enorme albero di castagno, trov una palazzina con
l'ormai noto cartello alla finestra: Chambre  louer. Buss alla
porta dipinta di rosso e aspett a braccia conserte, cercando
d'ignorare l'ondata di ansia nel petto. La porta si spalanc e
apparve una donna bassa, tarchiata, con le sopracciglia folte
e la bocca storta in una smorfia severa; portava un paio di
occhiali spessi dalla montatura nera incollati alla fronte, che
le rimpicciolivano gli occhi e li rendevano distanti, come se
appartenessero a un'altra persona, pi minuta di lei. I capelli
grigi e ispidi erano appiattiti da una parte, quasi avesse dormito
con la tempia appoggiata allo schienale di una poltrona.
Si mise un pugno sul fianco e cominci a fissarlo. Facendosi
coraggio, Andrs dichiar in un francese improbabile cosa voleva
e indic il cartello alla finestra.
La portinaia cap. Lo invit con un cenno dentro un ingressetto
rivestito di maioliche e lo accompagn su per una scala a
chiocciola sormontata da un lucernario. Arrivati in cima, gli fece
strada nel corridoio fino a una soffitta lunga e stretta con un
letto di ferro addossato alla parete, una bacinella di coccio su un
cavalletto di legno, un tavolo rustico, una sedia di legno verde.
Due abbaini affacciavano su rue des coles; uno era aperto e
sul davanzale c'erano un nido abbandonato e i resti di tre uova
blu. Nel caminetto c'erano una griglia arrugginita, un forchettone
spezzato, una crosta di pane mummificata. La portinaia si
strinse nelle spalle e propose un prezzo. Andrs cerc mentalmente
i nomi dei numeri, poi dimezz la cifra. La donna sput
per terra, inve in francese e alla fine accett.
Cominci cos, la vita di Andrs a Parigi. Aveva un indirizzo,
una chiave di ottone, un panorama. Il suo, come quello di
Jzsef, comprendeva il Panthon e la torre dell'orologio in pallida
pietra calcarea di Saint-tienne-du-Mont. Dall'altra parte
della strada c'era il Collge de France, che presto avrebbe imparato
a usare come indicazione per arrivare a casa: 34 rue des
coles, en face du Collge de France. In fondo alla strada c'era la
Sorbonne. E pi avanti, su boulevard Raspail, l'cole Spciale
d'Architecture, dove luned sarebbero cominciate le lezioni.
Dopo aver pulito la stanza da cima a fondo e riposto i vestiti in
una cassetta per la frutta, cont i soldi e scrisse una lista della
spesa. Scese e compr un barattolo di marmellata di ribes, una
confezione di t poco costoso, una scatola di zucchero, un colino,
un sacchetto di noci, una terrina di burro, una lunga baguette
e, come unico lusso, un pezzettino di formaggio.
Che piacere gli diede infilare la chiave nella toppa e aprire la
porta della sua stanza, una stanza che non doveva condividere
con nessuno. Pos la spesa sul davanzale e alline il materiale da
disegno sul tavolo. Si sedette, temper una matita con il coltello e disegn il panorama del Panthon su una cartolina postale
bianca. Sul retro scrisse il suo primo messaggio da Parigi: Caro
Tibor, sono qui! Ho una soffitta orrenda, ma non speravo in
niente di meglio. Luned inizio le lezioni. Urr! Libert, Egalit,
Fraternit! Con affetto, Andrs. Mancava solo il francobollo.
Pens di chiederlo in prestito alla custode; sapeva che c'era una
cassetta della posta dietro l'angolo. Mentre cercava di ricordare
esattamente dove si trovasse gli torn in mente la busta col
sigillo in ceralacca e un monogramma. Si era dimenticato della
promessa fatta all'anziana signora Hsz. La sua lettera per
C. Morgenstern in rue de Svign aspettava ancora nella valigia.
La tir fuori da sotto il letto, quasi temendo di non trovare
pi la lettera; invece era l, nella tasca dove l'aveva riposta,
con il sigillo ancora intatto. Scese di corsa dalla portinaia e, con
l'aiuto del dizionario e di una serie di gesti concitati, elemosin
due francobolli. Dopo una ricerca, individu la botte aux lettres
e imbuc la cartolina per Tibor. Poi, immaginando il piacere
con cui un signore dai capelli argentei avrebbe ricevuto la posta
l'indomani, lasci cadere la lettera della signora Hsz nel buio anonimo della cassetta.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
cole Spciale.
...
.
...
Per arrivare a scuola doveva attraversare il Jardin du Luxembourg,
passando davanti al Palais barocco, alla fontana e alle
aiuole rigogliose di bocche di leone e calendule tardive. I
bambini facevano navigare nella fontana eleganti barche in
miniatura, e Andrs ripens con una sorta di sdegnoso orgoglio
alle barchette di legno che lui e suo fratello mettevano
nella gora del mulino a Konyr. C'erano panchine verdi, tigli
appena potati e una giostra di cavallini dipinti. In fondo al
parco erano raggruppate quelle che gli parvero graziose case
di bambola marroni; quando si avvicin, ud il ronzio delle
api. Un apicoltore protetto da una retina si chin su un'arnia,
brandendo l'affumicatore.
Andrs percorse rue de Vaugirard, con i suoi negozi di materiali
per le belle arti, i piccoli caff e le librerie di seconda
mano, e prosegu sull'ampio boulevard Raspail, con i suoi palazzi
signorili. Si sentiva gi un po' pi parigino di quando era
arrivato. Aveva la chiave di casa appesa al collo con un cordino
e una copia del quotidiano L'CEuvre sotto il braccio. Si
era annodato la sciarpa come Jzsef Hsz e messo la borsa di
cuoio a tracolla, come gli studenti del Quartiere latino. La sua
vita a Budapest il lavoro a Passato e futuro, l'appartamento
in Hrsfa utca, lo scampanellio familiare del tram sembrava
appartenere a un altro universo. Con un'inattesa fitta di
nostalgia immagin Tibor seduto fuori al solito tavolino del
loro caff preferito, da dove si vedeva la statua di Jkai Mr,
il famoso romanziere che durante la rivoluzione del 1848 era
sfuggito agli austriaci travestendosi con gli abiti della moglie.
Pi a est, a Debrecen, Mtys disegnava sul taccuino mentre
i compagni di classe studiavano le declinazioni latine. E i genitori?
Doveva scrivergli quella sera stessa. Tocc l'orologio
d'argento che teneva in tasca. Suo padre lo aveva fatto restaurare
subito prima che lui partisse; era un oggetto vecchio
e bellissimo, con le cifre vergate a caratteri nitidi e sottili e
le lancette di un metallo blu scuro e iridescente. I meccanismi
funzionavano ancora alla perfezione, come ai tempi del
nonno. Gli venne in mente quando sedeva sulle ginocchia di
suo padre e caricava l'orologio stando attento a non stringere
troppo la molla; suo padre da bambino aveva fatto la stessa
cosa. Ed ecco il medesimo orologio a Parigi nel 1937, un'epoca
in cui una persona poteva essere trasportata in pochi giorni a
milleduecento chilometri di distanza, un telegramma spedito
in pochi minuti grazie a una rete elettrica o un segnale radio
trasmesso all'istante attraverso l'etere. Che periodo per studiare
architettura! Gli edifici che intendeva progettare lui sarebbero
stati le navi su cui l'umanit avrebbe veleggiato verso
l'orizzonte del ventesimo secolo e oltrepassato i confini della
mappa, entrando nel nuovo millennio.
Scopr di aver superato i cancelli dell'cole Spciale e dovette
tornare sui propri passi. Frotte di ragazzi entravano da
un alto portone blu al centro di un palazzo neoclassico, grigio,
con il nome dell'istituto inciso nella pietra della cornice. cole
Spciale d'Architecture! Lo avevano voluto, avevano visto i
suoi lavori e lo avevano scelto, e lui era arrivato. Sal i gradini
e varc il portone blu di corsa. Su una parete dell'atrio c'era
una targa con i busti in bassorilievo dorato di due uomini: Emile
Trlat, fondatore della scuola, e Gaston Trlat, rettore dopo
il padre. Emile e Gaston Trlat. Nomi che avrebbe ricordato
per sempre. Andrs inghiott due volte, si lisci i capelli ed entr
in segreteria.
La giovane donna al bancone sembrava uscita da un sogno.
La sua carnagione era color noce scuro, i capelli cortissimi lucidi
come seta. Aveva lo sguardo cordiale, gli occhi orlati di ciglia
nere fissi nei suoi. L'idea di parlare non lo sfior neanche.
Non aveva mai visto una donna cos bella, n incontrato nella
vita reale una persona di origine africana. E ora quella splendida
francese di colore gli aveva rivolto una domanda che lui
non aveva capito. Mormor una delle poche parole che sapeva
di francese dsol scrisse il proprio nome su un foglietto e
lo spinse verso di lei. La giovane donna scartabell fra le voluminose
buste impilate dentro una cassetta di legno e ne estrasse
una con il suo nome, Lvi, stampato sopra a chiare lettere
maiuscole.
La ringrazi nel suo goffo francese. Lei rispose prego. Andrs
sarebbe rimasto l a fissarla, se in quel momento non fosse entrato
un gruppo di studenti che la salutarono a gran voce e si sporsero
sul bancone per baciarla sulle guance. Ehi, Lucia! a va,
bellissima? Andrs scivol alle spalle dei ragazzi stringendosi
la busta al petto e usc. Si erano tutti riuniti sotto la copertura
in vetro di un atrio centrale dov'era appena stata affissa l'assegnazione
dei laboratori. Lui si sedette su una panchina bassa e
apr la busta. Dentro, trov l'elenco delle lezioni:
Cours Professeur
Histoire de l'architecture A. Perret
Les statiques V. Le Bourgeois
Atelier P. Vago
Dessinage M. Labelle
Cos, come se fosse assolutamente normale che lui studiasse
quelle materie sotto la guida di architetti famosi. Seguiva una
lunga lista dei testi e del materiale occorrenti, insieme a un bigliettino
bianco scritto a mano e in ungherese (da chi?) secondo
cui Andrs, in quanto titolare di una borsa di studio, poteva
addebitare all'istituto i libri e il materiale acquistati presso un
negozio di boulevard Saint-Michel.
Lesse e rilesse il messaggio, poi scrut l'atrio, domandandosi
chi potesse esserne l'autore. La folla di studenti non forniva indizi.
Non ce n'era uno che sembrasse anche vagamente ungherese;
erano tutti irrimediabilmente, perfettamente parigini. In un
angolo, per, si era raccolto un trio di giovanotti che si guardava
intorno con aria incerta. Gli bast uno sguardo per capire che
erano matricole, mentre i nomi sulle cartelline li identificavano
come ebrei: Rosen, Polaner, Ben Yakov. Andrs alz
una mano a mo' di saluto e i tre ricambiarono con un cenno del
capo, come se tra loro fosse passato un tacito riconoscimento.
Il pi alto gli fece segno di raggiungerli.
Rosen era allampanato, lentigginoso, con rossi capelli indisciplinati
e un'ombra di pizzetto sul mento. Prese Andrs per
una spalla e gli present Ben Yakov, che assomigliava a Pierre
Fresnay, il bel divo del cinema francese; e Polaner, basso ed
esile, con la testa rasata a zero e le dita affusolate. Andrs li salut
uno per uno ripetendo il proprio nome, poi i tre ripresero
a parlare svelti in francese mentre lui tentava di capirci qualcosa.
A quanto pareva il leader del gruppo era Rosen: guidava
lui la conversazione, mentre gli altri ascoltavano e replicavano.
Polaner sembrava nervoso, continuava ad allacciarsi e slacciarsi
il primo bottone di un'antiquata giacca di velluto. Ben Yakov,
il bello del trio, sbirciava un gruppo di ragazze; una gli fece un
cenno di saluto che lui ricambi. Poi si chin verso Polaner e
Rosen per fare quella che era senz'altro una battuta allusiva, e
tutti e tre scoppiarono a ridere. Sebbene faticasse a seguire la
conversazione, e sebbene quei ragazzi gli avessero a malapena
rivolto la parola, Andrs sentiva un intenso desiderio di conoscerli.
Quando andarono a dare un'occhiata alla lista dei laboratori,
scopr con piacere che erano tutti nello stesso gruppo.
Di l a poco gli studenti iniziarono a uscire in cortile, fra alberi
imponenti che ombreggiavano alcune file di panchine in
legno. Uno di loro trasport un leggio fino a una piccola area
lastricata sul davanti e gli altri si sedettero sulle panchine. Dai
muri in pietra del cortile filtrava la confusione del traffico. Andrs
per era dentro, seduto accanto a tre ragazzi dei quali conosceva
il nome; era uno di loro, e il suo posto era al di qua del
muro. Cerc di prendere mentalmente nota di ci che provava,
cerc di immaginare come avrebbe potuto descriverlo per lettera
a Tibor, a Mtys. Ma prima che riuscisse a mettere insieme
le parole, si apr una porta laterale e ne usc un uomo a grandi
passi. A vederlo poteva sembrare un capitano dell'esercito; indossava
un lungo mantello grigio foderato di rosso e sfoggiava
una barbetta a triangolo e baffi arricciati con la cera. Aveva occhi
stretti e fieri dietro un pince-nez senza montatura. Con una
mano impugnava un bastone da passeggio, con l'altra una specie
di sasso grigio e frastagliato. Chiunque, pens Andrs, si sarebbe
piegato sotto quel peso, ma l'uomo attravers il cortile a schiena
diritta e mento sollevato in atteggiamento marziale. Poi si
iss dietro il leggio e vi appoggi il sasso con un tonfo sordo.
Attenzione, tuon.
Gli studenti ammutolirono e si misero sull'attenti, le schiene
si raddrizzarono come tirate da fili invisibili. Senza fare
rumore, un giovane alto con una camicia da lavoro sdrucita
scivol accanto ad Andrs sulla panchina e gli accost il capo
all'orecchio.
 Auguste Perret, gli disse in ungherese.  stato il mio
insegnante, e adesso sar il tuo.
Sorpreso e sollevato, Andrs guard il giovane. Siete stato
voi a mettermi quel messaggio in busta, disse.
Tu ascolta, disse l'uomo, io traduco.
Andrs tese l'orecchio. Auguste Perret sollev a due mani il
sasso frastagliato dal leggio e fece una domanda. Chiese, secondo
l'interprete di Andrs, se qualcuno sapesse di quale materiale
da costruzione si trattava. Tu, l davanti? Cemento, esatto.
Cemento armato. Al termine dei cinque anni di studi, avrebbero
saputo tutto quel che c'era da sapere sul cemento armato.
Perch? Perch era il futuro della citt moderna. Ne sarebbero
nati edifici che avrebbero superato in altezza e robustezza qualunque
costruzione precedente. Altezza e robustezza, s; e anche
bellezza. L all'cole Spciale, tuttavia, non erano sedotti dalla
bellezza; quella la lasciavano ai privilegiati dell'altra scuola.
L'altra scuola era un istituto per gran signori, un posto dove i
ragazzi andavano a giocare all'arte del dessinage; loro, all'cole
Spciale, si interessavano di architettura vera, di edifici abitabili.
Se i loro progetti erano belli, tanto meglio; ma dovevano
essere belli anche per l'uomo qualunque. Erano l perch credevano
nell'architettura in quanto arte democratica, perch
credevano che forma e funzione avessero pari importanza; perch
loro, l'avanguardia, si erano scrollati di dosso i limiti della
tradizione aristocratica e avevano cominciato a pensare con la
propria testa. Chiunque desiderasse costruire Versailles poteva
alzarsi subito e andarsene. L'altra scuola era a tre fermate
di metropolitana.
Il professore si interruppe, col braccio teso verso il cancello
e gli occhi fissi sulle file di studenti. Non? grid. Pas un?
Nessuno si mosse. Il professore si ergeva come una statua di
fronte alla platea. Andrs aveva l'impressione di essere il personaggio
di un quadro, paralizzato in eterno dalla sfida di Perret. La
gente avrebbe ammirato il quadro nei musei per secoli, da quel
momento in poi. Lui sarebbe ancora stato seduto sulla panchina,
lievemente proteso verso l'uomo con il mantello e la barba
bianca, verso quel generale in mezzo agli architetti.
Tiene questo discorso ogni anno, sussurr l'ungherese di
fianco ad Andrs. Adesso parler della vostra responsabilit
nei confronti degli studenti che verranno dopo di voi.
Les tudiants qui viendront aprs vous, prosegu il professore,
e l'ungherese tradusse. Quegli allievi contano sul fatto
che studierete con seriet. Perch altrimenti non ci riusciranno
neanche loro. E voi imparerete da chi vi ha preceduti
All'cole Spciale si imparava a collaborare, perch la vita da
architetto comportava un lavoro a stretto contatto con gli altri.
Ciascuno poteva avere la propria visione, ma senza l'aiuto dei
colleghi non sarebbe valsa la carta su cui era disegnata. In questa
scuola, mile Trlat aveva insegnato a Robert Mallet-Stevens,
Mallet-Stevens aveva insegnato a Fernand Fenzy, Fernand
Fenzy aveva insegnato a Pierre Vago e Pierre Vago avrebbe
insegnato a loro.
A quelle parole, il professore indic qualcuno tra il pubblico,
e il giovane vicino ad Andrs si alz e fece un inchino educato.
A grandi passi si port davanti all'assemblea, prese posto
accanto al professor Perret dietro il leggio e si rivolse agli
studenti in francese. Pierre Vago. L'uomo che gli aveva fatto da
interprete il giovanotto tutto arruffato in camicia da lavoro
macchiata d'inchiostro era il P. Vago segnato nell'orario
delle lezioni. Il direttore del suo laboratorio. Il suo insegnante.
Un ungherese. Andrs si sent improvvisamente mancare.
Per la prima volta gli sembr di avere una possibilit di sopravvivenza
all'cole Spciale. Quasi non riusciva a concentrarsi
su ci che Pierre Vago stava dicendo in quel momento nel suo
elegante francese dal lieve accento straniero. Era stato proprio
lui a scrivere il messaggio in ungherese nella sua busta di carta
marrone. Pierre Vago, gli venne in mente, era il solo e unico
responsabile della sua presenza l.
Ehi, disse Rosen, tirandolo per una manica. Regarde-toi.
Nell'eccitazione, Andrs aveva cominciato a perdere sangue
dal naso. Sulla camicia bianca brillavano delle macchie rosse.
Osservandolo preoccupato, Polaner gli offr un fazzoletto; Ben
Yakov impallid e distolse lo sguardo. Lui prese il fazzoletto e
se lo premette sulle narici. Rosen gli fece rovesciare la testa
all'indietro. Due o tre persone si voltarono a vedere che cosa
stesse succedendo. Andrs rest seduto a sanguinare nel fazzoletto,
infischiandosene di chi lo guardava, felice come non mai.
Pi tardi, quello stesso giorno, dopo l'assemblea, dopo aver
smesso di perdere sangue dal naso e barattato il fazzoletto pulito
con quello che aveva sporcato, dopo aver incontrato per la
prima volta i gruppi di laboratorio e scambiato l'indirizzo con
Rosen, Polaner e Ben Yakov, Andrs si ritrov nell'ufficio ingombro
di Vago, seduto su uno sgabello di legno accanto al tavolo
da disegno. Alle pareti erano appesi schizzi e stampe di progetti,
acquerelli in bianco e nero di edifici belli e impossibili, la veduta
aerea di una citt in scala. In un angolo c'era un mucchio di
stracci macchiati di colore, mentre il telaio arrugginito e storto
di una bicicletta era appoggiato al muro. La libreria personale di
Vago conteneva volumi antichi, riviste patinate, un bollitore
per il t, un aeroplanino di legno e una scultura assemblata con
materiali di recupero che riproduceva una ragazza dalle gambe
magrissime. Vago si abbandon contro lo schienale della sedia
girevole, con le dita intrecciate dietro la nuca.
Allora, disse ad Andrs. Eccoti qua, fresco fresco da Budapest.
Sono felice che tu sia venuto. Non sapevo se ce l'avresti
fatta, con cos poco preavviso. Ma dovevo provarci. Che barbarie,
questi pregiudizi su chi pu studiare cosa, quando e come.
Non  un paese per uomini come noi.
Ma... perdonatemi... siete ebreo, professore?
No. Sono cattolico. Ho studiato a Roma. Pronunci la r
arrotata all'italiana.
E allora perch ve ne preoccupate, signore?
Non dovrei?
Molti non lo fanno.
Vago scroll le spalle. Qualcuno s.
Apr un fascicolo sulla
scrivania. A tutto colore, ecco le riproduzioni delle copertine
disegnate da Andrs per Passato e futuro: linoleografie di un
copista che inchiostrava una pergamena, un padre con i figli alla
sinagoga, una donna che accendeva due candele sottili. Andrs
ebbe l'impressione di vedere i propri lavori per la prima volta.
I soggetti gli parevano sentimentali, la composizione ovvia o
infantile. Non riusciva a credere di essersi guadagnato in quel
modo l'ammissione alla scuola. Non aveva avuto la possibilit di
sottoporre a Vago il portfolio con il quale aveva fatto domanda
di iscrizione alle facolt di Architettura ungheresi: disegni
particolareggiati del Parlamento e del Castello, viste tridimensionali
degli interni di chiese e biblioteche, lavori su cui aveva
sudato per ore alla scrivania di Passato e futuro. Sospettava
per che anche quelli sarebbero parsi sgraziati e dilettanteschi
in confronto alle opere di Vago, ai progetti impeccabili e ai
fantastici prospetti appesi alle pareti.
Sono qui per imparare, signore, disse. Ho realizzato
quelle copertine molto tempo fa.
E sono eccellenti, puntualizz Vago. C' una precisione,
un'accuratezza di prospettiva rara in un artista alle prime
armi. Hai un grande talento naturale,  evidente. Le composizioni
sono asimmetriche ma ben bilanciate. I temi sono antichi
ma le linee sono moderne. Ottime qualit da trasferire nel tuo
lavoro di architetto.
Andrs si allung a prendere la copertina che mostrava un
uomo e i suoi figli in preghiera. Aveva inciso l'originale sul linoleum
a lume di candela, nell'appartamento di Hrsfa utca.
Anche se all'epoca non ci si era soffermato e perch no, se
adesso era cos chiaro? l'uomo in talled era suo padre, i figli
i suoi fratelli.
Un ottimo lavoro, disse Vago. Non sono stato l'unico
a pensarlo.
Non  architettura, obiett Andrs, e restitu la copertina
all'insegnante.
L'architettura la imparerai. E intanto studierai il francese.
 l'unica, per sopravvivere qui. Io posso aiutarti, ma non farti
da interprete a ogni lezione. Quindi verrai qua tutte le mattine,
un'ora prima di andare in classe, e ti eserciterai in francese
con me.
Qui con voi, signore?
S. D'ora in poi parleremo solo in francese. Ti insegner
tutto quello che so. E per l'amor del cielo, piantala di chiamarmi
signore come se fossi un ufficiale dell'esercito. I suoi
occhi assunsero un'espressione seria, ma la bocca gli si storse a
sinistra in un broncio alla francese. L'architecture n'est pas un
jeu d'enfants, disse con una voce profonda e sonora che riproduceva
alla perfezione, per altezza e tono, quella del professor
Perret. L'architecture, c'est l'art le plus srieux de tous.
L'art le plus srieux de tous, ripet Andrs nello stesso
tono profondo.
Non, non! url Vago. La voce di monsieur le Directeur
 una mia esclusiva. Tu, per cortesia, parlerai com' d'uopo che
parli Andrs l'umile studente. Sono Andrs l'Umile Studente, disse Vago in francese. Ripeti, prego.
Sono Andrs l'Umile Studente.
Imparer un francese impeccabile grazie a monsieur Vago.
Imparer un francese impeccabile grazie a monsieur Vago.
Ripeter tutto quello che dice.
Ripeter tutto quello che dice.
Ma non con la voce di monsieur le Directeur.
Ma non con la voce di monsieur le Directeur.
Posso farti una domanda? chiese Vago, stavolta in ungherese,
con un'espressione schietta. Ho fatto bene a portarti
qua? Ti senti solo da morire? Non  troppo, tutto questo?
 troppo s, rispose Andrs. Sar strano, ma mi sento
felice.
Io ero molto, molto infelice quando arrivai qui per la prima
volta, disse Vago, risistemandosi sulla sedia. Avevo finito
l'universit a Roma tre settimane prima, e mi ero iscritto alle
Beaux-Arts. Quella scuola non era certo il posto adatto a uno
con il mio carattere. I primi mesi furono una tragedia! Odiavo
Parigi con tutto me stesso. Guard il pomeriggio grigio e
gelido fuori dalla finestra dell'ufficio. Andavo in giro tutto
il giorno, per assimilare ogni cosa: la Bastille e le Tuileries, il
Luxembourg, Notre-Dame, l'Opra... e maledicevo ogni angolo,
ogni pietra di questa citt. Niente a che vedere con Budapest,
nel caso non te ne fossi accorto. Dopo un po' mi trasferii
alla cole Spciale. Fu l che iniziai a innamorarmi di Parigi.
Adesso non riesco a immaginare di vivere altrove. Tra qualche
tempo, ti sentirai cos anche tu.
Comincio gi a sentirmi un po' cos.
Aspetta e vedrai, disse Vago, e sogghign. Sar sempre
peggio.
La mattina Andrs comprava il pane alla piccola boulangerie
vicino a casa e il giornale al chiosco sull'angolo; quando
gli faceva cadere le monete in mano, l'edicolante intonava un
rauco Merci. Tornato nella sua stanza, mangiava un croissant
e beveva t zuccherato dal barattolo di marmellata vuoto.
Guardava le fotografie sul giornale e cercava di seguire le notizie
sulla guerra civile spagnola, secondo cui il Front Populaire
stava perdendo terreno nei confronti dei nationalistes. Si
proibiva di colmare le lacune acquistando un quotidiano ungherese
per esuli; l'urgenza delle notizie alleggeriva lo sforzo
di tradurre. Ogni giorno giungeva l'eco di nuove atrocit:
adolescenti uccisi a colpi d'arma da fuoco nei vicoli, anziani
passati a baionetta negli uliveti, villaggi bombardati. L'Italia
accusava la Francia di aver violato l'embargo delle armi che
essa stessa aveva imposto; grossi carichi di munizioni sovietiche
stavano arrivando all'esercito repubblicano. La Germania
invece aveva portato la legione Condor, l'unit aerea schierata
con i nazionalisti spagnoli, a diecimila uomini. Andrs leggeva
le notizie con disperazione crescente, invidioso a volte dei
ragazzi corsi a combattere per l'esercito repubblicano. Ormai
erano tutti coinvolti, e lui lo sapeva; qualsiasi altro punto di
vista significava negare la realt.
Con la mente piena di immagini raccapriccianti del fronte
spagnolo, Andrs percorreva i marciapiedi ricoperti di foglie
verso la cole Spciale e si distraeva ripetendo termini architettonici
francesi: toit, fentre, porte, mur, corniche, balcon, balustrade,
souche de chemine. A scuola, imparava la differenza
tra stereobate e stilobate, base e trabeazione; imparava quale
insegnante preferisse segretamente il decorativo al funzionale
e quale fosse un seguace del culto perretiano del cemento armato.
Con la classe di statica visit la Sainte-Chapelle, dove apprese
che gli ingegneri del Duecento avevano scoperto un metodo
per rinforzare la costruzione con travi reticolari di ferro
e sostegni di metallo; i sostegni erano nascosti nel telaio delle
vetrate istoriate che si elevavano fino alla sommit della cappella.
Mentre il mattino filtrava dal vetro in fasci di luce rossa
e blu, si era fermato al centro della navata maggiore in preda a
una sorta di esaltazione mistica. Che importava se quella era una
chiesa cattolica, se le vetrate ritraevano Cristo e una schiera di
santi. Ci che provava lui non c'entrava tanto con la religione,
quanto con la sensazione di un progetto armonioso, dell'incontro
perfetto tra forma e funzione in quella struttura. Un lungo
spazio verticale teso a suggerire la strada che portava a Dio e a
una conoscenza pi profonda dei misteri. Erano stati degli architetti
a realizzarlo, centinaia d'anni prima.
Pierre Vago, fedele alla parola data, faceva lezione ad Andrs
ogni mattina per un'ora. Il francese imparato a scuola gli era
tornato subito alla memoria, e nel giro di un mese aveva assorbito
molto pi di quanto avesse appreso dal suo insegnante
al gimnzium. A met ottobre quella lezione era ormai diventata
una lunga conversazione; Vago era bravissimo a trovare
gli argomenti per farlo parlare. Gli chiedeva dei suoi anni a
Konyr e Debrecen: che cosa aveva studiato, chi erano i suoi
amici, dov'era vissuto, a chi aveva voluto bene. Andrs parl
a Vago di va Kernyi, la ragazza che lo aveva baciato nel
giardino del Dri Museum di Debrecen e poi lo aveva freddamente
respinto; gli raccont la storia dell'unico paio di calze
in seta di sua madre, che le aveva regalato lui stesso per
Hanukkah con i soldi guadagnati svolgendo i compiti di disegno
per i suoi compagni. (I fratelli avevano fatto a gara per prenderle
il regalo pi bello; ma quando aveva visto le calze lei
aveva reagito con una gioia cos infantile che nessuno aveva
potuto contestare la vittoria di Andrs. Pi tardi quella sera,
Tibor gli si era seduto sopra in cortile e gli aveva schiacciato
la faccia nella terra gelata, prendendosi la rivincita in qualit
di fratello maggiore). Vago, che era figlio unico, sembrava
apprezzare i racconti su Mtys e Tibor; gliene faceva narrare
le storie e tradurre le lettere in francese. In particolare, s'interess
al desiderio di Tibor di studiare in Italia. A Roma, il
padre di un ragazzo che conosceva aveva insegnato medicina
alla facolt di Modena; avrebbe scritto un paio di lettere, disse,
e visto che cosa si poteva fare.
Andrs non ci rimugin pi di tanto quando Vago glielo disse;
sapeva che era molto occupato, che la posta internazionale
era lenta e che quel signore di Roma magari non condivideva
le stesse idee sull'istruzione dei giovani ebrei ungheresi. Una
mattina, per, trov Vago ad aspettarlo con una lettera in mano:
aveva saputo che forse il professor Turano sarebbe riuscito
a organizzare l'iscrizione di Tibor per gennaio.
Mio Dio! disse Andrs.  un miracolo! Come avete fatto?
Ho valutato bene le mie conoscenze, rispose Vago con
un sorriso.
Devo scrivere subito un telegramma a Tibor. Da dove posso
spedirne uno?
Vago alz una mano per invitarlo alla prudenza. Io non gli
scriverei, per il momento, sugger. E ancora e soltanto una
possibilit. Meglio non farlo sperare invano.
Secondo voi, quante probabilit ci sono? Che cosa dice il
professore?
Dice che dovr presentare istanza al consiglio d'ammissione.
 un caso speciale.
Mi farete sapere non appena avrete notizie?
Naturalmente, ribatt Vago.
Ma doveva condividere quella prima buona notizia con qualcuno,
perci ne parl a Polaner, Rosen e Ben Yakov quella sera
alla mensa in rue des coles. Era lo stesso locale che Jzsef
gli aveva consigliato al suo arrivo. Per centoventicinque franchi
alla settimana potevano cenare ogni sera a base di patate, fagioli
e cavoli; mangiavano in una cantina rimbombante, seduti a
lunghi tavoli su cui erano incisi i nomi di migliaia di studenti.
Andrs diede la notizia su Tibor nel suo francese condito di accento
ungherese, sforzandosi di sovrastare il baccano. Gli altri
levarono i bicchieri e fecero gli auguri a suo fratello.
Che magnifica ironia, disse Rosen quando ebbero vuotato
i bicchieri. Siccome  ebreo, deve lasciare una monarchia
costituzionale per studiare medicina in una dittatura fascista.
Almeno non gli tocca raggiungerci in questa meravigliosa democrazia,
dove i giovani in gamba esercitano il diritto alla libert
di parola con tanto trasporto. Lanci un'occhiata a Polaner,
che abbass lo sguardo sulle sue belle mani bianche.
Che c'? chiese Ben Yakov.
Niente, disse Polaner.
Che cosa  successo? domand Ben Yakov, che non sopportava
di venir escluso dai pettegolezzi.
Te lo dico io che cosa  successo, rispose Rosen. Mentre
veniva a scuola ieri, a Polaner si  rotto il manico della cartella.
Ci siamo dovuti fermare ad aggiustarlo con un pezzo di spago.
Abbiamo fatto tardi alla lezione del mattino, te lo ricorderai:
siamo stati noi, a entrare alle dieci e mezza. Abbiamo dovuto
sederci in fondo, vicino a Lemarque, quello del secondo anno...
quel biondino infame, lo spione del laboratorio. Diglielo, Polaner,
come se n' uscito quando ci siamo messi nella sua fila.
Polaner pos il cucchiaio accanto al piatto di minestra.
Come se n' uscito secondo te.
Ha detto sporchi ebrei. L'hai sentito, forte e chiaro.
Ben Yakov guard Polaner.  vero?
Non lo so, disse Polaner. Ha detto qualcosa, ma non
ho sentito bene.
L'abbiamo sentito tutti e due. Tutti quelli vicino a noi
l'hanno sentito.
Sei paranoico, esclam Polaner, mentre la pelle delicata
intorno agli occhi gli diventava rossa. Gli altri si sono voltati
perch eravamo in ritardo, non perch ci ha chiamato sporchi
ebrei.
Magari a casa tua non  un problema, ma qui s, disse
Rosen.
Non voglio parlarne, obiett Polaner.
Tanto, che ci puoi fare? disse Ben Yakov. Se uno  imbecille,
sempre imbecille rimane.
Dargli una lezione, propose Rosen. Ecco che ci puoi fare.
No, disse Polaner. Non voglio avere fastidi per una cosa
che magari non  successa. Non voglio attrarre l'attenzione.
Voglio studiare e laurearmi. Chiaro?
Ad Andrs era chiarissimo. Ricordava di aver provato quella
sensazione gi alle elementari a Konyr: il desiderio di rendersi
invisibile. Ma non aveva previsto che lui o uno qualsiasi
dei suoi compagni ebrei avrebbero provato la stessa sensazione
a Parigi. Capisco, rispose. Per Lemarque non dovrebbe
pensare... si sforz di trovare le parole francesi, di potersela
cavare dopo aver detto una cosa del genere. Sempre che
l'abbia detta, cio.
Lvi sa che cosa voglio dire, insistette Rosen. Ma poi
appoggi il mento su una mano e si mise a fissare il piatto di
minestra. Del resto, non sono per niente sicuro di come dovremmo
comportarci. Se lo raccontassimo a qualcuno, sarebbe
la nostra parola contro quella di Lemarque. E lui ha un mucchio
di amici del quarto e quinto anno.
Polaner spinse via il piatto. Devo tornare in laboratorio.
Mi aspetta una notte intera di lavoro.
E di, Eli, disse Rosen. Non ti arrabbiare.
Non sono arrabbiato.  solo che non voglio guai, punto.
Polaner si mise il cappello e si gett la sciarpa al collo, e gli altri
lo guardarono farsi strada nel labirinto di tavoli, le spalle curve
sotto il velluto consunto della giacca.
Mi credi, vero? disse Rosen ad Andrs. Io lo so cosa
ho sentito.
Ti credo. Ma penso anch'io che non possiamo farci niente.
Non stavamo parlando di tuo fratello, un momento fa? domand Ben Yakov. Preferivo quello, come argomento di
conversazione.
Va bene, disse Rosen. Ho cambiato discorso, e guardate
cos' capitato.
Andrs si strinse nelle spalle. Comunque, secondo Vago
 troppo presto per festeggiare. Potrebbe anche finire in una
bolla di sapone.
Ma non  detto, fece Rosen.
S. E a quel punto, come ci hai fatto notare tu, Tibor andr
a vivere sotto una dittatura fascista. Perci  dura capire che
cosa augurarsi. Tutti gli scenari sono complicati.
La Palestina, disse Rosen. Uno Stato ebraico. Ecco che
cosa possiamo augurarci. Spero che tuo fratello ce la faccia, ad
andare a studiare in Italia sotto Mussolini, e spero che si prenda
la sua laurea in Medicina in barba al Duce. Intanto io, tu,
Polaner e Ben Yakov ci prenderemo la nostra in Architettura
qui a Parigi, e poi emigreremo tutti. D'accordo?
Non sono sionista, disse Andrs.  l'Ungheria, la mia
patria.
Non in questo momento per, giusto? disse Rosen. E
Andrs non pot dargli torto.
Nelle due settimane successive attese novit da Modena. A
lezione di statica, calcol la distribuzione del peso lungo l'arco
inferiore del Pont du Diable, sperando di distrarsi un po' grazie
alla simmetria delle equazioni; a disegno, tracci un'assonometria
in scala della facciata della Gare d'Orsay, smarrendosi con riconoscenza
nelle misurazioni degli intricati quadranti d'orologio
e della sfilata di portali ad arco. In laboratorio tenne d'occhio
Lemarque, che lanciava spesso sguardi tanto evidenti quanto
imperscrutabili a Polaner, senza dire nulla di interpretabile come
un insulto. Ogni mattina, nell'ufficio di Vago, sbirciava le
lettere sulla scrivania, cercandone una col francobollo italiano;
ma passavano i giorni e la lettera non arrivava.
Poi, un pomeriggio, mentre cancellava leggeri tratti di matita
dalla sua assonometria della Gare d'Orsay, la splendida Lucia
della segreteria entr in laboratorio con un foglietto ripiegato
in mano. Lo diede al sorvegliante del quinto anno che vigilava
sulla sessione di lavoro e usc senza degnare di uno sguardo
nessun altro studente.
Lvi, disse il sorvegliante, un ragazzo dagli occhi severi
e i capelli simili a un'esplosione di paglia bionda. Ti vogliono
nell'ufficio privato di Le Colonel.
Smisero tutti di parlare. Le matite rimasero a mezz'aria nelle
mani degli allievi. Le Colonel era il soprannome di Auguste
Perret, a scuola. Tutti gli sguardi si appuntarono su Andrs:
Lemarque gli rivolse un sorrisetto. Lui ficc le matite in borsa,
domandandosi che cosa potesse volere. Gli venne in mente che
forse c'entrava con Tibor e l'Italia; forse Vago aveva chiesto
il suo aiuto. Forse si era speso con i suoi amici all'estero, e ora
sarebbe stato lui a dargli la notizia.
Andrs divor le due rampe di scale da cui si accedeva al corridoio
che ospitava gli uffici privati degli insegnanti e si ferm
di fronte alla porta chiusa di Perret. Dall'interno gli arrivava
il parlottio delle voci soffocate di Perret e Vago. Buss. Vago
gli grid di entrare, e lui apr la porta. Dentro, in piedi in un
raggio di luce accanto a una delle alte finestre che si affacciavano
su boulevard Raspail, vide il professor Perret in maniche
di camicia. Vago stava appoggiato alla scrivania, con un telegramma
in mano.
Buon pomeriggio, Andrs, disse Perret, dando le spalle
alla finestra. Gli indic di accomodarsi su una poltroncina di
pelle vicino alla scrivania. Andrs si sedette, lasciando scivolare
a terra la cartella. L'aria nell'ufficio di Perret era viziata e
immobile. A differenza di quello di Vago, con la sua profusione
di disegni alle pareti, le sculture in materiali di recupero e
il tavolo da lavoro inondato di progetti, nell'ufficio di Perret
regnavano ordine e austerit. Sul ripiano in marocchino della
scrivania erano allineate tre matite; alcuni progetti perfettamente
arrotolati occupavano gli scaffali di legno; un modello
immacolato del Thtre des Champs-Elyses svettava in una
teca di vetro su una console.
Perret si schiar la gola e cominci. Abbiamo ricevuto notizie
preoccupanti dall'Ungheria. Molto preoccupanti. Forse 
pi semplice se il professor Vago ti spiega in ungherese. Anche
se ho sentito che il tuo francese  notevolmente migliorato.
Non aveva pi nulla di marziale nella voce e gli rivolse
uno sguardo cos gentile e dispiaciuto che ad Andrs si gelarono
le mani.
 un po' complicato, disse Vago in ungherese. Provo
a spiegarti, se permetti. Mi ha scritto il padre del mio amico,
il professore. C' un posto per tuo fratello alla facolt di Medicina
di Modena.
Vago fece una pausa. Andrs trattenne il respiro e aspett
che continuasse.
Il professor Turano ha scritto all'organizzazione ebraica che
finanzia la tua borsa di studio. Voleva capire se si potevano trovare
i soldi anche per Tibor. Ma la sua richiesta  stata respinta,
con molte scuse. Questa settimana in Ungheria sono state
imposte nuove restrizioni. A tutt'oggi, nessuna organizzazione
pu spedire denaro ai ragazzi ebrei che studiano all'estero. Il
governo ha congelato i fondi dell'Izraelita Hitkzsg, compresi
quelli che spettavano a te.
Andrs batt le palpebre, cercando di comprendere cosa intendesse
dire.
Non  un problema solo per Tibor, prosegu Vago, fissandolo
negli occhi.  un problema anche per te. In breve,
non possono pi pagarti la borsa di studio. A essere sinceri,
mio giovane amico, nessuno ti ha mai pagato la borsa di studio.
L'assegno del primo mese non  mai arrivato, quindi ti ho
pagato io le tasse, di tasca mia. Credevo si trattasse di un ritardo
momentaneo. Si interruppe per lanciare un'occhiata al
professor Perret, che era rimasto a osservarli mentre Vago dava
la notizia in ungherese. Monsieur Perret non sa da dove
arrivano quei soldi e non c' bisogno che lo sappia, quindi per
favore non tradire nessuna sorpresa. Gli ho detto che andava
tutto bene. Solo che io non sono ricco. Ti pagherei volentieri
le tasse anche questo mese, ma non posso.
Nel petto di Andrs si form un blocco di ghiaccio, lento
e gelido. La sua borsa di studio non poteva pi essere pagata.
La sua borsa di studio non era mai stata pagata. D'improvviso
comprese la gentilezza e il rammarico di Perret.
Ti consideriamo un allievo brillante, disse Perret in francese.
Non vorremmo perderti. La tua famiglia pu venirti
incontro?
La mia famiglia? La voce di Andrs suon esile e incerta
sotto l'alto soffitto di quella stanza. Vide suo padre accatastare
assi di quercia nel deposito di legname, sua madre cucinare patate
e peperoni sulla stufa della cucina esterna. Pens alle calze di seta
grigia che le aveva regalato dieci anni prima per Hanukkah, a lei
che le piegava in un semplice riquadro e le riponeva nella confezione,
che le indossava esclusivamente per andare alla sinagoga.
La mia famiglia non ha tutti quei soldi, disse.
 terribile, disse Perret. Se solo potessimo fare qualcosa.
Prima della Depressione assegnavamo moltissime borse di
studio, ma ora... Guard le nuvole basse fuori dalla finestra
e si accarezz la barba da soldato. Le tue spese sono coperte
fino a fine mese. Vedremo cosa si pu fare prima di allora, ma
temo di non poterti dare molte speranze.
Andrs tradusse mentalmente quelle parole: Non poterti
dare molte speranze.
Quanto a tuo fratello, disse Vago,  una vergogna, accidenti.
Turano aveva una gran voglia di aiutarlo.
Andrs cerc di riscuotersi dallo sgomento. Era importante
che capissero la faccenda di Tibor, la faccenda dei soldi. Non
importa, disse, tentando di mantenere ferma la voce. La
borsa di studio non  importante. Per Tibor, intendo. Sono sei
anni che mette da parte i soldi. Gli basteranno senz'altro per il
biglietto del treno e il primo anno di tasse. Stasera gli mander
un telegramma. Il padre del vostro amico pu tenergli il posto?
Immagino di s, riprese Vago. Gli scrivo subito, se per
te va bene. Ma forse tuo fratello pu dare una mano anche a te,
se ha dei risparmi.
Andrs scosse la testa. Non posso dirglielo. Non ha risparmiato
abbastanza per tutti e due.
Sono proprio desolato, comment ancora Perret, andandogli
incontro per stringergli la mano. Il professor Vago mi
dice che sei un giovanotto pieno di risorse. Forse troverai una
soluzione. Da parte nostra, vedr che cosa posso fare.
Era la prima volta che Perret lo toccava. Per Andrs fu come
se gli avessero appena detto che aveva un male incurabile,
come se l'ombra della morte imminente avesse esonerato Perret
dai formalismi. Il rettore gli diede una pacca sulla schiena mentre
lo accompagnava alla porta. Coraggio, disse, facendogli
un saluto militare e scaricandolo in corridoio.
Andrs scese nella polverosa luce gialla che illuminava le scale,
super l'aula dove il suo disegno della Gare d'Orsay giaceva
abbandonato sul banco, super la splendida Lucia e varc il
portone blu di quella che ormai considerava la sua scuola. Percorse
boulevard Raspail fino a un ufficio postale, dove chiese
un modulo per telegramma. Sulle fitte righe azzurre scrisse il
messaggio che aveva composto strada facendo. Posto sicuro
per te in facolt Medicina Modena gratias amico Vago. Procura
subito passaporto e visti. Evviva! Per un attimo, in una nebbia
di autocommiserazione, pens di tralasciare la parola evviva.
Ma all'ultimo momento la inser, pagando dieci centimes
in pi, poi torn sul boulevard. Le automobili continuavano a
sfrecciargli accanto, la luce del pomeriggio cadeva allo stesso
modo di sempre, i pedoni si affrettavano intorno a lui con la
spesa, i disegni e i libri, l'intera citt indifferente a quanto era
appena successo in un ufficio dell'cole Spciale.
Senza vedere, senza pensare, prese la stretta curva di rue
de Fleurus in direzione del Jardin du Luxembourg, dove trov
una panchina verde all'ombra di un platano. Da l si vedeva
l'apiario, e Andrs scorse l'uomo incappucciato che controllava
i favi di un'arnia. Aveva testa, braccia e gambe nere di api.
Lenti e intorpiditi dal fumo, gli insetti vagavano sul suo corpo
come mucche al pascolo. A scuola Andrs aveva appreso
che esistevano api in grado di mutare natura, all'occorrenza.
Quando moriva la regina, un'altra ape poteva sostituirla: si disfaceva
della vita precedente e assumeva un corpo nuovo, un
ruolo diverso. Da quel momento in poi avrebbe deposto uova e
conversato della salute dell'alveare con le sue attendenti. Lui,
Andrs, era nato ebreo e portava la cappa di quell'identit da
ventidue anni. A otto giorni lo avevano circonciso. Nel cortile
di scuola aveva sopportato gli sfott dei bambini cristiani, in
classe la disapprovazione degli insegnanti quando doveva saltare
le lezioni del sabato. Allo Yom Kippur aveva digiunato;
di sabato era andato alla sinagoga; a tredici anni aveva letto un
passo della Torah ed era diventato un uomo, secondo la legge
ebraica. A Debrecen aveva frequentato il gimnzium ebraico e
trovato lavoro in una rivista ebraica dopo la maturit. Con Tibor
aveva vissuto nel quartiere ebraico di Budapest e frequentato
la sinagoga in Dohny utca. Aveva incontrato il fantasma
del numerus clausus, lasciato patria e famiglia per trasferirsi a
Parigi. Persino l c'erano individui come Lemarque, gruppi di
studenti che manifestavano contro gli ebrei e non pochi quotidiani
antisemiti. E ora quel nuovo peso da sopportare, quella
nuova preoccupazione. Per un momento, seduto sulla panchina
del Jardin du Luxembourg, si domand come sarebbe stato
lasciarsi alle spalle l'identit ebraica, smettere il suo credo
come un cappotto troppo pesante nella bella stagione. Ripens
alla visita alla Sainte-Chapelle in settembre, alla sacralit e alla
quiete del luogo, alle poche frasi a lui note della messa che gli
vagavano per la mente: Kyrie eleison, Christe eleison. Signore,
piet, Cristo, piet.
Per un momento gli parve semplice, chiaro: diventare cristiano,
di pi, cattolico romano, come i cristiani che avevano concepito
Notre-Dame e la Sainte-Chapelle, il Mtys Templom
e la basilica di Szent Istvn a Budapest. Abbandonare la vita
precedente, intraprenderne una nuova. Ricevere ci che gli era
stato negato. Ricevere piet.
Ma quando gli venne in mente la parola piet fu in yiddish:
rachmones, la cui radice rechem era utero in ebraico.
Rachmones: una compassione profonda e innegabile quanto il
sentimento di una madre per il proprio figlio. Aveva invocato
quel sentimento ogni anno alla sinagoga di Konyr, alla vigilia
dello Yom Kippur. Aveva chiesto perdono, aveva digiunato ed
era uscito sentendosi purificato. Ogni anno aveva provato il
bisogno di chiedere conto alla propria anima, di perdonare ed
essere perdonato. Ogni anno i suoi fratelli lo avevano affiancato
alla sinagoga, Mtys piccolo e fiero a sinistra, Tibor smilzo
e con la voce profonda a destra. Vicino a loro c'era il padre nel
solito talled, e dietro la parete che separava la sezione femminile
c'era la madre: paziente, indulgente, solida, presenza certa
anche quando non la vedevano. Non poteva smettere di essere
ebreo senza smettere di essere un fratello per i suoi fratelli e un
figlio per i suoi genitori.
Si alz, lanciando un'ultima occhiata all'apicoltore e alle api,
e si incammin attraverso il parco in direzione di casa. Non
pensava pi a ci che era accaduto ma a ci che avrebbe dovuto
fare: trovare un lavoro, guadagnare il denaro necessario per
rimanere a scuola. Non era francese, certo, ma non importava;
a Budapest, migliaia di lavoratori venivano pagati sottobanco e
nessuno ne sapeva niente. L'indomani era sabato. Gli uffici sarebbero
stati chiusi, ma negozi e ristoranti no: panetterie, drogherie,
librerie, rivendite di materiali per le belle arti, brasserie,
boutique da uomo. Se Tibor riusciva a lavorare a tempo pieno
in un negozio di scarpe e a studiare anatomia di notte, lui poteva
lavorare e andare a scuola. Quando arriv in rue des coles,
stava gi componendo mentalmente la frase che gli serviva:
cerco lavoro. In ungherese, Allst keresek. In francese, Je
cherche... Je cherche... un lavoro. Sapeva la parola: un boulot.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Thtre Sarah-Bernhardt.
...
.
...
Quell'autunno al Sarah-Bernhardt rappresentavano La madre,
una nuova opera di Bertolt Brecht, tutte le sere alle nove
tranne il luned. Il teatro si trovava in pieno centro, in place du
Chtelet. Offriva cinque lussuosi ordini di posti e la consapevolezza
esaltante che la voce della signorina Bernhardt aveva
riempito quello spazio, aveva scosso la catena di quel lampadario.
Da qualche parte c'era il camerino con i rivestimenti panna
e oro e la vasca dorata dove si favoleggiava che l'attrice avesse
fatto il bagno nello champagne. Il primo sabato di novembre
gli attori erano stati convocati per una prova fuori programma;
Claudine Villareal-Bloch, protagonista dello spettacolo, era stata
colpita da una grave forma di affaticamento vocale che tutti
attribuirono tacitamente alla sua nuova storia d'amore con un
giovane addetto stampa brasiliano. In quelle circostanze un tantino
imbarazzanti la sua sostituta era stata chiamata all'ultimo
momento a subentrarle nel ruolo. Marcelle Grard passeggiava
furibonda in camerino, chiedendosi come si fosse permessa
Claudine Villareal-Bloch di giocarle quel tiro; sembrava l'avesse
fatto apposta per umiliarla. Madame Villareal-Bloch sapeva
che Marcelle Grard, indispettita dalla posizione di sostituta,
non aveva studiato la parte. Quella mattina alle prove aveva dimenticato
le battute e si era impappinata come una dilettante.
Nel suo ufficio in fondo al corridoio, Zoltn Novak bevve uno
scotch liscio e si chiese che ne sarebbe stato di lui se lo spettacolo
si fosse fermato, se Marcelle Grard fosse impietrita in
scena come era successo alle prove quella mattina. La sera dopo
in teatro era prevista addirittura la presenza del ministro della
Cultura; questo per dire fino a che punto era diventato famoso
il nuovo dramma di Brecht e fino a che punto era disastrosa la
situazione. Se l'indomani sera si fossero coperti di ridicolo, la
colpa sarebbe ricaduta su Novk, l'ungherese. I fallimenti non
erano francesi.
Zoltn Novk aveva una voglia matta, disperata, di fumare.
Ma non poteva. La sera prima, quando aveva appreso che madame
Villareal-Bloch non stava bene, sua moglie gli aveva nascosto
le sigarette, sapendo che rischiava di esagerare; gli aveva
fatto giurare di non ricomprarle, minacciandolo di annusargli
i vestiti per scoprire se avesse fumato. Mentre Novk passeggiava
nel suo ufficio in preda all'ansia per l'astinenza da nicotina,
l'assistente alla produzione entr con una serie di messaggi
urgenti. Il trovarobe non aveva i badili da operaio per la terza
scena; dovevano farne a meno o comprarli nuovi? Avevano
sbagliato il nome di madame Grard sul programma della sera
dopo (Gurard, un errore trascurabile), dovevano ristamparli
tutti? Infine c'era un ragazzo, gi, che cercava lavoro. Diceva
di conoscere monsieur o almeno cos sembrava, non parlava
bene francese. Come si chiamava? Aveva un nome straniero.
Lvi. Undrash.
Comprate i badili nuovi per gli operai. Lasciate stare i programmi,
costa troppo ristamparli. E no, non conosceva nessun
Lvi Undrash. E comunque, che Dio lo aiutasse, l'ultima cosa
che aveva da offrire in quel momento era un lavoro.
Andrs contava di arrivare a lezione il luned con una notizia
trionfante per il professor Vago: aveva trovato lavoro, si era
organizzato per pagarsi gli studi, quindi non avrebbe lasciato la
scuola. Invece eccolo che si trascinava lungo boulevard Raspail
tirando calci ai ramoscelli dalla frustrazione. Per tutto il fine settimana
aveva battuto il Quartiere latino in cerca di lavoro; aveva
bussato alle porte principali e a quelle di servizio, dai fornai e nei
garage; aveva perfino osato domandare a uno studio grafico dove
un giovane lavorava al tavolo da disegno in maniche di camicia.
Quello lo aveva guardato con una sorta di sbigottito disprezzo,
invitandolo a ripassare dopo la laurea. Andrs aveva continuato
a camminare, affamato e intirizzito dalla pioggia, rifiutando di
arrendersi. Aveva attraversato la Senna nella nebbia, cercando
di immaginare a chi rivolgersi per un aiuto; alzando gli occhi si
era accorto di essere arrivato in place du Chtelet. Li gli era venuto
in mente che poteva presentarsi al Thtre Sarah-Bernhardt
e chiedere di vedere Zoltn Novk che, in fondo, lo aveva invitato
a fargli visita. Poteva andarci subito; erano le sette e mezzo,
e forse Novk era gi in teatro prima dello spettacolo. Ma
al Sarah-Bernhardt era stato messo alla porta educatamente,
con tante scuse e un'abbondante, affettuosa raffica di francese da un giovane che sosteneva di aver parlato direttamente con
Novk, il quale non aveva mai sentito nominare Andrs. Aveva
trascorso il resto della serata e il giorno successivo ancora a cercare
lavoro, senza per incontrare maggior fortuna. Alla fine si
era ritrovato a casa, seduto al tavolo accanto alla finestra, con
in mano un telegramma del fratello. Notizia incredibile! Grazie
in eterno a te e Vago. Domani chiedo il visto per studenti.
Modena. Urr! Tibor.
Avrebbe dato qualunque cosa per vedere il fratello, per raccontargli
gli ultimi avvenimenti e chiedergli un parere. Ma
Tibor era a Budapest, a milleduecento chilometri di distanza.
Non c'era modo di chiedere o ricevere consigli di quel tipo per
telegramma, e una lettera avrebbe impiegato troppo tempo. Ovviamente
ne aveva parlato con Rosen, Polaner e Ben Yakov alla
mensa studentesca quel fine settimana; la loro rabbia gli aveva
fatto piacere, la loro comprensione lo aveva rafforzato, ma potevano
fare ben poco per aiutarlo. In ogni caso non erano suo
fratello; non potevano capire cosa significasse la borsa di studio
per lui, n cosa avrebbe significato perderla.
Alle sette di mattina l'cole Spciale era deserta. I laboratori
erano silenziosi, il cortile era vuoto, l'anfiteatro una cavit
risonante. Sapeva che, se avesse guardato, avrebbe trovato
degli studenti addormentati sulle scrivanie, studenti rimasti
svegli tutta la notte a bere caff e fumare sigarette per lavorare
ai disegni o ai modelli. Le notti in bianco erano normali
all'cole Spciale. Giravano voci su pillole che miglioravano le
prestazioni mentali e permettevano di stare in piedi per giorni,
settimane. Giravano leggende su grandi svolte artistiche che si
erano prodotte dopo settantadue ore di veglia. E racconti di
crolli disastrosi. Un laboratorio era chiamato l'atelier du suicide.
Gli studenti anziani raccontavano ai pi giovani di un uomo
che si era sparato quando il rivale aveva vinto l'annuale Prix de
l'Amphithtre. Proprio in quello studio, sulla parete accanto
alla lavagna, era visibile il buco aperto da un'esplosione. Quando
Andrs gli aveva chiesto del suicidio, Vago aveva risposto
che quella storia circolava anche ai tempi in cui era studente
lui e che nessuno poteva confermarla. Per serviva senz'altro
da ammonimento.
Nell'ufficio di Vago c'era la luce accesa; Andrs vide il riquadro
giallo dal cortile. Sal di corsa le tre rampe di scale e buss.
Ci fu un lungo silenzio prima che Vago aprisse la porta; comparve
davanti ad Andrs senza scarpe, stropicciandosi gli occhi
col pollice e l'indice macchiati di inchiostro. Aveva il colletto
della camicia aperto, i capelli arruffati. Tu, disse in ungherese.
Una parola piccola, insaporita da una punta di affetto. Te.
Io, disse Andrs. Ancora qui, per il momento.
Vago lo fece entrare nell'ufficio e gli indic il solito sgabello.Poi lo lasci solo per qualche minuto e torn con l'aria di
essersi lavato il viso con l'acqua calda e averlo asciugato con
un telo ruvido. Odorava del sapone alla pomice che serviva a
smacchiare le mani dall'inchiostro.
Allora? sollecit e si accomod dietro la scrivania.
Tibor vi manda i suoi pi profondi ringraziamenti. Ha fatto
domanda per il visto.
Ho gi scritto al professor Turano.
Grazie, disse Andrs. Di cuore.
E tu come stai?
Non molto bene, come potete immaginare.
Sei in pensiero per come pagarti gli studi?
Lei non lo sarebbe?
Vago spinse indietro la sedia e and a guardare fuori dalla finestra.
Dopo un momento si volt e si pass le mani fra i capelli.
Senti, disse, non ho molta voglia di insegnarti il francese
stamattina. Perch invece non facciamo esperienza sul campo?
Abbiamo un'ora e mezza abbondante prima della lezione.
Siete voi il professore, disse Andrs.
Vago prese il cappotto dal gancio di legno e se lo infil. Spinse
Andrs fuori dalla porta, lo segu gi per le scale e lo pilot
oltre il portone blu della scuola. Su boulevard Raspail si cerc
delle monete in tasca; scese con Andrs le scale della metropolitana
proprio mentre sopraggiungeva il treno. Arrivarono a
Motte-Picquet e presero la 8, poi cambiarono di nuovo a Michel-Ange
Molitor. Finalmente, a un'oscura fermata chiamata
Billancourt, Vago fece scendere Andrs dal treno e uscirono
insieme in un viale di periferia. L'aria era pi fresca che in
centro; i commercianti innaffiavano i marciapiedi in vista della
giornata di lavoro e i garzoni pulivano le vetrine dei negozi sul
viale. Una fila di ragazzine in giacchetta di lana nera procedeva
spedita, condotta da una matrona con la piuma sul cappello.
Siamo quasi arrivati, disse Vago. Guid Andrs fino in
fondo al viale, svolt in una stradina commerciale e poi in una
lunga via residenziale, quindi in un'altra via residenziale pi
stretta fiancheggiata da villette grigie bifamiliari e da solide case
con il tetto rosso che improvvisamente lasciavano il posto a
un edificio imponente a forma di nave bianca, triangolare, costruito
sullo spicchio di terra dove due strade si incontravano
ad angolo acuto. Gli appartamenti avevano le finestre a obl
e profondi balconi con le porte scorrevoli, come fosse un vero
transatlantico; si proiettava in avanti nel mattino con una prua
di finestre curve e archi lattei di cemento armato.
Nome dell'architetto? chiese Vago.
Pingusson. Qualche settimana prima erano andati a vedere
le sue opere all'Esposizione internazionale; lo studente del
quinto anno che fungeva da guida aveva decantato la semplicit
delle linee di Pingusson e il senso non convenzionale delle
proporzioni.
Esatto, disse Vago. Uno dei nostri, dell'cole Spciale.
L'ho conosciuto a un convegno di architettura in Russia cinque
anni fa e da allora siamo diventati amici. Ha scritto pezzi molto
acuti per L'Architecture d'Aujourd'hui. Pezzi che hanno
invogliato la gente a leggere la rivista proprio quando stava per
decollare. E poi  un fuoriclasse a poker. Giochiamo ogni sabato.
A volte viene a trovarci anche il professor Perret. Come
giocatore  una schiappa, ma gli piace chiacchierare.
Immagino, disse Andrs.
Be', indovina un po' di che abbiamo parlato sabato scorso?
Andrs si strinse nelle spalle.
Non indovini proprio?
Della guerra civile in Spagna.
No, mio giovane amico. Abbiamo parlato di te. Del tuo problema.
Della borsa di studio. Della tua mancanza di fondi. Intanto
Perret continuava a versare champagne. Un eccellente Canard-Duchne
del '26, regalo di un cliente. Ebbene, Georges-Henri,
sarebbe Pingusson,  un uomo di intelligenza straordinaria. Ha
progettato una quantit di edifici stupendi qui a Parigi e ha una
casa piena di premi che lo attestano.  anche ingegnere, sai,
non solo architetto. Gioca a poker come uno che s'intende di
matematica. Ma quando beve champagne diventa romantico e
sbruffone. Verso mezzanotte ha sbattuto il libretto degli assegni
sul tavolo e ha detto a Perret che se lui, Perret, avesse vinto la
prossima mano, allora lui, Pingusson intendo, ti avrebbe dato
una mano a pagare gli studi e le tasse scolastiche.
Andrs fiss Vago. Com' andata?
Perret ha perso, ovviamente. Non credo di averlo mai visto
battere Pingusson. Ma lo champagne aveva gi fatto effetto. E
furbo, il nostro Perret. Gira e rigira,  pi furbo di Pingusson.
In che senso?
Dopo siamo tutti in strada a cercare di prendere un taxi.
Perret, sobrio come l'acqua, scuote la testa. Certo che  proprio
un peccato per il giovane Lvi, dice. Una tragedia. E
Georges-Henri, ciucco di champagne, si butta praticamente in
ginocchio sul marciapiede e implora Perret di permettergli di
prestarti i soldi. Il cinquanta per cento, dice, non un centesimo
di meno. Se il ragazzo riesce a rimediare l'altra met, dice,
tienilo a scuola.
Non state parlando sul serio, dubit Andrs.
Temo di si.
Ma il mattino dopo sar rinsavito.
No. Perret glielo ha fatto mettere per iscritto la sera stessa.
Comunque sia, Pingusson  in debito con Perret. Ha ricevuto
parecchi favori da lui.
E che tipo di garanzia vuole per il prestito?
Nessuna, disse Vago. Perret gli ha detto che sei un gentiluomo.
E che guadagnerai un sacco di soldi dopo la laurea.
Il cinquanta per cento, disse Andrs. Dio santo. Da
Pingusson. Alz di nuovo gli occhi verso il profilo curvo
dell'edificio, verso la sua imponente prua bianca. Ditemi che
non state scherzando.
Non sto scherzando. Ho la lettera firmata sulla scrivania.
Ma sono migliaia di franchi.
Perret lo ha convinto che valeva la pena di aiutarti.
Andrs sent un groppo in gola. Non voleva piangere, non
l, all'angolo di una strada di Boulogne-Billancourt. Strusci
la suola della scarpa sul marciapiede. Ci doveva essere un modo
per trovare l'altra met dei soldi. Se Perret aveva compiuto
quella magia per lui, se dal nulla aveva trovato una soluzione,
se lo riteneva un gentiluomo, lui come minimo doveva affrontare
la sfida del prestito di Pingusson. Avrebbe fatto tutto il
possibile. Quanto tempo aveva passato a cercare lavoro? Qualche
giorno? Quattordici ore? Parigi era una citt immensa. Lo
avrebbe trovato. Doveva trovarlo.
C'erano volte in cui il Thtre Sarah-Bernhardt sembrava
abitato da un fantasma di buon cuore, in cui uno spettacolo destinato
a essere un fiasco aveva successo. La sera del debutto di
Marcelle Grard nel ruolo della Madre, tutto sembrava preludere
al disastro; un'ora prima che si alzasse il sipario Marcelle
si present nell'ufficio di Novk minacciando di piantare tutto.
Non era pronta ad andare in scena, gli disse. Avrebbe fatto
una figuraccia con il suo pubblico, con i critici e il ministro della
Cultura. Novk le prese le mani e la implor di essere ragionevole.
Sapeva che era in grado di affrontare quel ruolo. Era stata
impeccabile, durante il provino. La parte era andata a Claudine
Villareal-Bloch solo perch lui non aveva voluto mostrare di favorirla.
La loro relazione era acqua passata, ma la gente ancora
chiacchierava; aveva temuto che sua moglie venisse a saperlo
in un momento in cui la situazione fra loro era gi delicata.
Marcelle lo capiva, naturalmente; non ne avevano gi parlato
quando la decisione era stata presa? Non si sarebbe mai sognato
di mandarla in scena quella sera se non avesse pensato che
sarebbe stata perfetta. Le sue paure erano normali, del resto.
La stessa Sarah Bernhardt non aveva superato un paralizzante
attacco di ansia da palcoscenico quando aveva interpretato Fedra
nel 1879? Sapeva benissimo che appena messo piede sul palco
Marcelle avrebbe incarnato l'immagine brechtiana di quel ruolo.Lo sapeva anche lei, no? Ma dopo averlo ascoltato, madame
Grard aveva sfilato di scatto le mani dalle sue e si era ritirata
in camerino senza una parola, lasciandolo solo.
Forse fu la forza insopprimibile della preoccupazione a evocare
il fantasma di Sarah Bernhardt dalle mura del teatro quella
sera; o forse la preoccupazione collettiva degli attori e dei
tecnici, degli addetti alle luci, le maschere, i costumisti, i portieri,
la guardarobiera. Fatto sta che allo scoccare delle nove le
incertezze di Marcelle Grard erano svanite. Seduto nel suo
palco, il ministro della Cultura beveva discretamente da una
fiaschetta d'argento; era in compagnia di lady Mendl e della
moglie dell'onorevole Reginald Fellowes. Lady Mendl aveva i
capelli ornati di piume di pavone, Daisy Fellowes era radiosa
in un completo Schiaparelli di seta verde giada. La guerra in
Spagna aveva reso di gran moda il teatro comunista in Francia.
La sala era stracolma. Le luci si abbassarono. Marcelle Grard
entr in scena e fu come se parlasse con la voce armoniosa di
Sarah Bernhardt. Da dietro le quinte Zoltn Novk la guard
prodursi in un'interpretazione de La madre che oscurava le svenevoli
esibizioni di Claudine Villareal-Bloch. Tir un sospiro
di sollievo cos piacevole, cos profondo, che fu contento che la
moglie gli avesse proibito la consolante stretta ai polmoni delle
sigarette. Se tutto andava bene, si era lasciato per sempre alle
spalle la tubercolosi. Il tempo che aveva trascorso in patria, ai
bagni medicinali di Budapest, gli aveva ripulito i polmoni dal
sangue e dal dolore. Lo spettacolo era andato bene. E forse
chiss il suo teatro sarebbe sopravvissuto, malgrado le lunghe
colonne in rosso sui libri mastri e i debiti che crescevano
col passare delle settimane.
Una volta ricevuti i complimenti del ministro della Cultura
dopo lo spettacolo e averli riferiti a una vergognosa ed emozionata
Marcelle Grard, si sentiva cos euforico che accett
due bicchieri di champagne e li bevve, uno dietro l'altro, l nel
corridoio del camerino. Prima di lasciarlo andar via Marcelle
lo chiam nel suo sancta sanctorum e gli diede un bacio sulla
bocca, uno soltanto, un bacio casto, come se tutto fosse perdonato.
A mezzanotte Novk usc dalla porta sul retro nella
nebbia fine. Sua moglie lo aspettava a casa, in camera da letto,
con i capelli sciolti e la pelle profumata di lavanda. Ma dopo
neanche tre passi qualcuno lo raggiunse di corsa alle spalle e
lo afferr per il braccio, facendogli cadere la valigetta. Negli
ultimi tempi c'era stata un'ondata di rapine davanti al teatro;
in genere stava attento, ma quella sera lo champagne lo aveva
reso imprudente. Agendo d'istinto come aveva imparato in
guerra, si gir di scatto e colp l'aggressore allo stomaco. Un
giovane dai capelli scuri cadde sul marciapiede boccheggiando.
Zoltn Novk si chin a raccogliere la valigetta e solo allora
sent cosa stava rantolando il ragazzo. Novk-ur. Novak-ur. Il
suo nome, con l'appellativo di cortesia in ungherese. Il viso
del giovane gli era vagamente familiare. Lo aiut a rialzarsi e
gli spazzol alcune foglie bagnate dalla manica. L'altro si tocc
le costole con cautela.
Che cosa vi  saltato in mente, di arrivarmi alle spalle in
quel modo? disse Novk in ungherese, cercando di guardarlo meglio in faccia.
Non avete voluto ricevermi in ufficio, riusc a dire il ragazzo.
Che motivo c'era? chiese Novk. Ci conosciamo, forse?
Sono Andrs Lvi, rantol il giovane.
Undrash Lvi. Il ragazzo del treno. Novk ricord lo smarrimento
di Andrs a Vienna, la sua gratitudine quando gli aveva
comprato un pretzel. E adesso gli aveva tirato un cazzotto nello
stomaco, poveretto. Scosse la testa e rise piano, mestamente.
Signor Lvi, disse. Vi faccio le mie pi profonde scuse.
Grazie infinite, disse amaramente il giovane, sempre tenendosi
le costole.
Vi ho scaraventato dritto in una pozzanghera, continu
Novk mortificato.
Sto bene.
Perch non mi accompagnate? Abito da queste parti.
E cos camminarono insieme e Andrs gli raccont tutta la
storia, cominciando da come aveva ottenuto e perso la borsa
di studio, e finendo con l'offerta di Pingusson. Ecco perch
era tornato l. Doveva ritentare di vedere Novk. Era disposto
ad accettare i lavori pi umili. Avrebbe fatto qualsiasi cosa.
Avrebbe lucidato le scarpe degli attori o spazzato i pavimenti
o svuotato le pattumiere. Doveva cominciare a guadagnare
il suo cinquanta per cento. Il primo pagamento scadeva di l a
tre settimane.
Ormai erano arrivati davanti alla casa di Novk in rue de
Svres. La luce traspariva dalle tende della camera da letto.
La nebbia aveva inumidito i capelli di Novk e gli imperlava
le maniche del cappotto; Lvi batteva i denti accanto a lui, in
giacca leggera. Novk si ritrov a pensare al libro mastro che
aveva chiuso poco prima di salire ad assistere allo spettacolo.
Su quel libro, scritte ordinatamente in rosso dal ragioniere,
c'erano le cifre che attestavano il terribile stato in cui versava
il Sarah-Bernhardt; qualche altra settimana in perdita e avrebbero
dovuto chiudere. D'altra parte, con Marcelle Grard nel
ruolo della Madre, chi sapeva cosa poteva accadere? Lui sapeva
benissimo cosa stava accadendo in Europa orientale, che la
revoca dei fondi per Andrs era solo il sintomo di una malattia
pi grave. Da ragazzo, in Ungheria, aveva visto brillanti giovani
ebrei sconfitti dal numerus clausus; era un delitto che anche
quel ragazzo dovesse arrendersi, dopo avere fatto tanta strada.
Il Sarah-Bernhardt non era un ente benefico, ma il ragazzo
non stava chiedendo l'elemosina. Stava cercando lavoro. Era
disposto a fare qualunque cosa. Certo sarebbe stato coerente
con Brecht dare lavoro a chi lo chiedeva. E Sarah Bernhardt
non era ebrea? La madre era una prostituta ebrea olandese, e
l'ebraismo era matrilineare. Lui lo sapeva. Era stato battezzato
nella religione cattolica e mandato alle scuole cattoliche, ma
anche sua madre era ebrea.
D'accordo, giovane Lvi, disse, posandogli una mano
sulla spalla. Perch non passate a teatro domani pomeriggio?
E Andrs gli rivolse un sorriso cos luminoso e grato che
Novk avvert un lampo di paura. Quanta fiducia. Quanta speranza.
Quello che il mondo avrebbe fatto a un ragazzo come
Andrs Lvi, Novk non voleva saperlo.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Lavoro.
...
.
...
La madre contava ventisette attori: nove donne e diciotto
uomini. Lavoravano sei giorni alla settimana, durante i quali
si esibivano in sette repliche. Dietro le quinte avevano pochi
momenti di libert e uno stupefacente numero di esigenze. Bisognava
accomodare e stirare i loro costumi, portare a spasso i
loro cagnolini, imbucare le loro lettere, addolcire la loro voce
con il t, ordinare la loro cena. Di quando in quando avevano
bisogno di un dentista o un medico. Dovevano provare le
battute e schiacciare rapidi sonnellini ristoratori. Dovevano
coltivare i loro amori fuori scena. Due degli uomini erano invaghiti
di due delle donne, ciascuna delle quali era innamorata
dell'uomo sbagliato. Fioccavano i messaggi fra le parti innamorate,
i fiori mandati, ricevuti e distrutti, i cioccolatini
regalati e consumati.
Andrs si cal volenterosamente in quel caos, e l'assistente
del direttore di scena lo mise subito al lavoro. Se monsieur
Hammond rompeva un laccio delle scarpe, Andrs doveva trovargliene
un altro. Se per il bichon fris di madame Pillol era
ora di mangiare, Andrs gli dava da mangiare. Occorreva portare
messaggi dal regista ai primi attori, dal direttore di scena
al suo assistente, da innamorato a innamorato. Quando la destituita
Claudine Villareal-Bloch giunse a teatro pretendendo
di riavere il suo ruolo, bisogn placarla a suon di complimenti.
(Il fatto era, disse l'assistente del direttore di scena ad Andrs,
che la Villareal-Bloch era stata definitivamente licenziata; Marcelle
Grard stava facendo furore,in quella parte. Il Bernhardt
registrava il tutto esaurito ogni sera, per la prima volta in cinque
anni). Ad Andrs non era chiaro come al Sarah-Bernhardt
fossero riusciti a portare a termine un compito qualsiasi finch
non era stato assunto lui. Il primo giorno di lavoro, quando ebbe
inizio lo spettacolo, era troppo esausto anche per guardarlo
da dietro le quinte. Si addorment su un divano, senza sapere
che serviva nel secondo atto, e fu svegliato in malo modo quando
due macchinisti lo sollevarono per portarlo in scena. Scese a
precipizio nel momento stesso in cui gli attori stavano lasciando
il palco dopo il primo atto, e fu immediatamente sommerso da
innumerevoli richieste d'aiuto.
Rimase a teatro ben oltre la conclusione dello spettacolo.
Claudel, l'assistente del direttore di scena, gli aveva detto che
doveva sempre fermarsi finch l'ultimo attore non era andato
a casa; quella sera era Marcelle Grard ad attardarsi. Andrs
rimase in piedi fuori dal camerino ad aspettare che finisse di
parlare con Zoltn Novk. Attraverso la porta, captava l'emozione
nel francese rapido di madame Grard. Trovava che
avesse un bel suono, e sentiva che non gli sarebbe dispiaciuto
fare qualcosa per lei prima di andarsene. Alla fine monsieur
Novk riemerse dal camerino, con la fronte corrugata da una
vaga preoccupazione. Sembr sorpreso di vedere Andrs impalato
l fuori.
 mezzanotte, ragazzo mio, disse. Ora di tornarsene
a casa.
Monsieur Claudel mi ha ordinato di restare finch non se
ne sono andati tutti gli attori.
Aha. Ottimo, allora. To', un anticipo sulla paga della prima
settimana, cos ti prendi da mangiare. Novk tese ad Andrs
alcune banconote ripiegate. Comprati qualcosa di pi sostanzioso
di un pretzel, disse, e si allontan verso il suo ufficio,
massaggiandosi la nuca.
Andrs spian le banconote. Duecentocinquanta franchi,
abbastanza per cenare due settimane alla mensa degli studenti.
Fece un lungo fischio di sollievo e si ficc i soldi nella tasca
della giacca.
Madame Grard emerse dal camerino, il largo viso pallido e
anonimo senza il trucco di scena. Portava una valigia marrone
turca e una sciarpa annodata stretta al collo, come se volesse
star calda nella lunga passeggiata verso casa. Ma Claudel aveva
detto che bisognava chiamarle un taxi, quindi Andrs le chiese
di aspettare all'ingresso degli artisti mentre lui ne cercava uno
sul quai de Gesvres. Ormai i cacciatori di autografi se n'erano
andati tutti. La prima attrice ne aveva firmati pi di cento su
quella stessa porta, dopo lo spettacolo. Andrs le tenne il braccio
mentre lei si incamminava verso il bordo del marciapiede,
sentendo i gomiti lisi del suo cappotto di tweed. Madame
Grard si ferm davanti allo sportello aperto del taxi e lo guard
negli occhi, il viso incorniciato dalla sciarpa. Aveva la fronte
larga e bombata e le sopracciglia sottili; le ossa grandi le davano
un'aria di nobilt che sarebbe stata perfetta per il ruolo di una
regina, ma che le rendeva un ottimo servizio anche nella parte
della Madre proletaria.
Siete nuovo qui, gli disse. Come vi chiamate?
Andrs Lvi, rispose lui, con un mezzo inchino.
Lei ripet il suo nome due volte, come per mandarlo a memoria.
Piacere di conoscervi, Andrs Lvi. Grazie di aver pensato
al taxi. Sal a bordo, si raccolse il cappotto intorno alle
gambe e chiuse lo sportello.
Mentre guardava il taxi percorrere il quai de Gesvres in direzione
del Pont d'Arcole, Andrs si scopr a ripassare il breve
copione del loro dialogo. Nella mente la sent dire trs heureuse
de faire votre connaissance, che in ungherese significava
rulk, hogy megismerhetem. Come mai gli sembrava di
aver udito un'eco di drulk, in quel trs heureuse? A Parigi erano
tutti ungheresi, sotto sotto? Quel pensiero gli strapp una risata:
tutte le donne della Rive Droite in pelliccia, gli habitu dei
teatri sui loro macchinoni, gli studenti di Belle Arti innamorati
del jazz nelle loro giacche logore, tutti a nutrire una segreta fame
di paprikas e pane rustico mentre mangiavano bouillabaisse
e baguette. Passando il fiume, cominci a sentirsi pi leggero.
Aveva un lavoro. Avrebbe guadagnato il suo cinquanta per
cento. Sul suo tavolo c'erano matite nuove e ben temperate, e
la possibilit di completare i disegni della Gare d'Orsay entro
l'indomani non sembrava cos remota.
Lavor senza posa per tutta la notte, e riusc a star sveglio alle
lezioni della mattina. Poi croll in un angolo della biblioteca e
dorm per ore. Quando si svegli, trov un messaggio appuntato
al risvolto della giacca nella calligrafia di Rosen: Ci vediamo
alla Colomba blu alle cinque, pigrone. Andrs si tir a sedere
e si premette le nocche sulle palpebre. Estrasse di tasca l'orologio
di suo padre e controll l'ora. Le quattro. Fra tre ore sarebbe
dovuto tornare al lavoro. Non desiderava altro che andare
a casa e a letto. Si trascin nell'atrio e alla toilette, dove scopr
che, mentre dormiva, sul labbro superiore gli avevano disegnato
a inchiostro due baffi alla Clark Gable. Se li lasci, si pettin
con le dita e si raddrizz la giacca con un paio di strattoni.
Il caff Colomba blu era a una buona mezz'ora a piedi lungo
boulevard Raspail, dalla parte opposta del Quartiere latino.
Andrs fu il primo ad arrivare; occup un tavolo in fondo, vicino
al bancone del bar, e ordin la cosa pi economica che c'era
sulla carta, un t. Glielo servirono con due biscotti al burro,
ciascuno con una mandorla al centro. Per quello agli studenti
piaceva la Colomba blu! Era un locale generoso. Nel Quartiere
latino era raro ricevere due biscotti insieme al t, tanto meno
alle mandorle. Andrs aveva appena vuotato la teiera e mangiato
i biscotti quando giunsero Rosen, Polaner e Ben Yakov.
Si slacciarono le sciarpe e avvicinarono qualche sedia al tavolo.
Rosen baci Andrs sulle guance. Che baffi fantastici, disse.
Pensavamo fossi morto, disse Ben Yakov. O come minimo
in coma.
Ero quasi morto.
Abbiamo fatto una scommessa, disse Ben Yakov.
Rosen che avresti dormito per tutta la notte. Io che saresti venuto
all'appuntamento. Polaner si  astenuto, perch  al verde.
Polaner arross. Dei tre era il pi facoltoso, ma l'impero di
famiglia consisteva in una ditta di abbigliamento a Cracovia
e suo padre non aveva idea di quanto costasse in realt la vita
a Parigi. Ogni mese gli spediva a malapena il necessario per
vestirsi e nutrirsi. Acutamente consapevole del crescente debito
con il genitore, Polaner non se la sentiva proprio di chiedergli
di pi. Da figlio di pap qual era non aveva mai lavorato,
e sembrava incapace di prendere in considerazione l'idea
di trovarsi un'occupazione per facilitarsi la vita. Nei caff
ordinava acqua calda, si rattoppava le tasche con il cartoncino
avanzato dalla costruzione di qualche modello e conservava
il pane della mensa.
Con la tasca gonfia di banconote, Andrs sapeva che toccava
a lui offrire da bere. Presero tutti un bicchierino di whisky
and soda, il drink dei divi americani del cinema. Insultarono il
governo ungherese che aveva tentato di sottrarre Andrs alla
compagnia e brindarono al suo nuovo ruolo: messaggero d'amore
e passeggiacani per attori. Quando i whisky and soda furono
terminati, ordinarono un'altra grossa teiera.
Ben Yakov ha un appuntamento, stasera, annunci Rosen.
Che appuntamento? chiese Andrs.
Un rendez-vous. Un incontro. Forse di natura romantica.
Con chi?
Ma con la bella Lucia, disse Rosen, e Ben Yakov intrecci
le dita e le pieg in segno di trionfo. La tavolata piomb
nel silenzio. Tutti veneravano Lucia, la sua profonda voce di
velluto e la sua pelle di lucido mogano. La notte, soli a letto,
l'avevano immaginata sfilarsi il vestito e le mutandine, e restare
nuda di fronte a loro nelle camere buie. Di giorno in laboratorio
li aveva fatti sfigurare con il suo talento. Lucia non solo stava
in segreteria; era anche una studentessa del quarto anno, una
delle migliori del suo corso, e si mormorava che Mallet-Stevens
si fosse sperticato in lodi sul suo lavoro.
A Ben Yakov, disse Andrs, alzando la tazza.
Cin cin, risposero gli altri. Ben Yakov sollev una mano
in un gesto di finta modestia.
Naturalmente non ci racconter mai com' andata, disse
Rosen. Gli affari di Ben Yakov sono solo affari suoi.
Ecco la differenza da monsieur Rosen, disse Ben Yakov.
Gli affari di monsieur Rosen sono affari di tutti. Se lo sapessero
le tue donne!
 la citt dell'amore, disse Rosen. Dovremmo tutti fare
l'amore. Us il termine volgare, baiser. Che c' che non
va, Polaner? Ti ho offeso?
Non sto ascoltando, si scherm Polaner.
Polaner  un signore, disse Ben Yakov. I signori ne
baisent pas.
Al contrario, lo sment Andrs. I signori sono grandi
baiseurs. Ho appena finito di leggere Les Liaisons dangereuses.
Signori che baisent come se piovesse.
Mi sa che non hai i requisiti per partecipare a questa conversazione, disse Rosen. Almeno Polaner ce l'aveva, a casa,
una petite amie. La sua promessa sposa cracoviana, giusto? Diede
una spallata a Polaner, che arross di nuovo; aveva accennato
ad alcune lettere ricevute da quella ragazza, figlia di un industriale
laniero. Suo padre si aspettava che la sposasse. Lui
l'ha gi fatto, che gli vada di parlarne o no, disse Rosen. Ma
tu, Andrs, tu non l'hai fatto mai.
 una bugia, protest Andrs, anche se era vero.
Parigi  piena di ragazze, continu Rosen. Dovremmo
organizzarti un appuntamento. Uno di natura professionale,
intendo.
Con quali soldi? chiese Ben Yakov.
Una volta gli artisti non avevano dei mecenati? disse Rosen.
Dove sono i nostri mecenati? Si alz e ripet la domanda
a tutto volume e a tutto il locale. Qualche cliente abituale
alz il bicchiere. Ma non c'era nessun possibile mecenate; erano
studenti, con una teiera e due biscotti, i giornali di sinistra
e i cappotti frusti.
Almeno ho un lavoro, si consol Andrs.
Be', risparmia, risparmia! disse Rosen. Mica puoi restare
vergine per l'eternit.
Al lavoro Andrs correva da un'incombenza all'altra come
un som-chef che aiuti a preparare un pasto di dodici portate,
e ogni incombenza terminava esattamente quando ne iniziava
un'altra, sempre sotto la pressione crescente del tempo. Claudel,
l'assistente del direttore di scena, era un basco dotato di
un caratteraccio che spesso si esprimeva nel lancio di oggetti
scenici, che poi andavano aggiustati prima che servissero sul
palco. Morale della favola, il trovarobe si era licenziato e gli
oggetti scenici erano rimasti rotti. Claudel seminava il terrore
fra suggeritori e macchinisti, l'assistente alla regia e la guardarobiera;
terrorizzava perfino il suo superiore, il direttore di
scena in persona, monsieur d'Aubign, che paventava troppo
l'ira del suo sottoposto per lamentarsene con monsieur Novk.
Ma Claudel terrorizzava soprattutto Andrs, che doveva
sempre tenersi a disposizione. Andrs sapeva che Claudel non
intendeva offendere nessuno. Era un perfezionista, e qualunque
perfezionista sarebbe impazzito di fronte alla confusione
che regnava dietro le quinte del Bernhardt. I messaggi si perdevano,
gli oggetti orfani del trovarobe erano sparsi in giro a
casaccio, parti di costumi erano fuori posto; nessuno sapeva
mai quanto mancasse al sipario o alla fine dell'intervallo. Pareva
un miracolo che lo spettacolo riuscisse ad andare in scena.
Nella prima settimana di lavoro, Andrs costru un casellario
perch direttore di scena, assistente del direttore di scena, regista,
cast tecnico e artistico potessero scambiarsi messaggi;
compr due orologi a muro da quattro soldi e li appese fra le
quinte; mise insieme una serie di scaffali alla buona e ci alline
sopra gli oggetti scenici, ciascuno con l'indicazione dell'atto e
della scena in cui serviva. Nel giro di pochi giorni, dietro il palcoscenico
cominci ad aleggiare un senso di tranquillit. Interi
atti si svolgevano senza che Claudel desse in escandescenze.
I macchinisti commentarono il cambiamento con il direttore
di scena, il quale lo comment con Zoltn Novk, il quale si
congratul con Andrs. Incoraggiato da tanto successo, lui
chiese e ottenne settantacinque franchi alla settimana per approntare
un tavolo dietro le quinte con caff, panna, biscotti
al cioccolato, marmellata e pane per tutti. Presto la sua casella
trabocc di messaggi di ringraziamento.
Soprattutto madame Grard sembrava molto interessata ad
Andrs. Inizi a rivolgersi a lui non solo per le commissioni, ma
anche perch le tenesse compagnia. Dopo lo spettacolo, quando
gli altri attori se ne andavano, le piaceva invitarlo a sedersi
nel suo camerino e fare due chiacchiere mentre si struccava. Ci
metteva cos tanto a togliersi il maquillage che Andrs arriv a
sospettare che avesse paura di tornare a casa. Sapeva che abitava
da sola, anche se non sapeva dove: immaginava un appartamento
rosa tappezzato di vecchie locandine. Madame Grard
parlava poco della sua vita. L'unica ammissione era che ci aveva
azzeccato, sulle sue origini: era nata a Budapest e sua madre
aveva insegnato alla piccola Marcelle il francese e l'ungherese.
Per esigeva che Andrs le parlasse in francese; l'esercizio era
il modo migliore per padroneggiare una lingua, sosteneva. Voleva
notizie di Budapest, del suo lavoro a Passato e futuro,
della sua famiglia; lui le parlava della passione di Mtys per
la danza e dell'imminente partenza di Tibor per Modena.
E Tibor parla italiano? gli chiese lei mentre si massaggiava
la fronte con una crema. L'ha studiata, la lingua?
La imparer in fretta, non come me col francese. A scuola
ha vinto un premio di latino per tre anni di fila.
Non vede l'ora di partire?
Eh s, disse Andrs. Ma deve aspettare gennaio.
E che cosa gli interessa, a parte la medicina?
La politica. La situazione mondiale.
Be',  comprensibile in un giovane. E poi? Che cosa fa nel
tempo libero? Ha una ragazza? Lascer qualcuno, a Budapest?
Andrs scosse la testa. Lavora giorno e notte. Niente tempo
libero.
Ma pensa, disse madame Grard sfregandosi le guance
con una morbida spugnetta rosa. Poi gli rivolse un confuso
sguardo interrogativo, le sopracciglia alzate in due sottili archi
gemelli. E tu? chiese. Ce l'avrai pure, una fidanzatina.
Andrs arross violentemente. Non aveva mai parlato di
quell'argomento con nessuna donna adulta, nemmeno con sua
madre. Neanche l'ombra, rispose.
Capisco, disse madame Grard. Allora forse non avrai
nulla da obiettare se una mia amica ti invita a pranzo. Una conoscente
ungherese, una bravissima insegnante di danza con
una figlia un po' pi giovane di te. Una splendida ragazza che si
chiama Elisabet. E alta, bionda, va bene a scuola... prende dei
bei voti in matematica. Ha vinto non so quale gara di matematica
a livello cittadino, poveretta. Sono sicura che un pochino
di ungherese lo mastica, per quanto sia accanitamente francese.
Potrebbe presentarti qualcuna delle sue amiche.
Una ragazza alta e bionda, accanitamente francese, che parlava
ungherese e sarebbe stata in grado di mostrargli un'altra
faccia di Parigi: difficile rifiutare. In un angolino della mente
sent Rosen dirgli che non poteva rimanere vergine per l'eternit.
Si ritrov a rispondere che sarebbe stato felicissimo di
accettare un invito a pranzo a casa dell'amica di Marcelle
Grard. L'attrice gliene scrisse nome e indirizzo sul retro del
biglietto da visita.
Domenica a mezzogiorno, disse. Io non potr esserci,
ho paura. Ho gi accettato un altro invito. Ma ti assicuro che
non hai niente da temere da parte di Elisabet o di sua madre
Gli tese il biglietto da visita. Abitano poco lontano da qui,
nel Marais.
Andrs diede un'occhiata all'indirizzo, chiedendosi se la casa
fosse nella parte del Marais che aveva visitato con la classe
di storia; poi ricevette come un brusco strattone alla memoria
e dovette dare una seconda occhiata. Morgenstern, aveva
scritto madame Grard, 39, rue de Svign.
Morgenstern, disse ad alta voce.
S. La casa all'angolo con rue d'Ormesson Madame
Grard parve accorgersi che c'era qualcosa di strano nella sua
espressione. Qualche problema, caro?
Per un attimo, Andrs sent l'impulso di raccontarle della
visita in Benczur utca e della lettera che aveva portato a Parigi,
ma si ricord che la signora Hsz lo aveva pregato di essere
discreto e si riprese in fretta. No no, disse.  solo che 
tanto che non frequento il bel mondo.
Te la caverai benissimo, disse lei. Sei pi gentiluomo
tu della maggior parte dei gentiluomini di mia conoscenza.
Si alz e gli dedic un sorriso regale, una specie di esibizione
privata della sua autorit ed eleganza; dopodich si avvolse nella
vestaglia cinese e si ritir dietro i tigli dorati del paravento.
Quella sera Andrs si sedette sul letto e guard il biglietto
da visita, l'indirizzo. Sapeva che il mondo degli esuli ungheresi
a Parigi era circoscritto e che madame Grard vi era ben
introdotta, eppure sentiva che una simile coincidenza doveva
avere un significato pi profondo; non aveva dimenticato il nome
Morgenstern e nemmeno quello della via, rue de Svign.
Gli dava un brivido pensare che avrebbe avuto l'occasione di
scoprire se Tibor avesse indovinato e la lettera fosse per l'ex
amante dell'anziana signora Hsz. A casa Morgenstern avrebbe
incontrato un signore dai capelli argentei suocero, forse,
di madame Morgenstern il misterioso C? Che cosa legava
gli Hsz di Budapest a un'insegnante di danza nel Marais? E
lui come avrebbe fatto a non parlarne con Jzsef Hsz quando
si fossero rivisti?
Nei giorni successivi, per, ebbe poco tempo per pensare
all'imminente visita ai Morgenstern. Non mancava che un
mese alla fine del trimestre, e di l a tre settimane ci sarebbe
stata una valutazione dei progetti autunnali degli studenti. Il
suo era un modello della Gare d'Orsay, costruito a partire da
una prospettiva in scala; Andrs aveva completato i disegni,
ma non ancora cominciato il modello vero e proprio. Doveva
comprare il materiale, studiare le mappe topografiche per
costruire la base, preparare le mascherine per ritagliare i vari
elementi, disegnare le vetrate ad arco e i quadranti dei due
orologi e ricreare tutti i dettagli della facciata in pietra, per
poi assemblarli nel modello completo. Trascorse la settimana
in laboratorio, circondato dai propri disegni. Di notte, dopo il
lavoro, si consumava sui libri per l'esame di statica, e di pomeriggio
frequentava una serie di lezioni tenute da Perret sulla
sfortunata Fonthill, una falsa abbazia ottocentesca la cui torre
era crollata tre volte perch progettata male e costruita in
fretta e furia con materiali scadenti.
Il pomeriggio del sabato, quando si rec al lavoro, l'unico
mistero nella sua mente era come avesse fatto ad arrivare
alla vigilia dell'invito a pranzo senza aver lavato e stirato
la sua sola camicia bianca n messo da parte qualche franco
per portare un regalo alla sua ospite. Dopo aver confessato
il problema dell'abbigliamento a madame Grard, si ritrov
nel laboratorio della guardarobiera, madame Courbet, che
aveva confezionato tutti gli indumenti degli operai e tutte le
uniformi militari per La madre. Mentre sul palco scoppiava
la rivoluzione, madame Courbet era alle prese con ben altra
battaglia. Stava cucendo cinquanta tut per le bambine di
un saggio di danza che si sarebbe tenuto al Bernhardt in inverno.
Andrs la scov seduta in mezzo a una bufera di tulle
bianco e fiorellini di seta, la macchina per cucire che scagliava
il suo tuono meccanico al centro di quel cumulo di neve.
La guardarobiera, una donna oltre i cinquanta, assomigliava
a un passero e indossava sempre abiti impeccabili e fatti su
misura; quel giorno portava un vestito di lana verde, come
brinato dal ghiaccio di alcune fibre, e stringeva fra le dita un
rocchetto di filo bianco argento. Si tolse gli occhiali senza
montatura per guardare Andrs.
Ah, il giovane signor Lvi, disse. Di che si tratta?
Dell'ennesima lagna di monsieur Claudel, o a qualcun altro
si  strappata una cucitura? Storse la bocca in una smorfia
ironica.
Si tratta di me, in realt, disse lui. Temo di aver bisogno
di una camicia.
Una camicia? Fate una comparsata nello spettacolo?
No, rispose lui, e arross. Mi serve una camicia per un
pranzo a cui sono invitato domani.
Capisco. Madame Courbet pos il filo e incroci le braccia.
Non  nel mio stile.
Odio disturbarvi, con tutto quel che avete da fare.
Vi ha mandato madame Grard, vero?
Andrs confess di s.
Quella donna, sospir madame Courbet. Ma si alz dal
suo seggiolino e si piazz di fronte a lui, guardandolo dall'alto
in basso e viceversa.
Non lo farei per chiunque, disse. Voi siete un bravo
ragazzo. In questo posto vi perseguitano e vi pagano una miseria,
ma non siete mai stato sgarbato con me. Cosa che non
posso dire di altra gente. Prese da un tavolo un metro da
sarta e si allacci al polso un puntaspilli. Dunque, una camicia
da uomo, giusto? Volete una semplice Oxford bianca,
ovviamente. Nulla di stravagante. Con pochi, abili gesti gli
misur collo e spalle e prese nota della lunghezza del braccio,
poi and all'armadio contrassegnato Chemises. Estrasse una
bella camicia con il colletto nuovo di zecca e gli mostr la speciale
tasca cucita all'interno per contenere un tubetto di sangue
finto: in una pice, un uomo doveva essere pugnalato sera
dopo sera dall'amante geloso della moglie, e madame Courbet
era stata costretta a confezionare una riserva infinita di camicie.
In un cassetto contrassegnato crvt scelse una cravatta
di seta azzurra a pernici.  una cravatta da aristocratici, disse,
una cravatta da ricchi fatta con un rimasuglio di stoffa.
Guardate. La gir al contrario per fargli vedere come avesse
cucito lo scampolo di seta su un'anima di semplice cotone.
Andrs la indoss insieme alla camicia, cui madame Courbet
apport alcune rapide modifiche con gli spilli. A fine serata
gliela consegn avvolta in un foglio di carta da pacchi. Non
raccontate a nessuno dove l'avete presa, disse. Non vorrei
che si spargesse la voce. Ma gli tir affettuosamente un
orecchio mentre lo mandava via.
Uscendo, Andrs ebbe un'ispirazione improvvisa. Raggiunse
l'imponente ingresso principale del teatro, dove Ply, il custode,
puliva il pavimento di marmo con uno spazzolone. Come al
solito, Ply aveva allineato le corbeille di fiori della settimana
passata all'interno del portone; in mattinata sarebbero venuti
i fiorai a ritirarli, coi vasi e tutto, per rimpiazzarli con mazzi
freschi. Andrs sollev il cappello in segno di saluto.
Se nessuno usa questi fiori, disse, posso prenderli io?
Ma certo! Prendeteli tutti. Prendetene quanti ne volete.
Andrs mise insieme un enorme, mastodontico mazzo di rose,
gigli, crisantemi, rami di mirtilli rossi, finti uccelli azzurri su
virgulti verdi, soffici felci. Non sarebbe arrivato a mani vuote
dai Morgenstern in rue de Svign; no, lui no.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Un pranzo.
...
.
...
Erano trascorse poche settimane da quando Andrs aveva studiato
l'architettura del Marais al corso di Perret. Erano andati
appositamente a vedere l'Htel de Sens, un palazzo del Quattrocento
con torrette e doccioni leonini, una confusione di tetti,
la facciata fitta e ingombra. Andrs si aspettava che la lezione
di Perret fosse una severa critica, una disquisizione sulle virt
della semplicit. Invece si era incentrata sulla forza dell'edificio,
sulla squisita fattura che gli aveva permesso di durare nel
tempo. Perret aveva accarezzato i muri dell'ingresso principale,
mostrando agli studenti la cura con cui gli scalpellini avevano
tagliato i conci degli archi gotici. In quel momento erano comparsi
in strada due ebrei ortodossi, seguiti da una scolaresca in
yarmulke. I due gruppi di studenti si erano squadrati mentre si
incrociavano. I ragazzini avevano bisbigliato fra loro, sbirciando
la mantella militare di Perret; qualcuno era rimasto indietro,
come a voler sentire quello che il professore avrebbe detto
dopo. Uno aveva fatto il saluto militare, e l'insegnante aveva
lanciato un rimprovero in yiddish.
Andrs pass alle spalle dell'Hotel de Sens, davanti agli
impeccabili giardini topiari e alle aiuole sopraelevate coltivate
a cavoli ornamentali viola per l'inverno. Sollevando il suo
carico di fiori, schiv il traffico in rue de Rivoli. Le strade
del Marais avevano un'atmosfera raccolta, come se facessero
parte di un teatro di posa. Su Cinescope e Le Film Complet,
Andrs aveva visto citt in miniatura costruite dentro cavernosi
set insonorizzati di Los Angeles; qui il cielo invernale
celeste sembrava la volta di uno studio cinematografico, e lui
si aspettava quasi di vedere uomini e donne in costume medievale
aggirarsi fra gli edifici, seguiti da registi armati di megafono,
da operatori con la loro miriade di complicate attrezzature.
C'erano macellerie kosher e librerie ebraiche, sinagoghe,
tutte con i cartelli in yiddish; sembrava un'altra nazione
all'interno della citt. Ma non c'erano scritte antisemite come
quelle che spuntavano regolarmente nel quartiere ebraico di
Budapest. Le pareti erano bianche o tappezzate di manifesti
che reclamizzavano detersivi, cioccolata o sigarette. Mentre
imboccava l'alto corridoio di rue de Svign, un taxi nero gli
pass vicino rombando, facendogli quasi perdere l'equilibrio.
Andrs si raddrizz, spost l'enorme bouquet di fiori sull'altro
braccio e controll l'indirizzo sul biglietto che gli aveva
dato madame Grard.
Sul lato opposto della strada vide una vetrina con un cartello
di legno intagliato a forma di piccola ballerina, e sotto la scritta
cole de Ballet Mme Morgenstern, maitresse. Attravers.
Due finestre coperte da una mezza tendina correvano sui due
lati dell'edificio ad angolo, e quando si alz sulle punte vide
una sala vuota con il pavimento di legno giallo. Una parete era
completamente rivestita di specchi; le altre erano percorse da
sbarre di legno lucido per gli esercizi. Un tozzo pianoforte verticale
stava acquattato in un angolo, accanto a un tavolo con
un vecchio grammofono, con la tromba nero lucido a forma di
campanula che mandava dei riflessi. Una tenue nebbia di polvere
aleggiava nel silenzio di mezzogiorno. Quel vortice di pulviscolo
sembrava conservare una traccia di movimento, di musica,
come se la danza perdurasse in quella sala anche quando
non c'era lezione.
La porta d'ingresso era verde con i vetri a piombo. Andrs
suon il campanello e aspett. Dal pannello trasparente incassato
vide un donnone che scendeva le scale. Gli apr la porta e
si pos una mano sul fianco, dandogli un'occhiata scrutatrice.
Aveva il viso rosso, un fazzoletto in testa e mandava un forte
odore di paprika, come le donne che venivano a vendere le verdure
e il latte di capra al mercato di Debrecen.
Madame Morgenstern? chiese Andrs poco convinto;
non gli sembrava un'insegnante di danza.
Ah! No, disse la donna in ungherese. Venite pure e
chiudete la porta. Se no entra il freddo.
Dunque Andrs aveva passato l'ispezione; ne fu contento, perch
gli odori che venivano dall'interno gli stavano facendo girare
la testa dalla fame. Entr in casa e la donna continu a subissarlo
di parole in ungherese mentre gli prendeva cappotto e cappello.
Mamma mia quanti fiori. Avrebbe cercato un vaso abbastanza
grande per contenerli tutti. Il pranzo era quasi pronto. Aveva
preparato cavolo ripieno, e sperava gli piacesse, perch non c'era
nient'altro, tranne gli sptzle e una composta di frutta, qualche
fetta di pollo freddo e lo strudel alle noci. Doveva seguirla di
sopra. Lei era la signora Apfel. Salirono e Andrs fu condotto in
un salotto arredato con tappeti turchi consumati e mobili scuri,
dove gli fu detto di attendere la signora Morgenstern.
Andrs si accomod su un sof di velluto grigio e fece un lungo
respiro. Sotto il profumo inebriante di cavolo ripieno avvert
un forte odore agrumato di cera per mobili e un vago sentore di
liquirizia. Sul tavolinetto intagliato che aveva di fronte c'era un
piattino di dolciumi, un nido di vetro intagliato pieno di ovetti
rosa e lilla. Ne prese uno e lo mangi: anice. Si raddrizz la
cravatta e controll che non spuntasse la fodera di cotone. Subito
dopo ud un rumore di tacchi in corridoio. Un'ombra sottile
scivol sulla parete, e una ragazza entr con un vaso di vetro
azzurro. Il vaso traboccava di fiori, rami e finti uccelli azzurri;
le belle di giorno cominciavano a scurirsi e le rose ad afflosciarsi
sugli steli. La ragazza guard Andrs da dietro l'ammasso di
boccioli che presto sarebbero appassiti, i capelli acconciati sulla
fronte come un'ala.
Grazie dei fiori, gli disse in francese.
Guardandola sistemare il vaso sulla credenza, Andrs si accorse
che non era affatto una ragazza; i lineamenti erano pi
definiti, da adulta, e teneva la schiena dritta come chi viene da
anni e anni di danza classica. Ma era piccola e flessuosa, le mani
sul vaso di vetro azzurro erano da bambina. Fu sommerso
dall'imbarazzo mentre la guardava disporre i fiori. Perch aveva
portato tutti quei boccioli mezzi morti? Perch gli uccelli
azzurri? Perch tutti quei rami? Perch non aveva comprato
qualcosa di semplice al mercato dietro l'angolo? Una dozzina
di margherite? Un fascio di lupini? Quanto avrebbe speso? Un
paio di franchi? La ninfa dei boschi gli sorrise da sopra la spalla,
poi si avvicin a stringergli la mano.
Claire Morgenstern, disse. E un piacere conoscervi finalmente,
signor Lvi. Madame Grard mi ha parlato benissimo
di voi.
Le prese la mano, cercando di non fissarla; era molto pi giovane
di quanto avesse immaginato. Si aspettava una coetanea di
madame Grard, ma quella donna aveva al massimo trent'anni.
Era di una bellezza quieta, sorprendente lineamenti sottili,bocca come un frutto morbido e rosato, occhi grigi grandi e
intelligenti. Claire Morgenstern. Dunque la C. della lettera
era lei, non un antico amore della signora Hsz. I grandi occhi
grigi erano gli stessi della signora Hsz, la loro composta sofferenza
rispecchiava l'espressione che aveva visto negli occhi
dell'anziana donna. Claire Morgenstern era senz'altro sua figlia.
Trascorse un lungo momento prima che Andrs riuscisse
ad aprire bocca.
Il piacere di fare la vostra conoscenza, disse in un francese
pomposo e leccato, accorgendosi subito di avere sbagliato
la frase. Si ricord in ritardo di alzarsi e, pur cercando le parole
giuste, continu sullo stesso tono. Grazie per l'invito di
me, balbett e si rimise seduto.
Madame Morgenstern si sedette su una poltroncina accanto
a lui. Preferite parlare nella vostra lingua? gli chiese in ungherese.
Se volete non c' problema.
Lui alz gli occhi come se la guardasse dal fondo di un pozzo.
Va bene in francese, disse in ungherese. Poi ripet in
francese: Va bene in francese.
D'accordo, disse lei. Dovrete raccontarmi com' l'Ungheria
di questi tempi. Sono anni che non ci vado, ed Elisabet
non ci  mai stata.
Come evocata dal nome, una ragazza dall'aria severa entr
nella stanza, portando una brocca di t freddo. Aveva le spalle
larghe come i nuotatori che Andrs aveva ammirato al Lido
Palatino di Budapest; mentre gli riempiva il bicchiere gli diede
un'occhiata di malcelato disprezzo.
Questa  la mia Elisabet, disse madame Morgenstern.
Elisabet, ti presento Andrs.
Lui non riusciva a capacitarsi che quella ragazza fosse figlia
di madame Morgernstern. In mano a lei la brocca del t sembrava
un giocattolo. Bevve e spost lo sguardo dalla madre alla
figlia. Madame Morgenstern gir il suo t con un lungo cucchiaino,
mentre Elisabet, dopo aver posato la brocca su un tavolo,
si butt su una poltrona e guard l'orologio.
Se non mangiamo subito far tardi per il film, disse. Devo
vedermi con Marthe fra un'ora.
Quale film? chiese Andrs cercando un argomento di
conversazione.
Non credo che ti interessi, rispose Elisabet.  in francese.
Ma io parlo francese, disse Andrs.
Elisabet gli fece un sorriso sarcastico. M-sce-parl-frons,
lo schern.
Madame Morgenstern chiuse gli occhi. Elisabet, disse.
Che c'?
Lo sai benissimo.
Voglio solo andare al cinema, disse la figlia e batt pigramente
i tacchi sul tappeto. Poi alz il mento verso Andrs e
disse: Bella cravatta.
Andrs abbass gli occhi. La cravatta gli si era girata quando
si era sporto a prendere il bicchiere di t e adesso la fodera
di cotone era in bella vista, mentre le pernici d'oro volavano
invisibili contro la camicia. Bruciando di vergogna la rigir e
fiss il suo t.
Il pranzo  servito! annunci la rubizza signora Apfel
dalla porta, spingendo indietro il fazzoletto. Forza, che il cavolo
si raffredda.
C'era una sala da pranzo vera e propria, con le vetrinette
di legno lucido e la tovaglia bianca: echi della casa di Benczur
utca, pens Andrs. Ma non c'erano panini esangui, la tavola
era carica di vassoi di cavolo ripieno e pollo, e insalatiere di
sptzle, come se i commensali fossero otto anzich tre. Madame
Morgenstern sedeva a capotavola, Andrs ed Elisabet uno
di fronte all'altra. La signora Apfel serv il cavolo ripieno e gli
sptzle; Andrs, grato della distrazione, si infil il tovagliolo
nel colletto e cominci a mangiare. Elisabet guardava storto il
proprio piatto. Scost il cavolo e cominci a mangiare gli sptzle,
uno gnocchetto alla volta.
Ho saputo che ti interessa la matematica, disse Andrs,
parlando alla sommit della testa bassa di Elisabet.
La ragazza alz gli occhi. Te l'ha detto mia madre?
No, madame Grard. Mi ha raccontato che hai vinto una gara.
Sono capaci tutti con la matematica delle superiori.
Pensi di volerla studiare all'universit?
Elisabet alz le spalle. Sempre se ci vado.
Tesoro, non puoi vivere di sptzle, disse con calma madame
Morgenstern, guardando il piatto di Elisabet. Una volta
il cavolo ripieno ti piaceva.
Mangiare carne  una crudelt, esclam Elisabet e punt
lo sguardo su Andrs. Ho visto come scannano le mucche.
Gli ficcano un coltello nel collo e lo abbassano di scatto, cos,
ed esce una cascata di sangue. La professoressa di biologia ci ha
portato da uno shochet.  da barbari.
Non direi, ribatt Andrs. Io e i miei fratelli conoscevamo
il macellaio kosher del paese. Era amico di nostro padre
e trattava gli animali con gentilezza.
Elisabet gli piant gli occhi addosso. E mi puoi spiegare
come fai ad ammazzare una mucca con gentilezza? chiese.
Come faceva lui? Le coccolava a morte?
Usava il metodo tradizionale, disse Andrs, in tono pi
brusco del voluto. Un taglio veloce alla gola. Sentivano dolore
al massimo per un secondo.
Madame Morgenstern mise gi le posate d'argento e si copr
la bocca con un tovagliolo come se stesse male, e l'espressione
di Elisabet divenne velatamente trionfante. La signora Apfel
rimase sulla porta con la brocca dell'acqua, aspettando di vedere
cosa sarebbe successo.
Vai avanti, disse Elisabet. Gli tagliava la gola e poi
che faceva?
Credevo che il discorso fosse chiuso, disse Andrs.
No, per favore. Vorrei sentire anche il resto, visto che hai
iniziato.
Basta, Elisabet, la interruppe la signora Morgenstern.
Ma la conversazione si sta facendo interessante.
Ho detto basta.
Elisabet appallottol il tovagliolo e lo butt sul tavolo. Io
ho finito, disse. Resta pure qui con il tuo ospite a mangiare
carne. Io vado al cinema con Marthe. Spinse indietro la sedia
e si alz, quasi travolgendo la signora Apfel e la brocca dell'acqua,
poi si allontan in corridoio e cominci a urtare oggetti in
una stanza distante. Qualche momento dopo i suoi passi rimbombarono
per le scale. La porta della scuola di ballo sbatt e
la finestra gotica mand un tintinnio.
A tavola, madame Morgenstern pos la fronte sul palmo della
mano. Vi chiedo scusa, monsieur Lvi, disse.
Ma no, ci mancherebbe, replic lui. Va tutto bene.
Anzi, non gli dispiaceva affatto essere rimasto solo con madame
Morgenstern. Non prendetevela per me, continu. Era un
argomento di conversazione terribile. Sono io che chiedo scusa.
Invece non dovete, disse madame Morgenstern. Certe
volte Elisabet  intrattabile, tutto qui. Non c' verso di farla
ragionare quando decide che  arrabbiata con me.
Perch dovrebbe essere arrabbiata con voi?
Madame Morgenstern fece un mezzo sorriso e si strinse nelle
spalle.  complicato, temo. Ha sedici anni. Io sono la madre.
Non vuole che mi intrometta nei suoi impegni mondani.
E non devo nemmeno ricordarle che siamo ungheresi. Per lei
gli ungheresi sono un popolo di ignoranti.
Anch'io mi sono sentito cos, a volte, disse Andrs.
Ultimamente ho passato parecchio tempo a sforzarmi di essere
francese.
Il vostro francese  ottimo, comunque.
No,  terribile. E temo di non aver fatto niente per togliere
di testa a vostra figlia che i magiari sono barbari.
Madame Morgenstern nascose un sorriso con la mano. Siete
stato piuttosto svelto di parola, con quella storia del macellaio.
Mi dispiace, disse Andrs, ma gli venne da ridere. Non
credo di aver mai raccontato una cosa simile a pranzo.
Quindi conoscete davvero il macellaio del vostro paese, disse lei.
Certo. E l'ho visto al lavoro. Ma temo che Elisabet abbia
ragione...  stato terribile.
Quindi siete cresciuto... dove? In campagna, immagino.
A Konyr, disse lui. Vicino a Debrecen.
Konyr?  a meno di venti chilometri da Kaba, dove  nata
mia madre. Un'ombra le aleggi sul viso e poi svan.
Vostra madre, disse lui. Non ci vive pi?
No, disse madame Morgenstern. Vive a Budapest
Tacque per un momento poi riport la conversazione sui trascorsi
di Andrs. Quindi anche voi siete un hajdu. Un ragazzo
delle pianure.
Esatto, conferm lui. Mio padre possiede un deposito
di legname a Konyr, Dunque lei non voleva parlarne, non
voleva affrontare il discorso della propria famiglia. Era stato sul
punto di accennare alla lettera di dire Ho conosciuto vostra
madre ma quel momento era fuggito e ora provava una specie
di sollievo alla prospettiva di parlare di Konyr. Da quando era
a Parigi e padroneggiava abbastanza il francese per rispondere
alle domande sulle sue origini, aveva sempre detto che veniva
da Budapest. Come potevano conoscere Konyr? E anche per
quelli che forse la conoscevano, come Jzsef Hsz o Pierre Vago,
Konyr era un posto minuscolo e arretrato, un paesino da
cui eri stato fortunato a poter scappare. Perfino il nome faceva
ridere come la battuta finale di una barzelletta sconcia, come
il pupazzo a molla che schizza fuori dalla scatola. Ma in realt
lui veniva proprio da Konyr, da quella casa col pavimento in
terra battuta accanto ai binari della ferrovia.
Mio padre  una specie di celebrit in paese, a essere sinceri,
prosegu Andrs.
Davvero? Per quale motivo?
La sua sfortuna terribile, disse Andrs. E poi, sentendosi
improvvisamente coraggioso: Volete che vi racconti la sua
storia, come ce la raccontano a casa?
Ma certo, lo incoraggi lei, e giunse le mani incuriosita.
E cos le raccont la storia esattamente come l'aveva sempre
sentita. Prima di possedere il deposito di legname, suo padre
aveva subito una serie di sfortune che gli erano valse il soprannome
di Bla il Fortunato. Mentre Bla era alla scuola rabbinica
di Praga, suo padre si era ammalato ed era morto appena
lui era tornato a casa. La vigna che aveva ereditato si era tutta
seccata. La prima moglie era morta di parto, insieme al bambino,
una femmina; poco tempo dopo la sua casa era andata in
cenere. Tutti e tre i suoi fratelli erano rimasti uccisi nella Grande
guerra, e sua madre non aveva retto al dolore e si era annegata
nel Tibisco. A trent'anni era rovinato, senza un soldo, la
sua famiglia non esisteva pi. Per un po' visse della carit degli
ebrei di Konyr, dormendo nella shul ortodossa di notte e
mangiando quello che gli lasciavano. Poi, al termine di un'estate
di siccit, un famoso rabbino ucraino che faceva miracoli arriv
dal confine e alloggi per un periodo nella shul. Studiava la
Torah con gli uomini del posto, sedava le dispute, celebrava i
matrimoni, concedeva i divorzi, pregava per la pioggia, ballava
in cortile con i discepoli. Un mattino all'alba incontr il padre
di Andrs che dormiva nel santuario. Aveva sentito la storia di
quello sventurato, di quell'uomo che l'intero paese credeva vittima
di una maledizione; tutti sembravano nutrire una specie
di gratitudine nei suoi confronti, come se avesse allontanato da
loro il malocchio. Il rabbino lo svegli con una benedizione e
Bla lo guard, ammutolito dalla paura. Il rabbino era un uomo
scheletrico con la barba bianca come ghiaccio; le sopracciglia
gli sporgevano dalla fronte come ali sollevate, sormontando
occhi scuri e liquidi.
Ascoltami, Bla Lvi, bisbigli il rabbino nella penombra
del santuario. Non c' niente che non vada in te. Dio chiede
di pi a coloro che ama di pi. Devi digiunare due giorni e
fare il bagno rituale, e poi accettare la prima offerta di lavoro
che riceverai.
Anche se Bla il Fortunato credeva nei miracoli, le sue sfortune
lo avevano reso scettico. Ho troppa fame per digiunare, disse.
L'abitudine alla fame facilita il digiuno, disse il rabbino.
Come fate a sapere che non sono vittima di una maledizione?
Cerco di non chiedermelo. Sono cose che so e basta. E il
rabbino benedisse un'altra volta Bla e lo lasci solo nel santuario.
Che altro aveva da perdere? Digiun per due giorni e fece il
bagno nel fiume di notte. Il mattino dopo si incammin verso
i binari della ferrovia, stremato dalla fame, e raccolse una mela
da un albero rinsecchito accanto a una casetta bianca di mattoni.
Il proprietario del deposito di legname, un ebreo ortodosso,
usc di casa e gli chiese come si permetteva.
Prima avevo una vigna, disse Bla. Quando avevo una
vigna, ti avrei lasciato raccogliere la mia uva. Quando avevo
una casa, ti avrei ospitato con gioia. Mia moglie ti avrebbe dato
qualcosa da mangiare. Ora non ho n l'uva n una casa. Non ho
una moglie. Non ho da mangiare. Ma posso lavorare.
Non c' lavoro qui per te, disse l'uomo benevolmente,
ma vieni pure dentro a mangiare.
Quell'uomo si chiamava Zindel Kohn. Sua moglie Gitta serv
a Bla il Fortunato pane e formaggio. E lui mangi con Zindel,
Gitta e i loro cinque figlioletti; mentre mangiava immagin
per la prima volta che da l in poi il resto della sua vita forse
non sarebbe stato all'insegna dell'infelicit. Mai per avrebbe
immaginato che quella casa sarebbe diventata la sua casa, che i
suoi figli avrebbero mangiato pane e formaggio proprio a quel
tavolo. Ma alla fine del pomeriggio aveva un lavoro. Il ragazzo
addetto alla sega meccanica nel deposito di Zindel Kohn aveva
deciso di diventare discepolo del rabbino ucraino. Era partito
quel mattino senza alcun preavviso.
Sei anni dopo, quando Zindel Kohn si trasfer con la famiglia
a Debrecen, Bla il Fortunato rilev la gestione del deposito
di legname. Spos una ragazza bruna di nome Flra che gli
diede tre figli maschi, e quando il maggiore comp dieci anni,
Bla aveva gi guadagnato abbastanza per comprare l'intero
deposito. Gli affari andavano bene; a Konyr c'era bisogno di
materiale edile e legna da ardere in ogni stagione. Ben presto
nessuno ricord pi che il soprannome Bla il Fortunato gli era
stato dato in senso ironico. Quella storia sarebbe caduta del
tutto nel dimenticatoio se non fosse tornato il rabbino ucraino;
successe quando la depressione mondiale era al culmine,
poco prima degli Yamim Noraim, i giorni del timore reverenziale.
Il rabbino pass una serata a casa di Bla il Fortunato e
gli chiese il permesso di raccontare la sua storia in sinagoga.
Poteva aiutare gli ebrei di Konyr, disse, ricordare ci che Dio
fa per i figli che non si arrendono alla disperazione. Bla il Fortunato
acconsent. Il rabbino raccont la storia, e gli ebrei di
Kouyr la ascoltarono. Anche se Bla ripeteva che la sua fortuna
era dovuta interamente alla generosit degli altri, la gente
cominci a considerarlo una specie di santo. Toccavano la
sua casa per scaramanzia quando passavano e gli chiedevano
di fare da padrino ai loro figli. Tutti credevano che avesse un
legame con il divino.
Lo avrete pensato anche voi da piccolo, disse madame
Morgenstern.
S! Pensavo fosse invincibile, pi di quanto lo pensino quasi
tutti i bambini dei propri genitori, disse Andrs. A volte
vorrei continuare a illudermi che sia cos.
Eh gi, concord lei. Lo capisco.
I miei genitori stanno invecchiando, disse Andrs. Odio
pensarli da soli a Konyr. Mio padre ha avuto la polmonite
l'anno scorso e ha dovuto smettere di lavorare per un mese.
Non ne aveva parlato con nessuno a Parigi. Mio fratello minore
va a scuola a qualche ora di distanza, ma  preso dalla sua
vita. E mio fratello maggiore sta per partire, andr a studiare
medicina in Italia.
Un'ombra scese di nuovo sul viso di madame Morgenstern,
come se avesse avvertito una fitta di dispiacere. Anche mia
madre sta invecchiando, disse. Non la vedo da tanto, tantissimo
tempo. Tacque e gir gli occhi verso le alte finestre
rivolte a ovest. La luce tardo autunnale cadeva in diagonale sul
suo viso, illuminando la curva sottile della bocca. Perdonatemi, disse, cercando di sorridere; lui le offr il fazzoletto e lei
se lo premette sugli occhi.
Andrs si trov a lottare contro l'impulso di toccarla, di tracciare
una linea dalla sua nuca alla curva della schiena. Forse
 ora che vada, disse.
No, vi prego, disse lei. Non avete nemmeno assaggiato
il dolce.
Come se avesse ascoltato da dietro la porta della sala da
pranzo, la signora Apfel entr in quel momento per servire lo
strudel di noci. Andrs si accorse che gli era tornato l'appetito.
Anzi, aveva una fame da lupi. Mangi tre fette di strudel e
bevve caff con panna. E intanto raccont dei suoi studi, del
professor Vago, della gita a Boulogne-Billancourt. Gli riusciva
pi facile chiacchierare con lei che con madame Grard. Claire
Morgenstern aveva un modo tutto suo di fermarsi un momento
a riflettere prima di rispondere; tirava indietro le labbra con aria
assorta e, quando parlava, la sua voce era bassa e incoraggiante.
Dopo pranzo tornarono in salotto e guardarono un album di
cartoline illustrate. Le sue amiche danzatrici erano state perfino
a Chicago e al Cairo. C'era addirittura una cartolina dipinta a
mano che veniva dall'Africa: tre animali simili a cervi, ma pi
flessuosi ed eleganti, con le corna ricurve verso l'alto e gli occhi
a mandorla. In francese si chiamavano gazelles.
Gazzelle, ripet Andrs. Tenter di ricordarmelo.
S, disse lei e sorrise. La prossima volta vi metter alla
prova.
Quando la luce pomeridiana cominci a calare, madame
Morgenstern si alz e accompagn Andrs all'ingresso, dove il cappotto
e il cappello erano appesi a un lucido attaccapanni. Glieli
diede e gli restitu il fazzoletto. Mentre scendevano le scale
indic le fotografie alla parete, immagini di allieve degli anni
passati: bambine avvolte in eteree nuvole di tulle o serici drappeggi
da silfide, giovani ballerine sotto il fugace incantesimo dei
costumi, del trucco e dei riflettori. Avevano l'espressione seria,
le braccia pallide e nude come rami d'alberi invernali. Andrs
avrebbe voluto restare a guardarle. Chiss se fra quelle foto ce
n'era una di madame Morgenstern da piccola.
Grazie di tutto, disse quando arrivarono in fondo alle scale.
Di nulla, disse lei. Gli pos la mano sottile sul braccio.
Sono io che debbo ringraziarvi. Siete stato gentile a rimanere.
Andrs arross cos tanto alla pressione della sua mano che
sent il sangue pulsargli nelle tempie. Madame Morgenstern apr
la porta e lo lasci uscire nel freddo pomeridiano. Andrs si accorse
che non riusciva a guardarla mentre le diceva addio. La
prossima volta vi metter alla prova. Ma lei gli aveva restituito
il fazzoletto come se fosse improbabile che le loro strade si rincontrassero.
Rivolse il suo addio alla soglia, ai piedi calzati nelle
scarpe ecru. Poi si volt e lei chiuse la porta. Senza pensare, torn
sui suoi passi finch non raggiunse Pont Marie. L si ferm
sul ciglio del ponte e tir fuori il fazzoletto. Era ancora umido
delle lacrime di Claire Morgenstern. Come in un sogno, ne mise
in bocca un lembo e assaggi il sale che lei vi aveva lasciato.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Gare d'Orsay.
...
.
...
Quella notte gli fu impossibile dormire. Non riusciva a smettere
di rivedere ogni dettaglio del pomeriggio a casa Morgenstern.
Il vergognoso mazzo di fiori, che gli era sembrato doppiamente
vergognoso quando lei lo aveva portato in salotto nel
vaso di vetro blu. Il momento in cui si era reso conto che doveva
essere la figlia dell'anziana signora Hsz, e il turbamento
che quella scoperta gli aveva procurato. Il modo in cui le aveva
detto Il piacere di fare la vostra conoscenza e Grazie per
l'invito di me. La schiena di Claire Morgenstern, dritta come
se non smettesse mai di danzare; l'aveva curvata solo dopo che
Elisabet se n'era andata, a tavola, mostrando le perle concatenate
della spina dorsale. Il desiderio di toccarla. Lei che ascoltava
la storia di suo padre. Il calore della sua spalla quando gli
si era seduta accanto sul divano del salotto, a sfogliare l'album
di cartoline. Il momento sulla soglia, quando gli aveva posato
una mano sul braccio. Andrs cerc di ricrearsi la sua immagine
nella mente i capelli scuri ondulati sulla fronte, gli occhi
grigi che sembravano troppo grandi per il suo viso, la linea pura
della mascella, la bocca risucchiata in dentro mentre rifletteva
su quanto lui aveva detto ma non riusc a comporre quegli
elementi sparsi in un'immagine unica. La rivide voltarsi a
sorridergli da sopra la spalla, infantile e saggia a un tempo. Ma
che cosa stava pensando, che cosa si permetteva di pensare?
Che assurdit fantasticare in quella maniera su una donna come
Claire Morgenstern: lui, Andrs, uno studente di ventidue
anni che abitava in una stanza senza riscaldamento e beveva il
t in un vasetto di marmellata perch non poteva permettersi
il caff e neanche una tazza da caff. Eppure lei non lo aveva
mandato via, aveva continuato a parlargli, lui l'aveva fatta ridere,
lei aveva accettato il suo fazzoletto, gli aveva toccato il
braccio in un gesto fiducioso e intimo.
Si gir e rigir nel letto per ore, cercando di togliersela dalla
testa. Quando il cielo fuori dalla finestra fu pervaso da una cupa
luce grigio-azzurra, gli venne da piangere. Era rimasto sveglio
per tutta la notte, e presto avrebbe dovuto alzarsi per andare a
lezione e poi al lavoro, dove madame Grard gli avrebbe chiesto
del pranzo. Era luned mattina, l'inizio di una nuova settimana.
La notte era finita. L'unica cosa che poteva fare era alzarsi
e scrivere la lettera che doveva scrivere, quella che doveva
imbucare prima di entrare a scuola. Prese un vecchio foglio di
carta da disegno e attacc:
Cara madame Morgenstern,
grazie per...
Per cosa? Per il gradevolissimo pomeriggio? Che scialberia.
Lo avrebbe fatto sembrare un pomeriggio qualunque. Invece,
era stato tutto tranne che qualunque. Che cosa avrebbe dovuto
scrivere? Voleva esprimere gratitudine per l'ospitalit di
madame Morgenstern; questo era certo. Ma sotto sotto voleva
mandare un messaggio in codice, per comunicare ci che aveva
provato e provava ora; che tra loro si era aperta una specie di
trasmissione elettrica che ancora li univa; che l'aveva presa in
parola quando lei aveva alluso alla possibilit di rivedersi. Cancell
le righe che aveva scritto e ricominci.
Cara madame Morgenstern,
per quanto assurdo vi possa sembrare, ho pensato a voi sin
da quando ci siamo lasciati. Voglio stringervi fra le braccia,
dirvi un milione di cose, porvi un milione di domande. Voglio
toccarvi la gola e slacciarvi il bottone di perla sul collo.
E poi? Che cosa avrebbe fatto, avendone l'opportunit? Per
un breve, delirante momento ripens a quelle vecchie foto che
illustravano elaborate posizioni sessuali, alle immagini argentee
di coppie avvinghiate visibili solo quando si tenevano di sbieco,
inclinate sotto la luce. Si rivide in piedi nello spogliatoio della
palestra con altri quattro ragazzi, ognuno piegato sull'immagine
che aveva in mano, i calzoncini da ginnastica calati, chiuso nella
propria emozione solitaria mentre le coppie argentate apparivano
e sparivano. La sua carta mostrava una donna sdraiata su
un divano con le gambe sollevate in una stretta V. Indossava un
abito in stile vittoriano che le lasciava braccia e spalle scoperte
e le era scivolato gi dalle gambe, denudandole completamente
mentre si tendevano verso il soffitto. Un uomo chino su di lei
faceva quello che perfino i vittoriani facevano.
Paonazzo di vergogna e desiderio, Andrs ricancell quanto
aveva scritto per fare un altro tentativo. Intinse la penna nel
calamaio e asciug l'inchiostro in eccesso.
Cara madame Morgenstern,
grazie per l'ospitalit e per il piacere della vostra compagnia.
Il mio alloggio  troppo misero per consentirmi di ricambiare
l'invito, ma se posso esservi utile in qualche altro modo,
spero non esiterete a chiamarmi. Nel frattempo coltiver la
speranza di un nuovo incontro.
Cordiali saluti,
Andrs Lvi
Lesse e rilesse il messaggio, domandandosi se non fosse il
caso di scrivere in francese anzich in ungherese; alla fine stabil
che, con ogni probabilit, in francese gli sarebbe scappato
qualche stupido errore. Ricopi in bella su un sottile foglio di
carta bianca, che pieg a met e sigill prima di darsi la possibilit
di riesaminare ogni riga. Poi infil la busta nella stessa buca
azzurra dove aveva impostato la lettera della signora Hsz.
Quella settimana si sent pieno di gratitudine per il lavoro
duro e scrupoloso che la costruzione del modello richiedeva. In
laboratorio, tagli un rettangolo di cartone spesso che avrebbe
costituito la base e tracci la pianta dell'edificio con una sottile
linea a matita. Su un altro pezzo di cartone disegn le sagome
dei quattro prospetti della stazione, meticolosamente, partendo
dall'assonometria in scala e dalle misurazioni. Il suo strumento
preferito era una riga di cellulosa semitrasparente attraverso
cui poteva vedere le linee a matita intersecare la retta che stava
tracciando; quella riga, con la sua rigida griglia di millimetri,
era un'isola di esattezza nel mare di compiti da portare a termine,
una striscia di certezza in mezzo all'incertezza. Ogni parte
del modello andava realizzata con materiale robusto che non si
poteva n acquistare sottoprezzo n sostituire con uno pi fragile;
tutti ricordavano che cosa era successo la prima settimana
di scuola, quando Polaner, nel tentativo di far durare la sua
sempre pi esigua scorta di franchi, aveva costruito un modello
con il cartoncino Bristol al posto del cartone. In piena sessione
di valutazione, quando il professor Vago aveva picchiettato
il tetto del modello di Polaner con il suo portamina, un muro
aveva ceduto facendo franare l'intero castello di carta. Il cartone
costava; Andrs non poteva permettersi errori, n quando
disegnava a inchiostro n quando tagliava. Gli dava un certo
conforto lavorare accanto a Rosen, Ben Yakov e Polaner, che
stavano rispettivamente costruendo l'cole Militaire, la Rotonde
de la Villette e il Thtre de l'Odon. Perfino quel fanfarone
di Lemarque offriva una gradita distrazione; aveva deciso di
realizzare un modello del Cirque d'Hiver con tutti i suoi venti
lati, e di quando in quando lo si udiva imprecare mentre tracciava
sul cartone un muro dopo l'altro.
A lezione di statica vigeva il chiaro, semplice ordine della
matematica: l'equazione a tre incognite per calcolare il numero
e la sezione dei tondini in acciaio per metro cubo di cemento,
il carico a cui era sottoposto un pilastro, l'esatta distribuzione
delle pressioni sui conci superiori dell'arco. Nella parte anteriore
dell'aula, a districarsi in un labirinto di calcoli sulla lavagna
sbreccata agli angoli, si ergeva il trasandatissimo Victor Le
Bourgeois, professore di statica, un architetto e ingegnere che,
come Vago, si diceva fosse molto amico di Pingusson. Il suo disordine
si esprimeva nei pantaloni strappati sulle ginocchia, in
una giacca perennemente ingrigita dalla polvere di gesso, un'aureola
ispida di capelli rossi e la tendenza a mettere il cancellino
nel posto sbagliato. Ma quando iniziava a ricostruire il rapporto
fra le astrazioni matematiche e la concretezza dei materiali
edili, tutto il caos della sua persona pareva dissolversi. Andrs
lo seguiva volentieri nei meandri dei calcoli, dove il problema
rappresentato da madame Morgenstern non sussisteva, in quanto
non descrivibile con un'equazione.
A teatro lo confortava poterne pronunciare il nome ad alta
voce con madame Grard. Nell'intervallo della replica di marted
sera, Andrs port alla prima attrice un caff ristretto e
aspett accanto alla porta del camerino che lo bevesse. Da sotto
l'arco aggraziato delle sopracciglia, lei alz lo sguardo; era regale
anche col grembiule macchiato di fuliggine e il foulard della
Madre in testa. Madame Morgenstern non mi ha raccontato
nulla, disse. Com' andato il pranzo?
Molto piacente, disse Andrs, e arross. Piacevole, cio.
Molto piacevole, dice il signorino.
S, conferm Andrs, molto. Il suo vocabolario francese
si era volatilizzato.
Aha, fece lei, come se avesse capito tutto. Andrs arross
ancora di pi: madame Grard pensava senz'altro che fosse
accaduto qualcosa tra lui ed Elisabet. Qualcosa era accaduto
davvero, ovviamente, anche se non c'entrava nulla con quello
che immaginava lei.
Madame Morgenstern  molto gentile, disse.
E mademoiselle?
Mademoiselle  molto... Andrs inghiott e guard la fila
di luci sopra lo specchio di madame Grard. Mademoiselle
 molto alta.
Madame Grard gett la testa all'indietro e scoppi a ridere.
Molto alta! disse. Altroch. E molto determinata. Quando
l'ho conosciuta era una bimbetta. Giocava e parlava con le
bambole usando sempre un tono cos autoritario che pensavo
si sarebbero messe a piangere. Ma non devi farti spaventare da
Elisabet.  innocua, te l'assicuro.
Prima che Andrs potesse obiettare che non aveva la minima
paura di Elisabet, la doppia campanella suon a segnalare che l'intervallo
stava per concludersi. Madame doveva finire di cambiarsi
d'abito, e Andrs doveva svolgere svariati compiti prima che il
terzo atto avesse inizio. Quando gli attori tornarono in scena,
il tempo rallent fino a diventare uno stillicidio. Andrs riusciva
a pensare solo alla lettera che aveva scritto e a quando avrebbe
ricevuto una risposta. Forse le era stata recapitata nel pomeriggio,
e forse lei aveva spedito quel giorno stesso la risposta, che
magari sarebbe arrivata gi l'indomani. Non era assurdo sperare
in un secondo invito a pranzo per il fine settimana.
La sera dopo, quando lo spettacolo finalmente si concluse e
Andrs ebbe esaurito tutti i suoi doveri, almeno per quel giorno,
si fece tutta la strada di corsa sino a casa in rue des coles.
In testa aveva l'immagine della busta scintillante nell'oscurit
dell'ingresso, la carta da lettere color panna, la calligrafia pulita
e regolare di madame Morgenstern, la stessa con cui aveva
compilato le didascalie sotto le cartoline dell'album. Da Marie,
Marocco. Da Marcel, Roma. Chi era Marcel, si domandava
Andrs, e che cosa aveva scritto da Roma?
Aprendo l'alto portone rosso con il passe-partout, riusciva
gi a distinguere una busta sulla console. Lasci che il battente
gli si richiudesse alle spalle mentre andava a prenderla. Ma
non era la busta color panna e profumata di lill che aveva
sperato; era una busta marrone tutta spiegazzata, con l'indirizzo
nella calligrafia di suo fratello Mtys. A differenza di
Tibor, Mtys scriveva di rado; quando lo faceva, le sue lettere
erano brevi e informative. Questa era voluminosa, aveva
richiesto il doppio dei francobolli. Il primo pensiero fu che
fosse successo qualcosa ai genitori che suo padre si fosse
fatto male, che sua madre avesse l'influenza e il secondo fu
quanto fosse stato ridicolo ad aspettarsi una lettera di madame
Morgenstern.
Di sopra, accese una delle sue preziose candele e sedette al
tavolo. Apr accuratamente la busta con un temperino. Dentro
c'era un fascio di pagine sgualcite, cinque, la lettera pi lunga
che Mtys gli avesse mai scritto. La calligrafia era grossa, disordinata
e punteggiata di macchie d'inchiostro. Andrs scorse
le prime righe a caccia di cattive notizie, ma non ce n'erano.
Del resto se ce ne fossero state, pens, Tibor gli avrebbe
mandato un telegramma. Nella lettera Mtys parlava di s.
Aveva saputo che Andrs si era adoperato perch Tibor fosse
ammesso alla facolt di Medicina in gennaio. Congratulazioni
a entrambi, ad Andrs per aver saputo sfruttare le sue
conoscenze altolocate e a Tibor perch finalmente lasciava
l'Ungheria. Adesso sarebbe toccato a lui, Mtys, restare l,
da solo, erede per difetto di un deposito di legname in campagna.
Pensava fosse facile stare a sentire i genitori parlare di
quanto erano entusiasmanti gli studi di Andrs, di come andava
bene in tutte le materie, di quanto era meraviglioso che
Tibor potesse studiare medicina, di che splendida coppia di
figli erano? Si era dimenticato che anche lui, Mtys, sperava
tanto di studiare all'estero? Si era dimenticato di quante volte
ne aveva parlato? Credeva che avrebbe rinunciato ai propri
progetti? Se era cos, aveva capito male, perch lui stava
mettendo da parte i soldi. Se avesse risparmiato abbastanza
prima del diploma, avrebbe lasciato perdere il baccalaureato.
Sarebbe scappato in America, a New York, e avrebbe calcato
le scene. Avrebbe trovato il modo di tirare avanti. In America
bastava essere determinati e avere voglia di lavorare. E una
volta che lui se ne fosse andato dall'Ungheria, sarebbe toccato
ad Andrs e Tibor preoccuparsi del deposito di legname e
dei genitori, perch lui non sarebbe pi tornato.
In fondo all'ultima pagina, scritto con mano pi calma come
se Mtys avesse accantonato la lettera per un po' e l'avesse
completata una volta sbollita la rabbia c'era un mortificato
Spero che tu stia bene. Andrs scoppi in una risata breve
ed esausta. Spero che tu stia bene! Tanto valeva scrivere Spero
che crepi.
Prese un foglio dalla scrivania. Caro Mtys, scrisse. Se
ti fa sentire meglio, mi sono ritrovato col morale sotto i tacchi
mille volte, da quando vivo qua. E neanche in questo momento
ho motivo di essere allegro. Credimi se ti dico che non  tutto
rose e fiori. Quanto a te, non ho il minimo dubbio che prenderai
il baccalaureato e andrai in America, se  ci che vuoi (anche
se io preferirei di gran lunga che venissi qui a Parigi). Non
mi aspetto che ti occupi di apa, e nemmeno apa se lo aspetta.
Lui vuole che finisci gli studi. Mtys per aveva ragione a
sollevare il problema, ad arrabbiarsi perch non c'era una soluzione
semplice. Andrs pens a Claire Morgenstern, che della
madre aveva detto: Non la vedo da tanto, tantissimo tempo.
Si era rabbuiata, e gli occhi le si erano riempiti di un dolore che
sembrava riecheggiare quello che Andrs aveva visto nei lineamenti
della signora Hsz. Che cosa le aveva separate, e che cosa
teneva madame Morgenstern lontana? Con uno sforzo torn a
concentrarsi sulla lettera. Spero non resterai arrabbiato con
me a lungo, Mtyska, ma questa rabbia ti fa onore:  la prova
che sei davvero un bravo figlio. Terminati gli studi torner in
Ungheria, e che Dio tenga apa e anya in buona salute abbastanza
a lungo perch io possa aiutarli. Nel frattempo, si sarebbe
preoccupato per loro esattamente come facevano i suoi fratelli.
Nel frattempo, mi aspetto che tu sia brillante e coraggioso in
tutto, come sempre! Con affetto, tuo Andrs.
Imbuc la risposta il mattino dopo, augurandosi che la giornata
gli portasse notizie di madame Morgenstern. Ma non trov
nessuna lettera sulla console quella sera quando rientr dal
lavoro. E perch aspettarsi che gli scrivesse?, si domand. Lo
scambio sociale era esaurito. Lui aveva accettato la sua ospitalit
e le aveva mandato un biglietto di ringraziamento. Se
aveva immaginato di entrare in amicizia, si era sbagliato. E
comunque, avrebbe dovuto entrare in amicizia con la figlia,
non con madame Morgenstern. Quella notte rimase sveglio a
tremare nel letto e a pensare a lei, maledicendosi per le proprie
ridicole speranze. La mattina trov un sottile strato di ghiaccio
nella bacinella; lo ruppe con l'asciugamano e si sciacqu la
faccia con una bruciante spruzzata di acqua gelida. Fuori una
folata di vento stacc dal tetto le scandole sconnesse e le mand
a frantumarsi in strada. La panettiera gli diede un paio di
pagnotte tonde bollenti, appena sfornate, e gliele fece pagare
come se fossero del giorno prima. Sarebbe stato un inverno
pi rigido che mai, gli disse. Andrs sapeva che avrebbe avuto
bisogno di un cappotto pi pesante e di una sciarpa di lana; e
occorreva risuolare gli stivali. Ma non aveva i soldi per nessuna
di quelle cose.
Per l'intera settimana, la temperatura continu a scendere.
A scuola i termosifoni diffondevano un calore debole e secco;
gli studenti del quinto anno ci si appiccicavano, mentre quelli del primo congelavano vicino alle finestre. Andrs trascorse
ore disperate sul modello della Gare d'Orsay, una struttura
architettonica gi sul viale del tramonto. Fungeva ancora da
stazione di testa per i collegamenti ferroviari con la Francia
sudoccidentale, ma aveva banchine troppo corte per i lunghi
treni moderni. L'ultima volta che era andato a prendere qualche
misura, la stazione aveva un'aria abbandonata e sciatta, alcune
delle alte vetrate erano rotte e la muffa puntinava e anneriva
la serie di archi. Pensare che quanto stava facendo significasse
preservarne la memoria sul cartone non gli risollevava il morale;
il suo modello era un fragile omaggio a ci che rimaneva di
un rudere. Il venerd se ne torn a casa da solo, troppo depresso
per raggiungere gli altri alla Colomba blu e l, sulla console,
trov una busta bianca a suo nome, la risposta che aveva atteso
per tutta la settimana. Stracci la busta nell'atrio. Andrs,
non ringraziatemi. Vi prego anzi di tornare a trovarci, prima o
poi. Saluti, C. Morgenstern. Nient'altro. Niente di concreto.
Vi prego anzi di tornare a trovarci, prima o poi: che cosa significava?
Si sedette sulle scale e abbandon la fronte sulle ginocchia.
Aveva aspettato tutta la settimana per questo! Saluti.
Il cuore continuava a battergli come un tamburo nel petto,
quasi che dovesse ancora succedere qualcosa di meraviglioso.
Sentiva sulla lingua il sapore della vergogna, come un frammento
di metallo incandescente.
Dopo il lavoro, quella sera, non riusc a tollerare l'idea di
rincasare nella sua stanzetta, di stendersi su quel letto dove
per cinque notti insonni aveva pensato a Claire Morgenstern.
Vagabond verso il Marais, stringendosi nel cappotto sottile.
Percorrere strade sconosciute della Rive Droite gli dava sollievo;
gli piaceva smarrirsi e ritrovare il cammino, scoprire i vicoli,le viuzze e i loro strani nomi: rue des Mauvais Garons, rue
des Guillemites, rue des Blancs-Manteaux. Quella notte c'era
odore d'inverno nell'aria, diverso dalla lignite e dalla promessa
di neve a Budapest; l'odore di Parigi era pi umido e denso
di fumo, pi dolce: la poltiglia di foglie di castagno nei canali di
scolo, l'aroma scuro e caramellato delle nocciole abbrustolite,
il sentore pungente della benzina nei boulevard. Ovunque
c'erano cartelloni che pubblicizzavano le patinoire del Bois de
Boulogne e del Bois de Vincennes. Andrs non aveva immaginato
che a Parigi facesse abbastanza freddo per pattinare, ma
i manifesti proclamavano che gli stagni erano congelati. Uno
ritraeva i volteggi di un terzetto di orsi polari; l'altro mostrava
una bimba con una gonnellina rossa, le mani in un manicotto
di pelliccia e una gamba snella tesa all'indietro.
In rue des Rosiers un uomo e una donna si baciavano tranquillamente
di fianco a uno dei cartelloni, le mani dell'uno sepolte
nel cappotto dell'altra. Ad Andrs torn in mente un gioco
che facevano i bambini di Konyr: dietro la panetteria c'era un
muro di pietra bianca, sempre caldo per via del forno dall'altra
parte, dove d'inverno i ragazzi si trovavano dopo la scuola per
baciare la figlia del panettiere. Lei aveva sul naso una spruzzata
di efelidi marrone chiaro che parevano semi di sesamo. Per
dieci fillr ti premeva contro il muro e ti baciava fino a toglierti
il fiato. Per cinque fillr potevi guardarglielo fare con un altro.
Metteva da parte i soldi per comprarsi i pattini da ghiaccio. Il
suo nome era Orsolya, ma loro non la chiamavano cos, la chiamavano
Korcsolya, ovvero pattini. Andrs l'aveva baciata
una volta, aveva sentito la lingua di lei esplorare la sua mentre
lo schiacciava contro il muro caldo. Lui non poteva avere pi di
otto anni; Orsolya doveva averne dieci. Tre compagni di scuola
guardavano e lo incitavano. A met bacio aveva aperto gli occhi.
Anche Orsolya teneva gli occhi aperti, ma era assente, con
la mente fissa su qualcos'altro, forse sui pattini. Andrs non
avrebbe mai dimenticato il giorno in cui era uscito di casa per
vederla pattinare allo stagno, il lampo argenteo delle lame che
ammiccavano beffarde: un definitivo addio d'acciaio ai baci a
pagamento. Quell'inverno era quasi morta di freddo, a furia
di pattinare con qualsiasi tempo. Quella bambina sprofonder
nel ghiaccio, aveva predetto la madre di Andrs, osservando
Orsolya disegnare ghirigori sotto la pioggia di inizio marzo. Ma
lei non era sprofondata nel ghiaccio. Era sopravvissuta all'inverno
nella gora del mulino, e l'inverno successivo era di nuovo
l, e quello dopo ancora era andata alle superiori. Andrs in
quel momento la vedeva, una figura in gonna rossa nella grigia
foschia, intoccabile e sola.
Si addentr per le stradine medievali verso rue de Svign,
verso il palazzo in cui abitava madame Morgenstern. Non aveva
deciso di andarci, ma adesso era l; si ferm sul marciapiede di
fronte e si dondol sui talloni. Era quasi mezzanotte e le luci al
piano superiore erano tutte spente, ma lui attravers ugualmente
la strada e allung lo sguardo sulla scuola di danza buia, oltre
le tendine. C'era la tromba a forma di campanula del grammofono,
che nereggiava brutale in un angolo; c'era il pianoforte
con la sua smorfia piatta e tutta denti. Andrs rabbrivid nel
cappotto e immagin le sagome rosavestite delle bambine che
si muovevano sul parquet di platano giallo. Faceva un freddo
pungente, intensissimo. Che ci faceva per strada a mezzanotte?
C'era una sola spiegazione per il suo comportamento: era
impazzito. La pressione di quella vita, della sua unica occasione
di diventare un uomo e un artista, si era rivelata troppo forte
per lui. Appoggi la testa contro il muro accanto alla porta,
cercando di rallentare il respiro; ancora un attimo, si disse, e si
sarebbe scrollato di dosso la pazzia e avrebbe ritrovato la strada
di casa. Poi per alz gli occhi e vide quello che non sapeva di
aver cercato: l, davanti all'ingresso, c'era una sottile bacheca
con lo sportello di vetro, come quelle usate per affiggere i menu
fuori dai ristoranti, che conteneva un foglio con la didascalia:
Horaire des classes.
L'orario, lo schema della sua vita. Era l, vergato nella sua
nitida grafia. La mattina era riservata alle lezioni individuali,
il primo pomeriggio a quelle per principianti, il tardo pomeriggio
ai corsi intermedi e avanzati. Il mercoled e il venerd
aveva la mattinata libera. Di sabato, il pomeriggio. Ora, almeno,
Andrs sapeva quando avrebbe potuto guardare quella
finestra e vederla. L'indomani era lontanissimo, ma avrebbe
dovuto accontentarsi.
Per l'intera mattina cerc di distogliere i pensieri da lei. And
in laboratorio, dove il sabato si riunivano tutti per lavorare;
continu a costruire il modello, scherz con Rosen, sent
come proseguiva l'idillio tra Ben Yakov e la splendida Lucia,
divise la sua pagnotta con Polaner. A mezzogiorno non stava
pi nella pelle. Prese la metropolitana alla stazione di Raspail
e and fino a Chtelet, e da l corse in rue de Svign; quando
arriv aveva un gran caldo e il fiatone, malgrado il gelo invernale.
Diede un'occhiata oltre le tendine della scuola di danza.
Una folla di bambine in tutina riponeva le scarpette nelle borse
di tela, tenendo le scarpe da citt in mano mentre si accodavano
alla porta. Sotto la tettoia della scuola di ballo si accalcavano
madri e governanti, le madri in pelliccia, le governanti in cappotto
di lana. Alcune bambine irruppero nel nugolo di donne e
corsero verso un negozio di dolciumi. Andrs aspett che la folla
all'ingresso si disperdesse, e in quel momento la vide appena
oltre la soglia: madame Morgenstern, in gonna nera da danza
e cache-coeur grigio, i capelli raccolti sulla nuca in un morbido
chignon. Quando madri e governanti ebbero recuperato tutte le
allieve, madame Morgenstern usc con l'ultima bambina rimasta
per mano e cammin leggera sul marciapiede con le scarpette
da danza, come se non volesse rovinarne la suola sulle pietre.
Andrs ebbe l'impulso di fuggire.
Ma la bambina lo aveva notato. Lasci la mano di madame
Morgenstern e gli corse incontro, stringendo gli occhi come
se non lo vedesse bene. Quando gli fu abbastanza vicina da
toccargli una manica, si ferm di colpo e gli volt la schiena.
Le sue spalle si sollevarono e si abbassarono sotto la lana blu
del cappotto.
Non  pap, disse.
Madame Morgenstern alz gli occhi in segno di scusa verso
l'uomo che non era pap. Quando lo riconobbe, sorrise e tir
l'orlo del cache-coeur per risistemarlo, in un gesto cos infantile
e impacciato da scatenargli un'ondata di calore nel petto.
Andrs super i pochi metri di selciato che li dividevano. Non os
stringerle la mano per salutarla, non riusciva quasi a guardarla
negli occhi. Cominci a fissare il marciapiede e si ficc le mani
in tasca, dove scopr una moneta da dieci centimes avanzata
quella mattina in panetteria. Guarda che cosa ho trovato, disse,
piegandosi sulle ginocchia per dare la moneta alla bambina.
Lei la prese e se la rigir fra le dita. L'hai trovata? chiese.
Forse l'ha persa qualcuno.
L'ho trovata in tasca, disse lui. E per te. Quando vai
a far spese con la mamma, puoi comprarti delle caramelle o un
nastro nuovo per i capelli.
La bambina sospir e infil la moneta nella tasca laterale della
borsa. Un nastro per i capelli, disse. Non me le fanno
mangiare le caramelle. Rovinano i denti.
Madame Morgenstern poggi una mano sulla spalla della bambina
e la tir verso la porta. Possiamo aspettare dentro, vicino
alla stufa, disse. In casa fa pi caldo. Si volt a incontrare
gli occhi di Andrs, per estendergli l'invito. Lui la segu all'interno,
verso la compatta stufa di ferro in un angolo della sala
di danza. Il fuoco sibilava dietro il vetro in colla di pesce, e la
bambina si inginocchi a guardare le fiamme.
Che sorpresa, disse madame Morgenstern, sollevando gli
occhi grigi su quelli di Andrs.
Ero uscito a fare una passeggiata, farfugli lui, troppo in
fretta. A studiare il quartiere.
Monsieur Lvi studia architettura, spieg madame Morgenstern
alla bambina. Un giorno progetter degli edifici magnifici.
Mio pap fa il dottore, disse la bambina con aria distratta,
senza guardare nessuno dei due.
Accanto a madame Morgenstern, Andrs si scaldava le mani
davanti alla stufa, a pochi centimetri da quelle di lei. Le osserv
le unghie, le dita affusolate, il disegno delle ossa da uccello sotto la pelle. Lei se ne accorse, e lui distolse lo sguardo. Si
scaldarono le mani in silenzio mentre aspettavano il padre della
bambina, che si materializz pochi minuti dopo: un uomo basso
e baffuto, con il monocolo e una borsa da medico.
Sophie, che fine hanno fatto i tuoi occhiali? domand
con il broncio.
La bambina pesc dalla borsa un paio di occhiali con la montatura
dorata.
Per favore, madame, disse l'uomo. Se potete, assicuratevi
che non se li tolga.
Ci prover, disse madame Morgenstern con un sorriso.
Mi cadono quando ballo, protest la bambina.
Saluta, Sophie, disse il medico. Faremo tardi a cena.
Sulla soglia, Sophie si volt a salutare con la mano. Un attimo
dopo se n'era andata con il padre, e Andrs si ritrov da
solo con madame Morgenstern. Lei si allontan dalla stufa per
raccogliere gli oggetti dimenticati dalle bambine: un guanto,
una forcina, una sciarpa rossa. Mise tutto in una cesta che pos
accanto al pianoforte. Objets trouvs.
Volevo ancora ringraziarvi, disse Andrs quando il silenzio
tra loro raggiunse una lunghezza intollerabile. La frase gli
usc pi brusca di quanto avesse voluto e in ungherese, un basso
grugnito da contadino. Si schiar la gola e la ripet in francese.
Per carit, Andrs, disse lei in ungherese, ridendo. Avete
scritto un messaggio delizioso. Innanzitutto non avevate alcun
bisogno di ringraziarmi. Sono sicura che non  stato un pomeriggio
particolarmente gradevole per voi.
Non poteva dirle che cosa fosse stato quel pomeriggio per
lui, e che cosa fosse stata l'ultima settimana. La rivide mentre
gli sorrideva e si risistemava il cache-coeur dopo averlo riconosciuto,
quel gesto timido e involontario. Schiacci il berretto
fra le mani, guardando il parquet lucido della sala. Si sentirono
passi pesanti sul pavimento al piano di sopra, quelli di Elisabet
o della signora Apfel.
Dobbiamo darvi per perso? chiese madame Morgenstern.
O potete tornare domani? Elisabet ha invitato un'amica a
pranzo, e forse dopo andremo a pattinare al Bois de Vincennes.
Non ho i pattini, obiett lui, in un mormorio quasi impercettibile.
Nemmeno noi. Li affittiamo.  bellissimo. Vi piacer.
 bellissimo, vi piacer, come se dovesse succedere davvero.
E allora lui accett, e successe.
...
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CAPITOLO 9.
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Bois de Vincennes.
...
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...
Stavolta, per andare a pranzo in rue de Svign, non indoss
una cravatta di scena n port una montagna di fiori appassiti;
indoss una vecchia camicia e port una bottiglia di vino e una
torta alle pere comprata alla vicina panetteria. Anche quel giorno,
la signora Apfel apparecchi un banchetto: rakott krumpli
con strati di uova e patate, una zuppiera di minestra alle carote,
un pasticcio di cavolo rosso e mele con cumino, una pagnotta
casareccia integrale e tre tipi di formaggio. Madame Morgenstern
era taciturna; sembrava grata per la presenza dell'amica
di sua figlia, una ragazzona con le sopracciglia folte in abito di
lana marrone. Si trattava della Marthe con cui Elisabet era andata
al cinema la settimana prima. Continuava a parlare di quel
che succedeva a scuola: chi aveva fatto brutta figura durante
l'ora di geografia, chi si era aggiudicata una parte da solista nel
coro e chi andava a sciare in Svizzera per le vacanze invernali.
Ogni tanto Elisabet lanciava un'occhiata ad Andrs, come a volergli
far notare che era escluso dalla conversazione. Fuori era
cominciata a cadere una neve leggera. Andrs non vedeva l'ora
di uscire. Fu un sollievo quando tagliarono la torta alle pere e la
mangiarono, e poi finalmente misero il cappotto e si avviarono.
Alle due e mezzo presero la metropolitana per il Bois. Quando
emersero dalla stazione, Elisabet e Marthe corsero avanti sottobraccio,
mentre madame Morgenstern si avvi con Andrs.
Gli parl delle sue allieve, del prossimo saggio invernale, della
recente ondata di freddo. Portava una cloche di lana rossa; i
capelli spuntavano dall'orlo e i fiocchi di neve si accumulavano
sulla sommit.
Nel Bois innevato, tra gli olmi e le querce disadorni e i sempreverdi
coperti di brina, le stradine brulicavano di persone
con i pattini in mano. Dal lago venivano le grida e i richiami
dei pattinatori, il raschio delle lame sul ghiaccio. Giunti a un
varco fra gli alberi, si trovarono davanti il lago gelato con le
sue isolette centrali, le rive recintate gremite di parigini. Uomini
e donne incappottati si muovevano sul ghiaccio con aria
seria descrivendo una lenta curva intorno alle isolette. Su una
lieve altura c'era un rifugio con l'entrata di vetro smerlato. Un
cartello a lettere rosse diceva che i pattini si potevano affittare
li per tre franchi. Elisabet e Marthe guidarono il loro piccolo gruppo all'interno del rifugio e aspettarono in coda davanti
al bancone. Andrs insistette per affittare i pattini per tutti;
cerc di non pensare a cosa avrebbero comportato quei dodici
franchi in meno nella settimana entrante. Si infilarono i pattini
al posto delle scarpe su un'umida panchina verde e subito
dopo cominciarono a scendere barcollando verso il lago lungo
una passerella di gomma.
Andrs si avvi sul ghiaccio e tracci una catena di archi verso
l'isola pi grande, provando il filo e l'appoggio delle lame.
Tibor gli aveva insegnato a pattinare quando aveva cinque anni;
avevano pattinato ogni giorno sulla gora di Konyr, su lame
fabbricate dal padre con legno di scarto bordate di grosso filo
metallico. Da scolari a Debrecen avevano pattinato sulla pista
all'aperto di Piac utca, un ovale artificiale perfetto, raffreddato
da tubi sotterranei e levigato come marmo trasparente. Andrs
era leggero e sciolto, pi veloce dei fratelli e degli amici.
Anche adesso, su quelle lame smussate prese in affitto, si sentiva
agile e scattante. Pass in mezzo ai pattinatori in cappotto
di lana scura, la giacca che gli svolazzava dietro, il berretto che
minacciava di scappargli dalla testa. Si fosse fermato un attimo
a farci caso, avrebbe visto gli altri uomini guardarlo con invidia
mentre sfrecciava tra loro; avrebbe visto le occhiate incuriosite
delle ragazze, gli sguardi di disapprovazione degli anziani. Ma
lui avvertiva solo la pura eccitazione di volare sul ghiaccio, il
fulmineo scambio di calore fra le lame e il lago gelato. Circumnavig
l'isola pi grande raggiungendo le ragazze a tutta velocit,
poi scivol in mezzo a madame Morgenstern ed Elisabet
cos al millimetro che entrambe si fermarono col fiato sospeso.
Ti dispiacerebbe guardare dove vai? disse Elisabet nel suo
francese sgarbato. Potresti fare male a qualcuno. Prese sottobraccio
Marthe, e le due ragazze lo sorpassarono con una
spinta. E Andrs rimase a pattinare con madame Morgenstern
in una nuvola di neve fluttuante.
Siete svelto con i piedi, disse lei e gli sorrise di sfuggita
da sotto il cappello a cloche.
Sul ghiaccio pu darsi, disse Andrs arrossendo. Non
sono mai stato bravo negli sport.
Per sembrate uno che se ne intende di danza.
Solo che non sono molto bravo neanche in quella.
Lei rise e gli pattin davanti. Nella grigia luce pomeridiana il
lago gli fece venire in mente i dipinti giapponesi che aveva visto
all'Esposizione internazionale; i sempreverdi spalancavano le
piume scure contro un cielo d'acquarello e le colline erano colombe
che si stringevano in cerca di calore. Madame Morgenstern
si muoveva con scioltezza sul ghiaccio, la schiena eretta,
le braccia che disegnavano un cerchio, come fosse solo un altro
tipo di danza. Non and mai a sbattere contro Andrs n si appoggi
a lui mentre giravano intorno al lago; anche quando urt
il ramo di un sempreverde e perse l'equilibrio, salt sull'altra
lama senza guardarlo. Ma mentre doppiavano la parte opposta
dell'isola, gli scivol accanto.
Io e mio fratello pattinavamo a Budapest, disse. Andavamo
al Vrosliget, non lontano da casa nostra. Conoscete
quel bel lago al castello di Vajdahunyad?
Oh, s. Quando viveva a Budapest non si era mai potuto
permettere il prezzo del biglietto d'entrata, ma lui e Tibor
erano andati molte volte a vedere la gente pattinare di sera. Il
castello, che fondeva dieci secoli di stili architettonici, era stato
costruito quarant'anni prima in occasione dei festeggiamenti per
il millenario della nascita dell'Ungheria. Gli elementi romanici,
gotici, rinascimentali e barocchi erano mescolati lungo tutto il
perimetro dell'edificio; camminare davanti a quella strana facciata
era come attraversare i secoli. Il castello era illuminato dal
basso, e c'era sempre musica. Andrs immagin i due bambini,
madame Morgenstern e il fratello il padre di Jzsef Hsz? proiettare la loro ombra scura sull'ombra pi chiara del castello.
Vostro fratello pattinava bene? chiese.
Madame Morgenstern rise e scosse la testa. Nessuno dei
due era molto bravo, ma ci divertivamo. A volte invitavo anche
le mie amiche. Ci prendevamo per mano e mio fratello ci guidava
come una fila di anatre di legno. Aveva dieci anni pi di
me ed era molto pi paziente di quanto sarei stata io. Teneva
le labbra serrate mentre pattinava, con le mani infilate dentro le
maniche. Andrs le pattinava a fianco, indovinandone il profilo sotto il cappello calato sulla fronte.
Posso insegnarvi un valzer, se volete, propose.
Oh no. Non so fare niente di complicato.
Non  complicato, disse lui e pattin avanti per mostrarle
i passi. Era un semplice valzer imparato a Debrecen quando
aveva dieci anni; tre passi avanti, un lungo arco e un giro; tre
passi indietro, un altro arco, un altro giro. Madame Morgenstern
lo seguiva ripetendo i passi che lui tracciava sul ghiaccio.
Poi Andrs si volt. Inspir e le mise una mano intorno alla vita.
Lei gli pass il braccio dietro la schiena e la mano guantata
trov la sua. Lui accenn qualche battuta di Brin de Muguet e la
guid. All'inizio lei era incerta, soprattutto durante i giri, ma
presto cominci a muoversi leggera come Andrs aveva previsto,
la mano ferma contro la sua. Sapeva che Rosen, Polaner e
Ben Yakov avrebbero riso vedendolo danzare cos di fronte a
tutti, ma non gli importava. Per qualche momento, per l'intera
durata della canzone nella sua testa, quella donna leggiadra con
il cappello a cloche si tenne avvinta a lui, con la mano stretta
nella sua. Andrs le sfior con la bocca il bordo del cappello
assaggiando un velo freddo e umido di fiocchi di neve. Sentiva
il suo respiro sul collo. Lei alz il viso e i loro occhi si incontrarono
per un istante prima che lui spostasse lo sguardo altrove.
Ricord a se stesso che qualunque cosa provasse era senza
speranza; era una donna adulta con una vita complicata, una
professione e una figlia alle scuole superiori. Il valzer nella sua
testa termin sfumando. Andrs lasci cadere le braccia e lei si
spost per pattinargli a fianco. Fecero due volte il giro dell'isola
prima che lei ricominciasse a parlare.
Mi fate venire nostalgia dell'Ungheria, disse. Sono pi
di sedici anni che manco. Da quando  nata Elisabet. Scrut
la pista e Andrs segu il suo sguardo. Videro il verde e il marrone
dei cappotti delle due ragazze molto pi avanti. Elisabet
indicava qualcosa sulla riva, la sagoma nera di un cane che saltava
dietro un'altra sagoma pi piccola e svelta.
A volte penso che potrei tornarci, sospir madame Morgenstern
in un mezzo sussurro. Ma molto pi spesso penso
che non ci torner mai.
Ci tornerete, disse Andrs, stupito dal tono fermo della
propria voce. La prese per il gomito e lei non si ritrasse. Anzi,
sfil la mano dalla manica del cappotto e gliela pos sul braccio.
Andrs rabbrivid, anche se non sentiva pi freddo. Pattinarono
cos, in silenzio, per il tempo necessario a circumnavigare di
nuovo l'isoletta. Poi una voce, sonora e familiare, li raggiunse
dalla parte opposta del lago ghiacciato. Era madame Grard,
che li chiamava per nome. Andrska. Klrika. I vezzeggiativi in
ungherese, come se fossero ancora a Budapest. Madame Grard
pattin verso di loro con un cappello e un cappotto nuovi bordati
di pelliccia, seguita da tre attori della compagnia. Lei e
madame Morgenstern si abbracciarono, risero, scambiarono
qualche commento sulla bellezza della neve e sulle persone che
affollavano la patinoire.
Klrika, mia cara, che piacere vederti. Ed ecco Andrska.
E quella pi avanti sar Elisabet. Sorrise timidamente e strizz
l'occhio ad Andrs, poi chiam Elisabet e Marthe a raggiungerli.
Quando le ragazze si lamentarono del freddo, invit tutti
a prendere una cioccolata calda. Si accomodarono insieme a un
lungo tavolo di legno e bevvero cioccolata dalle tazze di ceramica,
e fu facile per Andrs lasciar parlare gli altri, lasciare che
le loro conversazioni si unissero a quelle dei tanti pattinatori
nell'affollato rifugio. Il sentimento esaltante provato poco prima
che arrivasse madame Grard cominciava gi a scemare; madame
Morgenstern sembrava di nuovo lontanissima.
Quando ebbero finito di bere la cioccolata, Andrs and a
riprendere le scarpe al banco noleggio e si incammin con il resto
del gruppo per la stradina verso l'uscita del Bois. Continuava
a cercare l'occasione di prendere madame Morgenstern per
il gomito, di lasciar andare avanti gli altri e camminare da solo
con lei. Invece fu Marthe a restare indietro con lui. Lo affront
con decisione nel freddo sempre pi intenso.
Guarda che non hai speranze, disse. Non vuole avere
niente a che fare con te.
Chi? chiese Andrs, allarmato al pensiero di essere stato
cos trasparente.
Elisabet! Vuole che smetti di guardarla in continuazione.
Pensi che le piaccia essere guardata da un patetico ungherese?
Andrs sospir e lanci un'occhiata a Elisabet che camminava
insieme a madame Grard, col cappotto verde che le dondolava
intorno alle gambe. La vide chinarsi a dire qualcosa a
madame, che gett la testa indietro e rise.
Non le interessi, disse Marthe. Ha gi un fidanzato.
Quindi non c' bisogno che torni a trovarla. O che perdi tempo
cercando di affascinare la madre.
Andrs si schiar la gola. D'accordo, disse. Be', grazie
di avermi avvisato.
Marthe annu con aria sbrigativa.  mio dovere in quanto
amica di Elisabet.
Raggiunsero l'uscita del parco e madame Morgenstern fu di
nuovo accanto a lui, le loro maniche a sfiorarsi. Si fermarono
davanti all'entrata della metropolitana, il viavai dei treni echeggiava
dal basso. Non venite con noi? gli chiese.
No, vieni con noi! disse madame Grard. Prendiamo
un taxi. Ti diamo un passaggio fino a casa.
Era freddo e stava facendo buio, ma Andrs non tollerava il
pensiero di viaggiare sulla metropolitana affollata con Elisabet,
Marthe e madame Morgenstern. N voleva pigiarsi in un taxi
con madame Grard e gli altri. Voleva rimanere solo, ritrovare
la strada che portava al suo quartiere, chiudersi nella sua stanza.
Penso che andr a piedi, disse.
Ma tornate a pranzo domenica prossima, disse madame
Morgenstern, guardandolo da sotto il bordo del cappello, il viso
ancora acceso dal rossore della pattinata. Anzi, speriamo diventi un'abitudine per voi.
Che cos'altro avrebbe potuto rispondere? S, s, certo, verr, disse.
...
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CAPITOLO 10.
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Rue de Svign.
...
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...
E cos Andrs divenne una presenza costante ai pranzi domenicali
in rue de Svign. Ben presto si stabil uno schema
fisso: lui arrivava e scambiava qualche battuta con madame
Morgenstern; Elisabet si sedeva e lo guardava torva, oppure
lo prendeva in giro per l'abbigliamento o l'accento; quando
non riusciva a provocarlo come la prima volta, si annoiava e
usciva con Marthe, che coltivava un furioso disprezzo nei confronti
di Andrs. Dopo che le due ragazze se n'erano andate,
lui si sedeva con madame Morgenstern ad ascoltare dischi al
grammofono, a guardare riviste d'arte e cartoline, a leggere
un libro di poesie per esercitarsi in francese o a parlare della
sua famiglia, della sua infanzia. Di tanto in tanto cercava di
spostare la conversazione sul passato di lei: il fratello che non
vedeva da anni, gli oscuri eventi che avevano portato alla nascita
di Elisabet e all'arrivo a Parigi. Lei per riusciva sempre
a eludere l'argomento, sviando le sue prudenti domande come
le mani di un partner sgradito nel ballo. E se Andrs arrossiva
quando gli si sedeva accanto, o se ribatteva balbettando a
un suo complimento, madame Morgenstern non dava cenno
di essersene accorta.
In breve Andrs giunse a conoscere la forma precisa delle
sue unghie, il taglio e il tessuto di ogni suo abito invernale,
il disegno del pizzo che orlava i suoi fazzoletti. Sapeva che le
piaceva il pepe sulle uova, che non tollerava il latte, che di una
pagnotta amava soprattutto il cantuccio. Sapeva che era stata
a Bruxelles e a Firenze (anche se non insieme a chi); sapeva
che le ossa del piede destro le dolevano quando c'era umidit.
Era lunatica, ma stemperava il cattivo umore prendendosi in giro
da sola, suonando al grammofono sciocche melodie americane
e mostrando ad Andrs buffe fotografie delle sue allieve pi
giovani con i costumi del saggio. Sapeva che la sua coreografia
preferita era Apollo mentre quella che le piaceva meno era La
Sylphide, troppo manierata ed eseguita troppo di rado con originalit.
Andrs si riteneva vergognosamente ignorante in fatto
di danza, ma a madame Morgenstern non sembrava importare;
metteva sul grammofono la musica di un balletto e gli descriveva
che cosa succedeva sul palco mentre le note montavano e rifluivano,
e a volte arrotolava il tappeto del salotto ed eseguiva per
lui una versione ridotta della coreografia, arrossendo di piacere
mentre danzava. In cambio lui la portava a passeggio per il Marais,
raccontandole la storia architettonica dei palazzi fra i quali
viveva: il cinquecentesco Hotel Carnavalet, con i bassorilievi
delle quattro stagioni; l'Htel Amelot de Bisseuil e i suoi grossi
battenti con le teste di Medusa, che un tempo si aprivano regolarmente
per Beaumarchais; la sinagoga Guimard in rue Pave,
con la facciata ondulata come un rotolo aperto della Torah. Lei
si domandava ad alta voce come avesse fatto a non notare quei
particolari prima d'allora. Andrs le aveva tolto il velo dagli
occhi, diceva, le aveva rivelato una dimensione del suo quartiere
che diversamente non avrebbe mai scoperto.
Bench rassicurato dall'invito fisso, lui viveva nella paura che
una domenica sarebbe arrivato da madame Morgenstern trovando
un altro uomo a tavola, un capitano coi mustacchi, un medico
in completo di tweed o un talentuoso coreografo moscovita
qualche dotto quarantenne che avrebbe parlato di cultura con
una scioltezza per lui ineguagliabile ed esperto in ci che qualunque
gentiluomo avrebbe dovuto conoscere: i vini, la musica,
i modi per far ridere una donna. Ma il terrificante rivale non si
palesava mai, almeno non la domenica pomeriggio; quella frazione
settimanale delle Morgenstern pareva riservata soltanto a lui.
Fuori della casa di rue de Svign, la vita procedeva come
al solito, o come quello che ormai Andrs considerava il solito,
nell'ambito della sua esistenza di studente d'architettura a Parigi.
Il suo modello era quasi finito, i muri ritagliati nel rigido
cartone bianco erano pronti da montare. Nonostante fosse ormai
grosso come una scatola per abiti, aveva cominciato a portarlo
avanti e indietro da scuola ogni giorno. Il motivo era la recente
ondata di vandalismo che, a quanto pareva, aveva colpito esclusivamente
gli allievi ebrei della cole Spciale. A uno studente
del terzo anno, Jean Isenberg, era stato versato un mare di inchiostro
su una serie di carte catastali; a una ragazza del quarto
anno, Anne-Laure Bauer, avevano rubato i costosi manuali
di statica la settimana prima dell'esame. Fino a quel momento
Andrs e i suoi amici l'avevano scampata, ma secondo Rosen
era solo questione di tempo prima che toccasse a loro. I docenti
convocarono un'assemblea generale e parlarono duramente
agli studenti, minacciando i colpevoli di severe conseguenze e
pregando chiunque avesse prove di farsi avanti, ma nessuno
diede informazioni spontaneamente. Alla Colomba blu, Rosen
espose una sua teoria. Parecchi studenti appartenevano notoriamente
al Front de la Jeunesse e a un gruppo denominato Le
Grand Occident, che dietro il nazionalismo dichiarato malcelava
l'antisemitismo.
Quello spione di Lemarque  uno scagnozzo della Jeunesse, disse Rosen mentre prendeva un caff con biscotti alle mandorle.
Scommetto che c' lui dietro questa storia.
Lemarque non c'entra, ribatt Polaner.
Perch no?
Polaner arross appena, incrociando in grembo le mani bianche
e affusolate. Mi ha aiutato con un progetto.
Ti ha aiutato, eh? disse Rosen. Be', secondo me  meglio
se ti guardi le spalle. Quel piccolo salopard  capace di tagliarti la
gola mentre ti dice bonjour.
Non ti farai molti amici se te la prendi con tutti, comment
il prudente Ben Yakov; la sua preoccupazione principale
sembrava quella di farsi ammirare da quante pi persone possibile,
fossero maschi o femmine.
Chi se ne importa, disse Rosen. Mica stiamo parlando
di una festa da ballo.
In cuor suo Andrs concordava con Rosen. Gi dall'ambiguo
incidente con Polaner a inizio anno nutriva dubbi su Lemarque.
Da quel momento lo aveva tenuto d'occhio e gli era stato impossibile
ignorare il modo in cui guardava Polaner, come se lo
trovasse irresistibile e repellente allo stesso tempo, come se il disgusto
per lui gli procurasse una sorta di piacere. Lemarque sapeva
insinuarsi accanto a Polaner e trovare scuse per parlargli a
lezione: mi presti il pantografo? Mi fai vedere come hai risolto
quel problema di statica, quello difficile?  tua la sciarpa che
ho trovato in cortile? Polaner escludeva a priori che Lemarque
non fosse spinto solo dall'amicizia. Andrs per non si fidava
di lui, n degli studenti con gli occhi stretti che gli sedevano
accanto in mensa, fumavano sigarette tedesche e indossavano
camicie e giacche militari, come per tenersi pronti a combattere
nel caso li avessero richiamati. A differenza dei compagni,
portavano i capelli a spazzola e si lucidavano gli stivali. Andrs
aveva sentito qualcuno chiamarli sprezzantemente la garde.
E poi c'erano quelli che non ostentavano cos tanto le loro idee
politiche: quelli che fingevano di non vedere Andrs, Rosen,
Polaner e Ben Yakov, anche se li incrociavano ogni giorno nei
corridoi o in cortile.
Dobbiamo infiltrarci in quei gruppi, ecco cosa, disse
Rosen. Il Front de la Jeunesse. Il Grand Occident. Andare
alle loro riunioni, sapere cosa gli frulla in testa.
Che ideona, lo canzon Ben Yakov. Cos ci scoprono
e ci rompono il collo.
Ma secondo te cosa gli frulla in testa? chiese Polaner, che
cominciava ad arrabbiarsi. Non  che stanno organizzando
un pogrom a Parigi.
Perch no? disse Rosen. Credi che non ci abbiano pensato?
Possiamo parlare d'altro, per favore? esclam Ben Yakov.
Rosen respinse la tazza di caff. Oh s, disse. Perch
non ci parli della tua ultima conquista? Cosa potrebbe mai esserci
di pi importante o urgente?
Ben Yakov liquid l'offesa con una risata, mandando l'amico
ancora pi in bestia. Rosen si alz e butt i soldi sul tavolo,
poi si gett il cappotto sulle spalle e si avvi verso l'uscita.
Anche Andrs afferr il cappello e lo segu; detestava vedere
un amico andarsene su tutte le furie. Lo raggiunse all'angolo tra Saint-Germain e Saint-Jacques, fermandosi con lui ad
aspettare il verde.
Tu non pensi che io parli a vanvera, vero? disse Rosen,
le mani affondate nelle tasche, gli occhi fissi su Andrs.
No, cominci lui, cercando di trovare le parole francesi
giuste per ci che intendeva dire. Stai solo tentando di anticipare
qualche mossa.
Oh, disse Rosen illuminandosi. Giochi a scacchi?
Io e mio fratello ci giocavamo sempre. Non che io fossi
molto bravo. Mio fratello maggiore conosce a menadito un libro
di mosse difensive scritto da un campione russo. Contro di
lui era una gara persa.
Non potevi leggerlo anche tu quel libro? disse Rosen ridacchiando.
Forse, se non lo avesse nascosto cos bene!
Allora  questo che sto facendo, immagino. Cerco il libro.
Non dovrai cercare poi tanto, disse Andrs. Ci sono
manifesti delle riunioni del Front de la Jeunesse in tutto il
Quartiere latino.
Avevano raggiunto il Petit Pont in fondo a rue Saint-Jacques
e lo superarono insieme nel crepuscolo. Le torri di Notre-Dame
catturavano gli ultimi raggi del sole calante quando, attraverso
place Charlemagne, si incamminarono verso la cattedrale. Si
fermarono a guardare i tetri santi che fiancheggiavano i portali,
uno dei quali teneva in mano la propria testa mozzata.
Sai cosa voglio fare da grande? disse Rosen.
No, disse Andrs. Cosa?
Trasferirmi in Palestina. Costruire un tempio di pietra a
Gerusalemme. Si interruppe e guard Andrs come per sfidarlo
a ridere, ma lui non stava ridendo. Pensava ad alcune fotografie
di Gerusalemme apparse su Passato e futuro. Gli
edifici avevano una sorta di permanenza geologica, come se
non fossero stati realizzati dalla mano dell'uomo. Perfino nelle
immagini in bianco e nero quelle pietre sembravano irradiare
una luce dorata.
Voglio costruire una citt nel deserto, disse Rosen. Una
citt nuova dove un tempo sorgeva la vecchia. Uguale nella forma
alla citt antica, ma composta di edifici nuovissimi. Il cemento
armato di Perret  l'ideale per la Palestina. Economico
e leggero, fresco quando fa caldo, duttile. Pareva vederla in
lontananza, mentre parlava: una citt nel mare di dune.
Allora sei un sognatore, osserv Andrs. Non l'avrei
mai detto.
Rosen fece un sorrisetto furbo. Acqua in bocca con gli altri, intim. Alzarono di nuovo lo sguardo sulla sommit delle
torri, mentre la linea d'oro si assottigliava in un filo. Ci verrai,
vero? chiese Rosen. Verrai a una riunione della Jeunesse?
Cos scopriamo che cosa stanno complottando.
Andrs esit. Cerc di immaginare ci che madame Morgenstern
avrebbe pensato se lui avesse fatto una cosa simile, se si
fosse infiltrato. Immagin di raccontarglielo una domenica pomeriggio:
la sua audacia, il suo coraggio. La sua stupidit? E
se ci riconoscono? domand.
Ma no, disse Rosen. Figurati se ci cercano in mezzo
ai loro.
Quando si riuniscono?
E bravo il mio Lvi, disse Rosen.
Decisero di infiltrarsi a una sessione di reclutamento del
Grand Occident, calcolando che alla riunione sarebbero intervenute
tantissime facce sconosciute. L'incontro si sarebbe tenuto
quel sabato in un auditorium di rue de l'Universit a Saint-Germain-des-Prs.
Prima per bisognava superare la valutazione di
fine trimestre. Andrs aveva finalmente terminato la sua Gare
d'Orsay, passando due notti in bianco per farcela; il venerd
mattina, la stazione si innalzava candida e inviolata sulla base di
cartone. Andrs sapeva che era un lavoro ben fatto, il prodotto
di un lungo studio e molte ore di costruzione e misurazioni
scrupolose. Anche Rosen, Ben Yakov e Polaner avevano dedicato
parecchio tempo alle versioni bianco spettrale della cole
Militaire, della Rotonde de la Villette e del Thtre de l'Odon
che ora campeggiavano sul tavolo. Sarebbero stati esaminati dai
compagni del secondo, terzo e quarto anno, da Mdard il sorvegliante
del quinto anno e infine da Vago in persona. Andrs
si considerava temprato dalle critiche bonariamente implacabili
del suo direttore a Passato e futuro; aveva gi affrontato alcune
valutazioni in autunno, nessuna negativa come quelle che
il direttore gli appioppava regolarmente.
Tuttavia, fin dall'inizio la valutazione della Gare d'Orsay
prese una bruttissima piega. Le linee tratteggiate da Andrs erano
imprecise, i metodi di costruzione dilettanteschi; non aveva
neanche provato a riprodurre la vetrata frontale o a catturare
l'elemento saliente dell'edificio: la luce che la Senna, scorrendovi
davanti, proiettava su quella facciata cos riflettente. Aveva
realizzato un modello inservibile, disse uno del quarto anno.
Una scatola da scarpe. Una bara. Perfino Vago, il quale sapeva
meglio di chiunque altro quanto impegno ci avesse messo Andrs,
critic l'inerzia dell'opera. In camicia da lavoro macchiata
di colore che faceva a pugni col panciotto elegante, incombeva
sul modello e lo fissava senza nascondere la propria delusione.
Estrasse di tasca un portamina e se lo picchiett su un labbro.
Una riproduzione diligente, disse. Come una polonaise
di Chopin suonata al saggio degli allievi. Hai azzeccato tutte le
note, certo, ma non ci hai messo alcuna creativit.
Fine. Vago gli diede le spalle e pass al modello successivo, e
Andrs sprofond in un baratro di umiliazione e infelicit. Vago
aveva ragione: il suo modello non aveva nulla di esaltante;
come aveva fatto a vederlo diversamente? Fu una magra consolazione
che ai suoi compagni stesse andando altrettanto male.
Non poteva credere di essere stato cos sicuro fino a mezz'ora
prima, cos certo che tutti i presenti avrebbero considerato la
sua Gare d'Orsay come la dimostrazione che lo aspettava un
futuro da grande architetto.
Sapeva che la scuola vantava una storia di dure valutazioni
di fine trimestre, e sapeva pure che poche matricole le superavano
con l'orgoglio intatto. Era la versione scolastica di un rito
di iniziazione, un modo di temprare e preparare gli studenti alle
umiliazioni pi profonde e sottili che avrebbero dovuto subire
quando a venir messo in discussione sarebbe stato un progetto
tutto loro. Ma l'esito era stato molto pi duro del previsto; e,
peggio ancora, i commenti parevano giustificati. Aveva sgobbato
come un mulo e non era bastato, neanche un po', neanche
lontanamente. Sentiva, anche se non riusciva a esprimerlo a parole,
che la sua umiliazione era legata a madame Morgenstern
e al suo rapporto con lei: come se costruire una bella riproduzione
della Gare d'Orsay gli desse il diritto di avanzare pretese
maggiori sui suoi sentimenti. Ora non avrebbe potuto farle una
cronaca sincera della giornata senza passare da stupido presuntuoso.
Lasci l'cole Spciale con un umore pessimo, cos ostinato
da tenergli compagnia per tutta la notte e il mattino dopo;
era ancora con lui quando usc per incontrarsi con Rosen e
infiltrarsi nel Grand Occident.
Il luogo della riunione era proprio dietro l'angolo rispetto
alle splendide Beaux-Arts, pochi isolati a est della Gare d'Orsay.
Andrs non voleva vedere quell'edificio mai pi. Sapeva
di essersi meritato le critiche; nello zelo di riprodurre ogni dettaglio
della stazione aveva smarrito l'insieme, non aveva compreso
che cosa la rendesse unica e viva. Era un tipico errore
da matricola, gli aveva detto Vago uscendo. Ma allora perch
non lo aveva messo in guardia fin dal principio? Adesso anche
Rosen sosteneva di odiare a morte il soggetto del suo modello,
l'cole Militaire. Fissando cupamente il marciapiede in solidale
simmetria, si avviarono lungo rue de l'Universit.
Siccome la riunione cui avrebbero partecipato era una semplice
sessione di reclutamento, non c'era alcuna necessit di segretezza
o finzione; arrivarono con gli altri partecipanti, molti
dei quali sembravano studenti. A un leggio su un basso palco
nella parte anteriore della sala, un tipo secco come un chiodo
con un completo grigio che gli cadeva malissimo dichiar di essere
monsieur Dupuis, Segretario del Presidente Pemjean in
Persona, e batt le mani per richiamare all'ordine. Tra i convenuti
scese il silenzio. Alcuni volontari percorrevano i corridoi
tra le sedie, distribuendo un supplemento speciale del giornale
Le Grand Occident. Il Segretario del Presidente Pemjean
in Persona annunci che quel supplemento esponeva i principi
dell'organizzazione; i dirigenti lo avrebbero letto ad alta voce
all'assemblea. Sei tetri giovanotti si riunirono sul palco, ciascuno
con una copia del supplemento in mano. A turno lessero che
gli ebrei dovevano essere rimossi dalle posizioni di influenza in
Francia e smettere di esercitare qualunque autorit sui francesi;
che le organizzazioni ebraiche in Francia andavano sciolte
perch, mentre si mascheravano senza alcun pudore da patronati,
lavoravano per ottenere il dominio globale; che il diritto
alla cittadinanza andava tolto a tutti gli ebrei, i quali di l in poi
avrebbero dovuto essere considerati stranieri, compresi quelli le
cui famiglie risiedevano in Francia da generazioni; e che tutte
le propriet degli ebrei dovevano passare allo Stato.
A fine lettura, diversi presenti applaudirono brevemente.
Alcuni approvarono gridando, altri alzarono il pugno. Altri ancora,
per, non parevano d'accordo, e qualcuno si mise a discutere
con i sostenitori.
E gli ebrei con fratelli o padri che sono morti per la Francia
nella Grande guerra? urlarono dalla balconata.
Quei sionisti sono morti per la loro gloria personale, non
della Francia, url in risposta il Segretario del Presidente in
Persona. Non ci si pu fidare degli israeliti quando sostengono
di servire la Francia. Gli si deve vietare di prendere le armi.
Perch non far morire loro, se qualcuno deve morire? sbraitarono.
Rosen stritolava lo schienale della sedia che aveva davanti,
le nocche sempre pi bianche. Andrs non aveva idea di cosa
avrebbe fatto se l'amico si fosse messo a gridare.
Se siete qui,  perch credete nella necessit di una Francia
pura, della Francia che i nostri padri e i nostri nonni hanno
edificato, prosegu il Segretario del Presidente. Se siete qui,
 per contribuire con le vostre forze a ripulire la Francia. Se
invece non  questo il vostro scopo, siete pregati di andarvene.
 solo dei pi patriottici, dei pi leali fra voi
che abbiamo bisogno.
Il Segretario aspett. Un mormorio percorse l'assemblea.
Uno dei sei giovanotti che avevano letto i principi grid:
Vive la France!
Entrerete a far parte di un'alleanza internazionale... attacc
il Segretario, ma la sua voce fu soffocata da un baccano
improvviso, un crepitio, una specie di battimani legnoso che copr
le sue parole. Poi, improvvisamente com'era iniziato, il rumore
cess. Il Segretario si schiar la gola, si raddrizz i risvolti
della giacca e riattacc: Entrerete a far parte...
Stavolta il chiasso fu ancora pi forte di prima. Veniva da
ogni parte della sala. Alcuni presenti si erano alzati e facevano
girare su un manico delle specie di raganelle. Come prima,
quel fracasso acuto e intenso si interruppe dopo qualche istante.
Apprezzo il vostro entusiasmo, signori, prosegu il Segretario.
Ma vi prego, aspettate che...
Il chiasso riesplose, e stavolta non cess. Gli uomini con le
raganelle ce n'erano venti o trenta sparsi tra il pubblico si
infilarono nei corridoi fra le sedie facendo ruotare i loro strumenti
il pi velocemente e rumorosamente possibile. Erano le
raganelle di Purim, not Andrs: aggeggi di legno che si usavano
alla sinagoga mentre si leggeva la storia di Ester, ogni volta
che il nome del perfido Amn ricorreva nel testo. Lanci uno
sguardo a Rosen: aveva capito anche lui. Il Segretario batt una
mano sul leggio. I sei beccamorti sul palco stavano sull'attenti,
come aspettando un suo ordine. Altri uomini uscirono dalle file
per risalire i corridoi, srotolando grossi striscioni e sollevandoli
per mostrarli alla platea. Ligue internationale contre l'antismitisme,
recitava uno. Fermiamo gli hitleriani francesi,
diceva un altro. Libert, Egalit, Fraternit, proclamava un
terzo. Gli uomini con gli striscioni esultarono e dal pubblico si
lev un ruggito di rabbia. Quello scheletro del Segretario divent
di un viola mai visto. Rosen lanci un grido e trascin Andrs
fuori dalla fila, per dare una mano a tirare su uno striscione.
Un membro della Ligue, uno stangone con le spalle larghe
e un fazzoletto tricolore al collo, estrasse un megafono e inizi
a gridare: Uomini liberi di Francia! Non fatevi avvelenare la
mente da questi fanatici!
Il Segretario ringhi un ordine alle sei mutrie, e un attimo
dopo l'auditorium piomb nel caos pi totale. I posti si svuotarono.
Alcuni membri del gruppo afferrarono i manifesti,
altri si lanciarono dietro gli uomini con le raganelle. I sei che
avevano letto i principi dell'organizzazione si scagliarono sul
tizio con il megafono, ma c'era chi gli faceva scudo mentre lui
continuava a incalzare: Fraternit! Egalit! Il Segretario
scomparve oltre una tenda in fondo al palco. Andrs venne
spinto da dietro, preso a calci nelle ginocchia e a gomitate al
petto. Lui, che non voleva mollare il manifesto, alz l'asta il
pi possibile e url: Fermiamo gli hitleriani francesi. Rosen
non era pi al suo fianco, non riusciva a individuarlo nella
ressa. Un uomo cerc di prendergli il manifesto e Andrs si
oppose lottando; un altro lo agguant per il colletto, un terzo
gli sferr un colpo alla mascella. Andrs inciamp finendo
contro una colonna, sput sangue per terra. Intorno a lui, urla
e botte. Si fece strada a spintoni verso l'uscita, controllandosi
i denti con la lingua e domandandosi se sarebbe dovuto
andare dal dentista. Nel vestibolo, trov Rosen che se le dava
di santa ragione con un bestione pelato in tuta da lavoro.
Come se avesse intenzione di picchiarlo a sua volta, Andrs
abbranc l'amico per la vita e lo stratton via, scaraventandolo
di spalle contro una parete. L'uomo in tuta, trovandosi a
mani vuote, si ributt nella mischia dell'auditorium. Andrs e
Rosen zoppicarono fuori dall'edificio, incrociando sulle scale
frotte di poliziotti che correvano a sedare i disordini. Quando
si furono lasciati la folla alle spalle, si scapicollarono gi
per rue de Solfrino fino al quai d'Orsay, dove si buttarono
ansanti su una panchina.
Allora non eravamo gli unici! disse Rosen, palpandosi le
costole. Andrs si saggi l'interno del labbro con la lingua. La
guancia continuava a sanguinargli dove se l'era tagliata coi denti,
che per erano intatti. Sent dei passi veloci e quando alz gli
occhi vide tre membri della Ligue correre con i manifesti al vento,
inseguiti da altri uomini, inseguiti a loro volta dai poliziotti.
Come vorrei rivedere la faccia che ha fatto il Segretario,
disse Rosen.
Intendi il Segretario del Presidente in Persona?
Con le mani sulle ginocchia, Rosen scoppi a ridere. Ma poi
un'ambulanza sfrecci in strada, diretta verso l'auditorium, e
poco dopo ne arriv una seconda. Non molto pi tardi, passarono
altri membri della Ligue; erano pallidi, affranti, e trascinavano
i manifesti sul marciapiede tenendo i cappelli in mano.
Andrs e Rosen li osservarono in silenzio. Era successo qualcosa
di grave: qualcuno della Ligue era rimasto ferito. Andrs si
tolse a sua volta il cappello e lo tenne in grembo, mentre l'adrenalina
si dissolveva in una paura sorda. Il Grand Occident non
era l'unico gruppo del genere; c'erano sicuramente decine di
riunioni simili in tutta Parigi e in quello stesso istante. E se si
tenevano riunioni simili a Parigi, allora che cosa stava accadendo
nelle citt meno illuminate d'Europa? Andrs si strinse
meglio nel cappotto, aveva di nuovo freddo. Rosen si alz;
anche lui si era fatto serio e taciturno.
Il peggio deve ancora venire, disse. Aspetta e vedrai.
Il giorno dopo, in rue de Svign, madame Morgenstern ed
Elisabet sedevano in silenzio mentre Andrs descriveva gli avvenimenti
delle ultime quarantott'ore. Raccont com'era andata
la valutazione e la scarsa considerazione che ormai anche
lui aveva del modello della Gare d'Orsay, e raccont ci che
era accaduto alla riunione. Tir fuori un ritaglio dell'CEuvre
del mattino e lo lesse a voce alta. L'articolo parlava dell'azione
di disturbo nel corso della sessione e della rissa che era seguita.
Ciascun gruppo accusava l'altro di aver scatenato gli scontri:
Pemjean aveva colto l'opportunit per sottolineare la slealt e
la bellicosit del popolo ebreo, mentre Grard Lecache, presidente
della Ligue internationale contre l'antismitisme, definiva
l'accaduto una manifestazione degli scopi violenti del Grand
Occident. Il quotidiano abbandonava ogni pretesa di obiettivit
giornalistica per elogiare il coraggio maccabeo della Ligue e
accusare il Grand Occident di fanatismo, ignoranza e barbarie;
due membri della Ligue, si scopriva, erano stati picchiati fino a
perdere i sensi ed erano ricoverati all'Htel-Dieu.
Avrebbero potuto uccidervi! disse Elisabet. Il suo tono
era acido come sempre, ma per un istante sembr guardarlo
con preoccupazione genuina. Che cosa vi  saltato in mente?
Pensavate di battere tutti quegli scimmioni in un colpo solo?
In trenta contro duecento?
Non facevamo parte del piano, noi, disse Andrs. Non
sapevamo che ci sarebbero stati quelli della Ligue. Quando hanno
cominciato a fare rumore, ci siamo uniti a loro.
Che banda di cretini ridicoli, esclam Elisabet.
Madame Morgenstern fiss gli occhi grigi su Andrs.
State attento a non mettervi nei guai con la polizia, disse.
Ricordate che siete un ospite, in Francia. Non vorrete farvi
espellere per una cosa del genere.
Perch dovrebbero espellermi? chiese Andrs. Per aver
servito gli ideali della Francia? Ma no.
Invece s, disse madame Morgenstern. E sarebbe la fine
dei vostri studi. Qualunque cosa facciate, dovete difendere
la vostra posizione qui. La vostra presenza in Francia  innanzitutto
una dichiarazione politica.
Tanto non durer mai, qui, disse Elisabet. Il momento di
preoccupazione era svanito. Sar bocciato e cacciato da scuola
entro fine anno. Secondo i suoi professori non ha un briciolo di talento. Non l'hai ascoltato? Si scoll dalla poltrona di
velluto e si trascin in camera sua, dove la sentirono aggirarsi
mentre si preparava per uscire. Pochi minuti dopo ne riemerse
con un abito verde oliva e un berretto di lana nera. Si era legata
i capelli e strofinata le guance, che erano come arrossate
dal vento. Un libro tascabile in una mano, i guanti nell'altra, si
ferm sulla soglia del salotto e accenn un saluto.
Non aspettarmi alzata, disse alla madre. Poi, come ripensandoci,
scocc ad Andrs uno sguardo sdegnoso. Non venire
il prossimo fine settimana, campione di Francia, non serve, disse. Vado a sciare con Marthe a Chamonix. In realt,
vorrei che non venissi proprio pi del tutto. Si butt la borsa
in spalla e corse gi per le scale; sentirono la porta sbattere e
tintinnare dietro di lei.
Madame Morgenstern abbass la fronte sino a prendersela
tra le mani. Dite che far cos a lungo? Voi a sedici anni eravate
diverso, vero?
Peggio, disse Andrs con un sorriso. Ma non vivevo a
casa, quindi mia madre se lo  risparmiato.
Ho minacciato di mandarla in collegio, ma sa che non ne
ho il coraggio. E nemmeno il denaro, se  per questo.
Be', disse lui. Chamonix. Per quanto ci rester?
Dieci giorni, disse madame Morgenstern. Non  mai
stata via da casa tanto a lungo.
Allora immagino che io e te non ci rivedremo prima di gennaio, disse Andrs. Si accorse di averlo detto ad alta voce te,
l'ungherese per tu ma ormai era troppo tardi, e comunque
lei sembrava non aver fatto caso al lapsus. Con la scusa che era
ora di recarsi al lavoro, Andrs si alz per andare a prendere
cappotto e cappello dall'attaccapanni in cima alle scale. Madame
Morgenstern per lo ferm mettendogli una mano sul braccio.
Vi state scordando dello Spectacle d'hiver, disse. Verrete,
vero?
Il saggio invernale delle allieve. Andrs sapeva che sarebbe
andato in scena la settimana dopo, naturalmente. Si sarebbe
tenuto al Sarah-Bernhardt il gioved sera; era stato lui a disegnare
la locandina. Ma non si aspettava di avere una scusa per
assistervi. Non doveva lavorare quella sera, visto che La madre
avrebbe gi chiuso per le vacanze. E ora madame Morgenstern
lo stava guardando in silenziosa attesa, la mano che bruciava
attraverso la stoffa del cappotto. Andrs aveva la bocca secca
come un deserto, le mani gelide di sudore. Si disse che quell'invito
non significava nulla, che ricadeva perfettamente entro i
confini del loro rapporto: come amico di famiglia, come eventuale
spasimante di Elisabet, potevi benissimo essere invitato
a partecipare. Raffazzon una risposta affermativa, dicendo
che sarebbe stato un onore, ed eseguirono il rituale con cui si
congedavano ogni settimana: l'attaccapanni, le cose di Andrs,
le scale, un casto saluto. Sulla soglia, per, lei lo guard negli
occhi un attimo pi a lungo del solito. Le sue sopracciglia si
unirono, la sua bocca prese quella piega meditabonda. Proprio
quando pareva sul punto di parlare, un paio di scolare in giacca
rossa passarono di corsa sul marciapiede all'inseguimento di un
cagnetto bianco, costringendoli a separarsi, e il momento pass.
Madame Morgenstern alz una mano in segno di saluto e
rientr in casa, chiudendosi la porta alle spalle.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Vacanze invernali.
...
.
...
Quell'anno, nella scuola in rue de Svign, Claire Morgenstern
aveva insegnato a circa novantacinque allieve fra gli otto
e i quattordici anni, e tre delle pi grandi sarebbero partite di
li a poco per studiare da professioniste con il Ballet Russe de
Monte Carlo. Ormai erano due mesi che preparava le bambine
per lo Spectacle d'hiver, i costumi erano pronti, le giovani danzatrici
avevano imparato a interpretare i fiocchi di neve, le prugne
caramellate e i cigni, la scenografia del giardino d'inverno
era gi stata allestita. Quella settimana la locandina di Andrs
apparve in tutta la citt: la sagoma di una bambina fiocco di
neve sullo sfondo di un cielo invernale stellato, la gamba tesa
in un'arabesque, la scritta Spectacle d'hiver che si srotolava dalla
mano sollevata come la coda di una cometa. Ogni volta che
lo vedeva andando a scuola, sul muro di fronte alla Colomba
blu, alla panetteria Andrs sentiva madame Morgenstern che
diceva: Verrete, vero?
Il mercoled, la sera della prova costumi, sent che non
poteva aspettare un altro giorno per vederla. Arriv al
Sarah-Bernhardt alla solita ora, portando un grosso plum-cake per
il buffet. I corridoi brulicavano di bambine in tulle bianco
e argento; gli ondeggiarono intorno come una tormenta
di neve mentre sgusciava nell'angolo riservato al tavolino.
Con il coltello tascabile tagli il plum-cake in tantissime
fette. Un gruppo di bambine vestite da fiocchi di neve
si strinse ai lati del sipario, aspettando di entrare in scena.
Mentre prendevano posto in punta di piedi, sbirciarono con
interesse il dolce sul tavolo. Andrs sent un tecnico chiamare
il gruppo successivo di ballerine. Madame Morgenstern
Klra, come la chiamava madame Grard non si vedeva
da nessuna parte.
Osserv le bambine che intrecciavano la danza dei fiocchi
di neve. Fra loro c'era la piccola che aveva dovuto aspettare il
pap in ritardo; quando corse dietro le quinte dopo essersi esibita,
chiam Andrs e gli mostr il suo nuovo paio di occhiali,
con le stanghette di metallo flessibile che si curvavano dietro
le orecchie. Cos non le sarebbero caduti mentre ballava, spieg.
Mentre la bambina faceva una piroetta per dimostrarglielo,
Andrs sent madame Morgenstern ridere alle sue spalle.
Ah, disse lei. Gli occhiali nuovi.
Andrs si concesse di guardarla per un attimo. Era vestita
come a lezione, i capelli scuri raccolti in uno chignon sulla nuca.
Ingegnosi, disse, cercando di controllare la voce. Cos
non si tolgono pi.
Si tolgono solo quando voglio io, disse la bambina. Me
li tolgo di notte.
Certo, disse Andrs. Non volevo insinuare che li porti
sempre.
La bambina guard madame Morgenstern e alz gli occhi al
cielo, poi corse verso il tavolo del buffet, dove gli altri fiocchi
di neve stavano gi divorando il plum-cake.
Che sorpresa, esclam madame Morgenstern. Non mi
aspettavo di vedervi prima di domani.
Io lavoro qui, nel caso ve ne foste dimenticata, disse Andrs
mettendosi a braccia conserte. Sono io il responsabile
del benessere e della felicit degli artisti.
Quel dolce  opera vostra, immagino.
A quanto pare le bambine non hanno nulla in contrario.
Ma io s. Non permetto che si mangino dolci dietro le
quinte Per gli strizz l'occhio e and a prendersi un pezzo
di plum-cake. Era corposo e dorato, con la parte superiore
incastonata di mezze susine. Oh, disse. Che bont. Non
dovevate. Almeno prendetene una fetta anche voi.
Temo sarebbe poco professionale.
Madame Morgenstern rise. Mi avete preso in un momento
di gran daffare, temo. Devo mandare in scena il prossimo
gruppo di bambine. Si spazzol una pioggia di briciole dorate
dalle mani e Andrs si ritrov a immaginare il sapore delle
prugne sulle sue dita.
Scusate se vi ho disturbato, disse. Stava per aggiungere
Me ne vado, per lasciarle continuare le prove, ma poi pens
alla sua stanza vuota e alle lunghe ore che lo separavano dalla
sera dopo, all'incolmabile distesa di tempo che si sarebbe spalancata
da quel gioved in avanti, quando non avrebbe avuto
pi nessuna scusa per vederla. Alz gli occhi e la guard. Venite
a bere qualcosa con me stasera, disse.
Lei ebbe un piccolo sussulto. Oh no, bisbigli. Non posso.
Per favore, Klra, ribatt lui. Non ditemi di no, non
potrei sopportarlo.
Lei si strofin le spalle come se avesse un brivido. Andrs...
Le indic il nome di un caff, le disse l'ora. E prima che lei
potesse rifiutare di nuovo, si gir e si allontan nel corridoio,
uscendo nella bianca sera di dicembre.
Il Caf Bdouin era un locale buio, con tappezzerie di cuoio
screpolato e tende di velluto blu che ormai davano sul lavanda.
Dietro il bancone c'erano alcune bottiglie di vetro intagliato,
disposte in file polverose, reliquie di un'epoca antica del bere.
Andrs arriv un'ora prima dell'appuntamento, gi malato di
impazienza, stupito da quanto aveva fatto. Davvero l'aveva invitata
a bere qualcosa con lui? L'aveva chiamata per nome, usando
la forma confidenziale ungherese? Davvero le aveva parlato
come se ci che provava fosse accettabile, perfino corrisposto?
Che cosa si aspettava che succedesse ora? Se fosse venuta, sarebbe
stato solo per confermargli che si era comportato in maniera
sconveniente, e forse per dirgli che non poteva pi riceverlo
la domenica pomeriggio. Allo stesso tempo era certo che
lei avesse compreso i suoi sentimenti gi da settimane, sin dal
giorno in cui erano andati a pattinare al Bois de Vincennes. Era
ora di essere sinceri l'uno con l'altra; forse anche di confessarle
che era stato lui a recapitarle la lettera della madre dall'Ungheria.
Fissava la porta come per scardinarla. Ogni volta che
entrava una donna balzava in piedi. Agit l'orologio del padre
per accertarsi che non si fosse allentato nessun ingranaggio, lo
ricaric per essere sicuro che tenesse il tempo. Pass mezz'ora.
Un'ora. Era in ritardo. Guard il bicchiere di whisky vuoto e
si chiese per quanto sarebbe potuto restare seduto senza doverne
ordinare un altro. I camerieri passavano lanciandogli sguardi
solleciti. Ordin un secondo whisky e lo bevve, chino sul bicchiere.
Non si era mai sentito pi disperato o pi folle. Poi, finalmente,
la porta si apr e se la trov davanti con il cappello
rosso e il cappotto grigio aderente, trafelata, come se fosse venuta
di corsa dal teatro. Andrs salt in piedi.
Avevo paura di non trovarvi pi, disse lei, e trasse un sospiro
di sollievo. Si tolse il cappello e si infil a sedere sulla panchetta
di fronte. Portava una giacca attillata di gabardine, con
il colletto chiuso da una bella spilla d'argento a forma di arpa.
Siete in ritardo, disse Andrs, col whisky che gli ronzava
in testa come uno sciame d'api.
Le prove sono finite dieci minuti fa! Siete corso fuori senza
darmi il tempo di dirvi a che ora avrei potuto raggiungervi.
Avevo paura di sentirvi dire che non sareste venuta.
Avete ragione. Non dovrei essere qui.
Allora perch siete venuta? Allung la mano sul tavolo
per prendere la sua. Aveva le dita gelide, ma non se le lasci riscaldare.
Le tir indietro, arrossendo fino al colletto della giacca.
Il cameriere venne a prendere le ordinazioni, sperando che il
giovanotto spendesse pi soldi ora che era arrivata la sua amica.
Stavo bevendo un whisky, disse Andrs. Fatemi compagnia.
Lo bevono i divi del cinema americano.
Non sono in vena, disse lei. Ordin un Brunelle e un bicchiere
d'acqua. Non posso restare, disse, quando il cameriere
si allontan. Bevo questo e poi vado.
Devo dirvi una cosa, annunci Andrs. Ecco perch
volevo che veniste.
Di che si tratta?
A Budapest, prima di partire, ho conosciuto una donna che
si chiama Elsa Hsz.
Il viso di madame Morgenstern perse colore. Ah s? disse.
Sono stato a casa sua, in Benczur utca. Mi aveva visto in
banca cambiare i peng in franchi e voleva mandare una cassa
al figlio qui a Parigi. In casa c'era un'altra signora, pi anziana,
e anche lei mi ha chiesto di portare una cosa. Una lettera
indirizzata a C. Morgenstern in rue de Svign. Su cui non dovevo
fare domande.
Madame Morgenstern era diventata cos pallida che Andrs
temette potesse svenire. Quando il cameriere li serv un momento
dopo, lei prese il Brunelle e ne svuot mezzo bicchiere.
Credo che siate Klra Hsz, disse Andrs abbassando la
voce. O lo siate stata. E che la signora che ho conosciuto sia
vostra madre.
La bocca le trem, lo sguardo le and alla porta. Per un attimo
sembr sul punto di fuggire. Poi sprofond nella sedia, il
corpo assalito da un'immobile tensione. E va bene, ammise.
Ditemi che cosa sapete, e che cosa volete. La sua voce era
ridotta a un sussurro; sembrava soprattutto impaurita.
Io non so niente, disse Andrs, cercandole di nuovo la
mano. E non voglio niente. Volevo solo dirvi quello che 
successo. Che  davvero una strana coincidenza. E volevo informarvi
che ho conosciuto vostra madre. So che non la vedete
da anni.
E avete portato una cassa per mio nipote Jzsef? disse
lei. Gli avete parlato di questo? Di me?
Assolutamente no.
Grazie a Dio, fece lei. Non potete farlo, capito?
No, disse lui. Non capisco. Non mi ci raccapezzo. Vostra
madre mi ha chiesto di non parlare con nessuno della lettera
e io ho obbedito. Non lo sa nessuno. O quasi: l'ho mostrata
a mio fratello al ritorno da casa di vostra madre. Pensava fosse
una lettera d'amore.
Klra fece una risata triste. Una lettera d'amore! In un
certo senso  vero.
Se poteste spiegarmi che cosa sta succedendo.
 una questione privata. Mi dispiace che siate rimasto
coinvolto. Non posso contattare direttamente la mia famiglia
a Budapest e loro non possono mandarmi niente direttamente.
Jzsef non pu sapere che io sono qui. Siete certo di non avergli
detto nulla?
Certissimo, disse Andrs. Vostra madre me lo ha chiesto
espressamente.
Scusate se ne faccio un dramma. Ma  molto importante
che capiate. Sono successe cose terribili a Budapest quando ero
una ragazzina. Ora sono al sicuro, ma solo finch nessuno sa
che sono qui, o chi ero prima di venire qui.
Andrs ripet la promessa. Se il suo silenzio serviva a proteggerla,
avrebbe taciuto. Se gli avesse chiesto di firmare il giuramento
col sangue sul grigio marmo di quel tavolino, avrebbe
accostato il coltello alla mano e lo avrebbe fatto. Invece Klra
fin di bere, senza parlare, senza incontrare il suo sguardo.
Andrs guard l'arpa d'argento tremarle sulla gola.
Che aspetto aveva mia madre? chiese lei alla fine. Le
sono venuti i capelli grigi?
Sono spruzzati di grigio, disse Andrs. Portava un vestito
nero.  minuta, come voi. Le raccont qualche particolare
della visita: com'era la casa, cosa aveva detto la cognata.
Non le parl del dolore della madre, dell'espressione di insopprimibile
dolore che gli era rimasta impressa da allora; a che cosa
sarebbe servito? Ma le raccont un po' di Jzsef Hsz: che lo
aveva ospitato al suo arrivo in citt, che gli aveva dato consigli
sul Quartiere latino.
E Gyrgy? chiese lei. Il padre di Jzsef?
Vostro fratello?
Esatto, disse lei piano. Avete visto anche lui?
No, disse Andrs. Mi sono trattenuto solo un'oretta a
met giornata. Sar stato al lavoro. A giudicare dalla casa direi
che se la passa bene.
Klra si port una mano alla tempia. E dura assorbire tutte
queste notizie. Credo che per oggi basti, disse, e poi: meglio
che vada Ma quando si alz per mettersi il cappotto, vacill
e si appoggi con la mano al bordo del tavolino.
Non avete mangiato, vero? disse Andrs.
Ho bisogno di stare in un posto tranquillo.
C' un ristorante...
No, niente ristorante.
Abito qui vicino. Venite a prendere una tazza di t. Poi vi
riaccompagno a casa.
E cos si recarono nella sua soffitta, salendo le nude scale di
legno del numero 34 di rue des coles, fino alla sua stanza spoglia
e piena di spifferi. Le offr la sedia della scrivania ma lei la
rifiut. Rimase alla finestra a guardare il Collge de France in
fondo alla strada, dove di notte i clochard sedevano sempre sui
gradini, perfino quando faceva freddissimo. Ce n'era uno che
suonava l'armonica; quella musica ricordava ad Andrs le immense
praterie dei film americani che aveva visto nel minuscolo
cinema di Konyr. Mentre Klra ascoltava, Andrs accese il camino,
abbrustol qualche fetta di pane e scald l'acqua per il t.
Aveva solo un bicchiere: il barattolo della marmellata che usava
dal primo giorno che abitava l. Ma aveva qualche zolletta di
zucchero, sgraffignata dalla ciotolina della Colomba blu. Porse
il bicchiere a Klra, che gir lo zucchero nel t con il suo unico
cucchiaino. Andrs avrebbe voluto che parlasse, che gli rivelasse
il terribile segreto del suo passato, qualunque fosse. Non poteva
indovinare i dettagli della sua storia, anche se probabilmente
riguardava Elisabet; una gravidanza accidentale, un innamorato
geloso, i parenti arrabbiati, qualche vergogna inspiegabile.
Dalla finestra sconnessa penetr uno spiffero e Klra rabbrivid.
Gli porse il bicchiere del t. Bevine un po' anche tu, disse.
Prima che si raffreddi.
Andrs sent la gola stringersi dall'emozione. Klra gli aveva
parlato per la prima volta usando il familiare te invece del formale
maga. No, le disse, l'ho preparato per te. Per te:
te. Glielo offr di nuovo e lei chiuse le mani intorno alle sue. Il
liquido trem dentro il bicchiere. Klra lo prese e lo pos sul
davanzale. Poi and verso di lui, gli circond i fianchi con le
braccia e appoggi la testa bruna sotto il suo mento. Andrs alz
la mano per accarezzarle la schiena, non credendo alla propria
fortuna, temendo che quell'intimit fosse frutto della disonest,
il prodotto della sua rivelazione e delle emozioni che
le aveva suscitato. Ma mentre Klra tremava sul suo petto non
pens pi a come fossero arrivati a quel punto. Lasci scorrere
la mano sulla curva della schiena, le dita sull'architettura della
spina dorsale. La teneva cos vicina che sent il sussulto del suo
petto quando lei respir forte; un istante dopo Klra si stacc
da lui, scuotendo la testa.
Andrs sollev le braccia in segno di resa. Ma lei aveva gi
preso il cappotto dall'attaccapanni, allacciato la sciarpa al collo,
indossato la cloche rossa.
Mi dispiace, disse. Devo andare. Scusa.
La sera dopo alle sette Andrs and a vedere lo Spectacle
d'hiver. Il Sarah-Bernhardt era invaso dalle famiglie delle ballerine,
una folla garrula e ansiosa. Tutti i genitori avevano portato
alle figlie bouquet di rose ornati da nastri. I corridoi erano
addobbati con ghirlande d'abete e il teatro odorava di rose
e pino. Quel profumo sembr scuoterlo dal torpore in cui era
immerso dalla sera prima. Lei era dietro le quinte; ancora due
ore e l'avrebbe vista.
I violini cominciarono a suonare nella buca dell'orchestra e il
sipario si alz su sei bambine in tutina bianca e tut dai bordi
smerlati. Sembrava che levitassero sulle assi argentate, con movenze
oniriche e precise. Si muovono come lei, pens Andrs. Lei
aveva riversato la sua finezza, la sua fluidit in quelle bambine,
nei loro corpi ancora acerbi. Aveva la sensazione di trovarsi in
uno strano sogno; qualcosa sembrava essersi spezzato in lui la
sera prima. Non aveva idea di come comportarsi in una situazione
del genere. Nulla in vita sua lo aveva preparato a questo.
N riusciva a immaginare che cosa potesse aver pensato lei, che
cosa pensasse adesso, dopo che lui l'aveva toccata in quel modo.
Avrebbe voluto correre dietro le quinte in quell'istante e
togliersi il pensiero, a prescindere dalle conseguenze.
Ma nell'intervallo, quando sarebbe potuto davvero andare
dietro le quinte, lo assal un panico cos profondo e gelido da
lasciarlo quasi senza fiato. Scese nella toilette, si chiuse a chiave
in un gabinetto e cerc di rallentare il battito impazzito. Appoggi
la fronte sul freddo marmo della parete. Le voci degli
uomini intorno a lui ebbero un effetto calmante; erano padri,
parlavano come padri. Riusciva quasi a immaginare che fuori
avrebbe trovato suo padre ad aspettarlo. Bla il Fortunato, sebbene
parco di consigli, gli avrebbe suggerito come comportarsi.
Ma quando usc non trov nessuno ad aspettarlo; era a Parigi,
da solo, e Klra era di sopra.
Le luci sfarfallarono segnalando la fine dell'intervallo. Sal e
riprese posto proprio mentre il teatro veniva avvolto dall'oscurit.
Qualche fruscio, poi le luci azzurre dei riflettori sotto la
passerella si accesero; dalla buca dell'orchestra si levarono le
note alte e argentine dei flauti e i fiocchi di neve entrarono in
scena alla spicciolata per la loro coreografia. Andrs cap che
Klra era subito dietro il sipario a sinistra. Era lei ad aver fatto
segno ai musicisti di attaccare. Le bambine danzarono alla
perfezione e furono sostituite da bambine pi alte, e poi da altre
ancora pi alte, come se le prime fossero cresciute dietro le
quinte nei momenti in cui le luci si abbassavano. Ma alla fine
dello spettacolo uscirono tutte sul palco a fare l'inchino e chiamarono
a gran voce la loro insegnante.
Lei usc con un semplice abito nero, una dalia arancione dietro
l'orecchio, come la fanciulla di un dipinto di Mucha. Fece
la rvrence alle giovani ballerine e al pubblico. Ringrazi i
musicisti e il direttore d'orchestra. Poi spar di nuovo dietro
le quinte, lasciando che fossero le bambine a mietere la gloria
degli applausi.
Andrs si accorse che gli stava tornando il panico, lo sent
sopraggiungere a passetti da millepiedi. Prima che lo riassalisse
sgattaiol fuori dalla sua fila e corse dietro le quinte, dove
trov Klra circondata da una massa di bambine imbellettate e
in tut. Non c'era modo di avvicinarsi. Ma sembrava che lei lo
stesse cercando, o che cercasse qualcuno in particolare: faceva
scorrere lo sguardo dalle teste delle bambine agli spazi bui fra
le quinte. I suoi occhi lo superarono e tornarono su di lui per
un istante. Andrs ebbe l'impressione che il suo sorriso si fosse
spento proprio allora, ma forse s'ingannava. In ogni caso lo
aveva visto. Si tolse il cappello e lo torse fra le mani finch la
folla intorno a Klra non cominci a diradarsi. Mentre i genitori
si affrettavano dietro le quinte con i bouquet per le figlie,
si maledisse perch non aveva portato neanche un fiore. Vide
che molti genitori avevano rose anche per Klra, oltre che per
le figlie. Ne avrebbe avute una montagna da portare a casa, ma
neanche una ricevuta in dono da lui. Il padre dell'occhialuta Sophie
le aveva regalato un mazzo piuttosto voluminoso, di rose
rosse, not Andrs. La vide rifiutare cordialmente gli innumerevoli
inviti a cena per festeggiare dopo lo spettacolo; ripeteva che
era esausta e aveva bisogno di riposo. Pass quasi un'ora prima
che le bambine andassero via con le famiglie, lasciando Klra
e Andrs soli dietro il sipario. A quel punto lui aveva sformato
il cappello a furia di torcerlo. Lei aveva le braccia traboccanti
di fiori. Non poteva stringerla e nemmeno prenderle la mano.
Non dovevi aspettare, disse Klra, con un mezzo sorriso
di rimprovero.
Ti hanno regalato un sacco di rose, fu l'unica cosa che
riusc a dire lui.
Hai cenato?
Non aveva cenato, e glielo disse. Le trov un cesto nel magazzino
del trovarobe. Lo riemp e lo copr con un panno per
proteggere i fiori dal freddo. Mentre l'aiutava a infilarsi il cappotto,
ricevette un'occhiata interrogativa da Ply, il custode,
che aveva gi cominciato a spazzare la pioggia serale di paillettes
e petali di rosa. Andrs lo salut alzando il cappello e usc
con Klra dalla porta sul retro.
Lei lo prese sottobraccio e si lasci condurre in un caff imbiancato
di fresco vicino alla Bastille. Andrs ci era passato
davanti molte volte durante le sue passeggiate per Parigi; si
chiamava Aux Marocains. Sui tavoli bassi c'erano delle ciotoline
verdi con baccelli di cardamomo, e ceramiche marocchine
sulle mensole di legno alle pareti. Tutto sembrava costruito in
scala ridotta, fatto su misura per Klra. Poteva permettersi di
offrirle la cena, anche se a stento; la settimana prima aveva ricevuto
una gratifica natalizia da monsieur Novk.
Un cameriere in fez li fece accomodare spalla a spalla a un
tavolo d'angolo. C'erano pane azzimo e vino al miele, filetto
di pesce arrosto, stufato di verdure dentro un tegame di terracotta.
Mentre mangiavano parlarono dello spettacolo e di Elisabet,
che era partita con Marthe per Chamonix; parlarono del
lavoro di Andrs e dei suoi esami, che aveva superato a pieni
voti. Ma lui avvertiva costantemente il calore e i movimenti
di Klra, le loro braccia che si sfioravano. Quando lei beveva,
guardava le sue labbra toccare il bordo del bicchiere. Non riusciva
a staccare gli occhi dalla curva dei suoi seni sotto l'abito
aderente a portafoglio.
Dopo cena presero un caff forte accompagnato da minuscoli
amaretti rosa. Nessuno dei due aveva ancora accennato a quel
che era successo la sera prima: n alla conversazione sulla famiglia
di lei, n al loro abbraccio dopo. Un paio di volte gli parve
di scorgere un'ombra sul suo volto; aspett che lo rimproverasse,
che si rammaricasse di aver saputo del suo incontro con
la madre e la cognata, o gli dicesse che non aveva voluto dargli
un'impressione sbagliata. Ma lei non disse niente e Andrs cominci
a chiedersi se fingere che non fosse successo. Dopo cena
pag il conto, malgrado le proteste di Klra; l'aiut di nuovo a
infilarsi il cappotto e si avviarono verso rue de Svign. Port
il pesante cesto di fiori, pensando al ridicolo mazzo con cui si
era presentato la prima domenica a pranzo a casa sua. Com'era
ignaro di quello che stava per capitargli, com'era impreparato
a tutte le sensazioni che aveva vissuto da allora in poi: il brivido
dell'attrazione, il tormento della vicinanza le domeniche
pomeriggio, il piacere colpevole della crescente familiarit e poi
l'impensabile momento della sera prima, quando lei gli aveva
preso le mani, quando gli aveva messo le braccia intorno ai
fianchi, posando la testa sul suo petto. E ora, che cosa sarebbe
successo? La serata volgeva al termine. Mancava poco a casa
di Klra. Una leggera neve cominci a cadere mentre giravano
l'angolo della strada.
Quando arrivarono, lo sguardo di Klra si offusc di nuovo.
Si appoggi alla porta e sospir, guardando le rose. Strano, disse. Sono anni che facciamo lo spettacolo a dicembre ma
alla fine mi sento sempre cos. Come se non ci fosse pi niente
da attendere con gioia. Come se fosse finito tutto. Sorrise.
Sono un po' melodrammatica, vero?
Lui emise un lungo sospiro. Scusami se... ieri sera, cominci.
Lei lo interruppe scuotendo la testa e gli disse che non c'era
niente di cui scusarsi.
Non avrei dovuto chiederti della tua famiglia, disse lui.
Se avessi voluto parlarne, lo avresti fatto.
Probabilmente no, disse lei.  diventata un'abitudine
per me, tenere tutto segreto. Scosse di nuovo la testa e Andrs
sent tornare un ricordo della prima infanzia, della notte che
aveva trascorso nascosto nell'orto mentre il fratello Mtys era
a letto, con la febbre altissima. Avevano chiamato il medico,
gli avevano fatto gli impacchi, dato le medicine; la febbre continuava
a salire e sembravano tutti convinti che Mtys sarebbe
morto. Intanto Andrs si era nascosto fra i rami di un melo
con il suo terribile segreto: era stato lui ad attaccargli la febbre,
giocando col fratellino dopo che la madre gli aveva raccomandato
di stargli assolutamente lontano. Se Mtys fosse morto,
sarebbe stata colpa sua. Non si era mai sentito cos solo. Tocc
la spalla di Klra e la sent rabbrividire.
Hai freddo, disse.
Lei scosse la testa. Poi prese la chiave dalla borsetta e si volt
ad aprire la porta. Ma le tremava la mano e si gir di nuovo
alzando gli occhi su di lui. Andrs si chin e le sfior l'angolo
della bocca con le labbra.
Entra, disse lei. Solo un momento.
Col cuore che gli rimbombava nelle tempie, la segu dentro
casa. La prese per la vita e la attir a s. Lei lo guard con gli
occhi umidi, lui la strinse e la baci. Chiuse la porta con una
mano. L'abbracci. La baci di nuovo. Si tolse la giacca leggera,
le slacci i lucenti bottoni neri del cappotto, glielo sfil
dalle spalle. Rimase sulla porta e continu a baciarla, ancora,
e poi ancora, prima la bocca, poi il collo lungo l'orlo del vestito,
poi la scollatura. Le sciolse dalla vita il fiocco di seta nera.
Il vestito cadde formando una nera pozza ai suoi piedi e lui se
la trov davanti in sottoveste e calze rosa, con la dalia arancione
fra i capelli. Affond le dita fra le ciocche scure e la attir
a s. Lei lo baci di nuovo e gli infil le mani sotto la camicia.
Lui sent la propria voce chiamarla per nome; le accarezz di
nuovo le perle della spina dorsale, la curva dei fianchi. Lei si
sollev aderendogli addosso. Non poteva essere vero; era vero.
Salirono in camera da letto. Andrs lo avrebbe ricordato per
tutta la vita: l'ingresso impacciato dentro casa, la certezza costante
che lei ci avrebbe ripensato, l'incredulit quando l'aveva
vista sfilarsi la sottoveste da sopra la testa. La sveltezza con cui
gli aveva tolto le imbarazzanti giarrettiere, i calzini miseramente
rammendati, le mutande lise al punto da essere trasparenti. Le
curve accennate del suo corpo da danzatrice, la piega perfetta
dell'ombelico, l'ombra fra le gambe. Il fresco abbraccio del suo
letto, il letto di lei. La morbidezza della sua pelle. I suoi seni.
La certezza che sarebbe tutto finito in un lampo umiliante non
appena lei lo avesse toccato; il frenetico concentrarsi su qualsiasi
altra cosa mentre lei lo accarezzava. La parola baiser nella
mente. L'emozione incontenibile di poterla toccare. Lo choc del
calore dentro di lei. Sarebbe potuto finire tutto in quel momento
la citt di Parigi, il mondo, l'universo e non gli sarebbe
importato, sarebbe morto felice, non avrebbe potuto trovare
paradiso pi sconfinato o carico di luce.
Dopo rimasero a letto e lui guard il soffitto, il disegno stampato
a fiori e foglie. Klra si gir sul fianco e gli pos una mano
sul petto. Una voluttuosa sonnolenza inchiodava Andrs al
materasso, la sua testa al cuscino. Aveva il profumo di lei fra i
capelli, sulle mani, dappertutto.
Klra, disse. Sono morto? Sei ancora qui?
Sono ancora qui, disse lei. Non sei morto.
E adesso che cosa facciamo?
Niente. Restiamo un pochino a letto.
Va bene, disse lui e non si mosse.
Dopo qualche minuto Klra gli tolse la mano dal petto, si scost,
scese dal letto e and in corridoio. Passato un attimo Andrs
sent il fragore dell'acqua corrente, il ruggito e il sibilo sommesso
di uno scaldabagno. Klra riapparve sulla porta in vestaglia.
Vieni a fare un bagno, gli disse.
Non ci fu bisogno di convincerlo. La segu nel bagno con le
piastrelle bianche, con l'acqua fumante nella vasca di porcellana.
Klra lasci cadere la vestaglia e si immerse mentre lui la
osservava ammutolito. Sarebbe potuto restare li tutta la notte
a guardarla fare il bagno. La sua immagine gli si impresse nella
retina: i seni piccoli e alti; le ali gemelle dei fianchi; la liscia
pianura della pancia. E ora, alla luce elettrica del bagno, vide
una cosa che prima non aveva notato: una cicatrice a mezza luna
con i punti sbiaditi, proprio sul triangolo scuro del pube. Si
sporse a toccarla. Le pass la mano sulla pancia, fino alla cicatrice,
e l'accarezz con le dita.
 stato un parto difficile, disse Klra. Alla fine, ho
dovuto fare il cesareo. Elisabet era al di sopra delle mie forze,
anche allora.
Andrs vide Klra a quindici anni, che si contorceva su un
tavolo di metallo. L'immagine lo invest come un treno. Sent
le ginocchia liquefarsi e dovette sorreggersi alla parete.
Entra, disse lei e gli diede la mano. Lui si arrampic e
sprofond nell'acqua. Klra prese la spugna e lo lav da capo a
piedi; si vers in mano lo shampoo e glielo massaggi sulla cute.
Poi fecero di nuovo l'amore, lentamente, nella vasca, e lei
gli mostr come toccarla e lui concluse che la sua vita era finita,
che non avrebbe mai voluto fare altro per il resto dei suoi giorni.
Poi la lav, come lei aveva lavato lui, centimetro per centimetro,
e infine barcollarono a letto.
Nulla in vita sua lo aveva preparato all'idea di poter trascorrere
le giornate come loro trascorsero i dieci giorni successivi.
In seguito, nei momenti pi bui degli anni a venire, sarebbe tornato
sovente col pensiero a quei giorni, ricordando a se stesso
che se fosse morto, e la morte lo avesse condotto nel suo silenzio
informe anzich verso un'altra esistenza pi radiosa, nulla
gli avrebbe potuto togliere il fatto di aver vissuto quei giorni
con Klra Morgenstern.
La pice di Brecht era sospesa per le vacanze; Elisabet sarebbe
rimasta a Chamonix fino al 2 gennaio. La scuola di danza era
chiusa; le lezioni sarebbero riprese con l'anno nuovo; gli amici
di Andrs erano tornati a casa per tutto il periodo. La signora
Apfel era andata in campagna dalla nuora a Aix-en-Provence.
Non erano pi spuntati nemmeno manifesti che annunciavano le
riunioni delle associazioni antiebraiche. A ogni ora del giorno
le strade brulicavano di gente che faceva compere o si recava a
qualche festa. Klra era stata invitata a cinque o sei, ma cancell
tutti gli impegni. Andrs torn nella sua gelida soffitta a prendere
qualche vestito di ricambio e gli album da disegno, chiuse
a chiave la porta e si trasfer armi e bagagli in rue de Svign.
Andarono in spedizione a caccia di provviste: patate per le
frittelle, pollo arrosto freddo, pane, formaggio, vino, una torta
zeppa di uvetta. In un negozio di musica in rue Montmartre
comprarono dischi a cinque franchi l'uno, commedie musicali,
jazz americano e musica per balletto. Con le braccia piene e le
tasche vuote, tornarono nell'appartamento di Klra e iniziarono
la convivenza. Hanukkah cominciava quella sera. Prepararono
le frittelle di patate, riempiendo la cucina di un odore intenso
di olio caldo, e accesero le candele. Fecero l'amore in cucina
e in camera da letto e una volta, con qualche difficolt, per
le scale. Il giorno dopo andarono a pattinare sull'altro stagno
ghiacciato, quello del Bois de Boulogne, dove non avrebbero
rischiato di incontrare qualcuno che li conosceva. I pattinatori
nel parco vestivano abiti coloratissimi nel pomeriggio grigio;
c'era una zona ben precisa al centro della pista dove i pi bravi
eseguivano piroette. Andrs e Klra pattinarono finch non
ebbero le labbra livide di freddo. Ogni sera facevano il bagno
insieme; ogni mattina si svegliavano e facevano l'amore. Andrs
si costru una cultura impressionante sui modi in cui un essere
umano pu provare piacere. Di notte si svegliava e pensava a
Klra, non gli sembrava vero di potersi girare e rannicchiarsi
addosso a lei. La stup con la sua sapienza culinaria, acquisita
osservando sua madre. Sapeva cucinare le palacsinta, sottili
frittelle farcite di cioccolata o marmellata; sapeva cucinare le
papriks burgonya e gli sptzle, il cavolo rosso con i semi di cumino.
Si concedevano lunghe e meravigliose dormite pomeridiane.
Facevano l'amore a met giornata sul letto bianco di Klra
mentre fuori cadeva una pioggia gelida. Facevano l'amore di
sera nella scuola di danza, sui tappeti trascinati gi dal piano
di sopra. Una volta, tornando da un caff, fecero l'amore contro
il muro di un vicolo.
Festeggiarono la notte di Capodanno alla Bastille, con migliaia
di altri parigini esultanti. Poi bevvero una bottiglia di champagne
in salotto e consumarono un banchetto a base di pat freddo,
pane, formaggio e comichons. Nessuno dei due voleva andare a
dormire, sapendo che l'indomani sarebbe stato l'ultimo di una
serie di giorni irripetibili. Quando spunt l'alba, invece di andare
a letto si misero cappotto e cappello e uscirono a passeggiare
lungo il fiume. Il sole gettava la sua luce dorata sui contrafforti
di Notre-Dame; le strade brulicavano di taxi che riportavano a
casa i nottambuli assonnati. Sedettero sulla panchina di un giardino
spoglio sulla punta est dell'Ile Saint-Louis e si baciarono le
mani ghiacciate l'uno con l'altra, e Andrs ripesc dalla mente
una poesia di Marot imparata dal professor Vago:
D'Anne qui luy jecta de la neige
Anne (par jeu) me jecta de la neige,
Que je cuidoys froide certainement:
Mais c'estoit feu, l'experience en ay je,
Car embras je fuz soubdainement.
Puis que le feu loge secretement
Dedans la neige, o trouveray je place
Pour n'ardre point? Anne, ta seule grace
Estaindre peult le feu, que je sens bien,
Non point par eau, par neige, ne par giace,
Mais par sentir un feu pareil au mien.
E quando lei critic il suo francese del Cinquecento dopo
una notte d'insonnia e alcol, lui gliene sussurr un'altra versione
all'orecchio, la traduzione ungherese all'impronta del focoso
scambio fra il poeta Marot e la fidanzata: per gioco Anne
gli tir la neve, ed era fredda, naturalmente. Ma lui sent solo
caldo, perch si ritrov fra le sue braccia. Se il fuoco abitava
segretamente nella neve, come poteva non bruciarsi? Solo la
clemenza di Anne era in grado di controllare la fiamma. Non
con l'acqua, la neve o il ghiaccio, ma con un fuoco pari al suo.
Quando Andrs si svegli quel pomeriggio, Klra dormiva
profondamente accanto a lui, con i capelli aggrovigliati sul cuscino.
Si alz, si infil i pantaloni, si lav il viso. La testa gli pulsava.
Pul i resti del picnic della sera prima in salotto, prepar
il caff in cucina, ne bevve lentamente una tazza e si massaggi
le tempie. Avrebbe voluto che Klra si alzasse, che gli facesse
compagnia, ma non voleva svegliarla. Cos si riemp di nuovo
la tazza e gir per l'appartamento da solo. Attravers la sala
da pranzo vuota, dove avevano mangiato insieme per la prima
volta; attravers il salotto, dove l'aveva vista per la prima volta.
Rimir il bagno col miracoloso apparecchio per riscaldare
l'acqua, dove avevano trascorso lunghe ore nella vasca. Infine,
in corridoio, si ferm davanti alla stanza di Elisabet. L'esplorazione
della casa non li aveva mai condotti l, ma adesso apr
la porta. La stanza di Elisabet era incredibilmente ordinata; gli
abiti erano appesi mollemente in fila nell'armadio aperto. Sotto
erano allineate due paia di scarpe marrone: color caramello a
sinistra, color testa di moro a destra. Sul com c'era un carillon
di legno con dei tulipani dipinti sul coperchio. Un pettine d'argento
era piantato fra le setole di una spazzola d'argento. Una
boccetta vuota di profumo mandava bagliori giallo-verdi. Apr
il primo cassetto del com: mutandine e reggiseni di cotone grigiastro.
Qualche fazzoletto. Qualche logoro nastro per capelli.
Un regolo spezzato. Un tubetto di resina epossidica spremuto
fino alla punta. Sei sigarette legate da una strisciolina di carta.
Chiuse il cassetto e sedette sulla seggiolina di legno accanto
al letto. Guard il copriletto giallo, la bambola di pezza che vegliava
sulla stanza silenziosa, e pens a come si sarebbe infuriata
Elisabet se avesse saputo ci che era avvenuto in sua assenza.
Quel pensiero gli suscit un leggero senso di trionfo, ma anche
un po' di paura; sapeva che se Elisabet lo avesse scoperto non
lo avrebbe tollerato. Andrs non aveva idea di quale effetto potesse
avere la sua collera sulla madre, ma sapeva come minimo
che il legame fra Klra ed Elisabet era assai pi forte del tenue
legame con lui. La cicatrice sulla pancia glielo ricordava ogni
volta che facevano l'amore.
Si gir, usc dalla piccola stanza e and da Klra che dormiva
ancora sul letto sfatto. Si era rannicchiata sul cuscino di Andrs.
Era nuda, con la trapunta attorcigliata intorno alle gambe.
Nell'argentea luce nordica di quel pomeriggio invernale, le
vide le rughe sottili agli angoli degli occhi, i lievi segni dell'et.
L'amava, la desiderava, si sent di nuovo infiammare vedendola.
Sapeva che avrebbe dato la vita per proteggerla. Avrebbe
voluto portarla a Budapest e sanare la terribile ferita che le
era stata inferta l, vederla camminare nel salotto della casa in
Benczur utca e posarle le mani nelle mani della madre. Gli bruciarono
gli occhi al pensiero di essere soltanto uno studente di
ventidue anni, incapace di fare qualcosa di concreto per lei. La
vita che avevano trascorso in quei dieci giorni non era la vita
reale. Non avevano lavorato, non si erano presi cura di nessuno
tranne che di se stessi, il denaro non era quasi servito. Ma
il denaro era un problema che non gli dava pace. Gli ci sarebbero
voluti anni per arrivare a un reddito fisso. Se i suoi studi
fossero andati come previsto, avrebbe impiegato quattro anni
e mezzo a diventare architetto. Ed era gi abbastanza adulto e
reduce da tante difficolt per sapere che raramente le cose andavano
secondo i piani.
Le tocc la spalla. Klra apr gli occhi grigi e lo guard. Che
cosa c'? chiese. Si tir su dal letto e si copr con la trapunta.
Che cosa  successo?
Niente, disse lui, sedendosi al suo fianco. Stavo solo
pensando a quello che succeder poi.
Oh, Andrs, sospir lei e sorrise assonnata. Ti prego.
Non mi va proprio di parlarne in questo momento.
Era andata sempre cos nei giorni precedenti, appena uno
dei due sfiorava l'argomento; cos lo avevano accantonato, lo
avevano lasciato stare mentre si perdevano in una nuova girandola
di piaceri. Non era difficile; le loro vite erano diventate
assai meno reali di quella che conducevano insieme in rue de
Svign. Ma ormai il tempo stringeva. Non potevano pi evitare
l'argomento.
Abbiamo altre sei ore, disse lui. Poi le nostre vite ricominceranno.
Lei lo circond con le braccia. Lo so.
Voglio condividere tutto con te, non solo sei ore, disse
lui. Una vita vera. Dio mi aiuti! Ti voglio accanto la notte,
ogni notte. Voglio un figlio da te. Non aveva ancora espresso
quei desideri ad alta voce; sent il sangue affluire alla pelle
mentre parlava.
Klra rimase zitta per un lungo istante. Lasci cadere le braccia,
si abbandon sui cuscini, gli prese la mano. Io ho gi una
figlia, disse.
Elisabet non  pi una bambina. Eppure quelle scarpe in
fondo all'armadio. Il carillon sul com. Le sigarette nascoste.
 mia figlia, disse Klra. Ho vissuto per lei negli ultimi
sedici anni. Non posso cominciare un'altra vita come se
niente fosse.
Lo so. Ma non posso nemmeno rinunciare a vederti.
Forse sarebbe meglio, disse lei e distolse lo sguardo. Parlava
con un filo di voce. Forse sarebbe meglio accontentarci di
quello che abbiamo avuto. Le nostre vite potrebbero sciuparlo.
Ma cosa sarebbe stata la vita senza di lei, ora che sapeva
com'era la vita assieme a lei? Avrebbe voluto piangere, o prenderla
per le spalle e scuoterla.  questo che hai sempre pensato? le chiese. Che era solo un passatempo? Che sarebbe
finito una volta ripresa la solita vita?
Non pensavo al dopo, disse lei. Non volevo. Ma dobbiamo
pensarci adesso.
Andrs si alz dal letto, prese la camicia e i pantaloni dalla
sedia. Non riusciva a guardarla. A che serve? disse. Tanto
hai gi deciso che  impossibile.
Ti prego, Andrs, disse lei. Non andartene.
Perch no?
Non essere arrabbiato con me. Non lasciarmi cos.
Non sono arrabbiato, disse lui. Ma fin di vestirsi, recuper
la valigia da sotto il letto e cominci a riempirla con i pochi
vestiti che aveva portato da rue des coles.
Ci sono cose che non sai di me, disse lei. Cose che potrebbero
spaventarti, o cambiare i tuoi sentimenti.
Esatto, ribatt lui. E ci sono un sacco di cose che tu
non sai di me. Ma tanto adesso che importa?
Non essere crudele, disse lei. Sono infelice quanto te.
Avrebbe voluto credere che fosse vero, ma non poteva; si era
aperto completamente con lei e lei si era allontanata. Mise le
ultime cose in valigia e chiuse le serrature, poi and in corridoio
e prese il cappotto dall'attaccapanni. Klra lo segu, scalza,
con le spalle nude, avvolta nel lenzuolo come una statua greca.
Lui si abbotton il cappotto. Non riusciva a credere d'essere
sul punto di scendere le scale e uscire da quella porta senza sapere
quando l'avrebbe rivista. Le pos una mano sul braccio.
Le tocc la spalla. Tir un lembo del lenzuolo facendolo cadere.
Nel corridoio in penombra Klra rimase nuda di fronte a
lui. Non sopportava di guardarla, non sopportava di toccarla o
baciarla. E cos fece quello che un momento prima gli era parso
inconcepibile: scese le scale, sotto lo sguardo di tutte quelle
piccole danzatrici in costume etereo, apr la porta e se ne and.
...
.
...
FINE parte 1.